• © Salvatore Delle Femmine
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Scatti è giunto al suo 13° appuntamento con la ricerca di Salvatore Delle Femmine. Promosso e ospitato da Marsèll Paradise Milano il progetto è dedicato a dei fotografi italiani e stranieri che si relazionano con il tessuto urbano milanese.
Dopo le passate edizioni che hanno visto le proposte di Alan MaglioClaudia DifraSombrero TwistArianna ArcaraMara PalenaPetra ValentiMarta MarinottiShyla NicodemiFrancesco VillaAlessio CostantinoFrancesco Dolfo e Alessandro Mitola gli spazi di Via Privata Rezia ospita il progetto di Salvatore Delle Femmine The Burning Culture: Un viaggio attraverso la cultura sotterranea, che emerge dal basso e si erige ad essenziale rimedio ai lampanti sintomi dell’alienazione contemporanea. Un crogiolo bollente che si nutre di un’ardente, incontenibile, appassionata fiamma.”

ATP: Quali sono le tue fonti d’ispirazione?

Salvatore Delle Femmine: Tutto ciò che mi circonda è di mio interesse, dal punto di vista fotografico uno dei miei punti di riferimento è la fotografa americana Susan Meiselas, ma le mie origini culturali sono molto precise: sono cresciuto nell’ambiente musicale/artistico napoletano contemporaneo, il che comprende tutto da Hermann Nitsch agli Almanegretta. Ho sempre documentato con foto, video e suoni.
Nei miei momenti di ricreazione tipici mi sposto tra musei e concerti e cerco di trovare dei punti di connessione.

ATP: Come racconteresti la tua ricerca fotografica?

SDF: La descriverei come una visione ardente della realtà.
Le mie immagini sono un luogo, una data, un’emozione, cerco di trovare una chiave di lettura che interpreti il posto in cui mi trovo, per raccontare una storia.

ATP: Sei più interessato a catturare l’istante o la durata intrinseca all’immagine?

SDF: Dipende tutto dal contesto e dalla situazione, dal rapporto che si instaura con la persona o il luogo, l’oggetto che ho davanti all’obiettivo. In linea di massima, credo di essere focalizzato sull’istante che accende la fiamma e poi in base alla situazione, ci si adatta.

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ATP: Quando lavori a un progetto espositivo, solitamente cosa segui per scegliere le immagini? Qual è il filo conduttore?

SDF: Quando riguardo tutte le immagini escono fuori dei temi e dei pensieri. Per favorire questo processo predispongo tutte le foto su una parete e inizio a contestualizzarle e ordinarle in base a macro temi che mi permettano di creare delle storie parallele. Cerco di mantenere un confronto continuo, allontanandomi a volte il più possibile dal progetto, ma solo per poi rigettarmi a capofitto in esso.

ATP: In merito all’appuntamento da Marsèll Paradise, SCATTI, cosa racconti con la tua sequenza di immagini?

SDF: La selezione che ho proposto a Marséll fa parte di un progetto nato due anni fa a Milano.
Racconta una Milano fatta di momenti magici e contorti che prendono vita in posti della città che sono in pieno fermento. Mi interessano gli spazi in cui il tempo sembra fermarsi, i contesti in cui si sviluppano idee e movimenti che fungono da ripari all’alienazione contemporanea dettata da una società capitalista. Prediligo la pellicola, perché mi permette di concentrarmi molto di più sul singolo scatto, avendo già un’idea di selezione in mente. Una raccolta più vasta delle foto è racchiusa in una fanzine nata in collaborazione con Press Press, un progetto editoriale e studio di stampa.

ATP: Progetti futuri?

SDF: Continuerò a scattare. Al momento sto lavorando ad un progetto (forse si chiamerà Montenapoleone), un reportage fotografico nel pieno centro di Milano e in parallelo sto finalizzando un’installazione audiovisiva per una mostra all’estero. Per il resto continuerò a produrre video nel mondo della moda e dedicarmi ad altri progetti e collaborazioni.

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