Daria Tommasi Poodle in the sky – COVER

Daria Tommasi

A poodle in the sky, 2018
18×24 cm; stampa risograph a 2 colori, blu e rosa
Fluorescente; carta usomano 160 gr; 8 pagine; 40 copie

I barboncini sono i protagonisti di questa fanzine, checontiene una breve storia a fumetti a proposito di un salone di bellezza gender-free dove ciascuno può trovare il modo di esprimere al meglio il proprio stile e la propria personalità.

La stampa risograph a due colori viene usata per renderevolumi e morbidezze, e trova massima espressione nelle pagine centrali dove la doppia pagina ospita la riproduzione del dipinto di un cielo pieno di nuvole, le cui forme richiamano le silhouettes di piccoli cani. Qui il gioco di trasparenze e sovrapposizioni restituisce graficamente le sfumature del dipinto, arricchito dalle vibrazioni fluorescenti dell’inchiostro di colore rosa come un cielo al tramonto.

Nel 2018 la fanzine è stata selezionata dal contest ZineVitrine#4 della Galleria Dobravaga di Lubiana (SLO).

Daria Tommasi – Aves

Daria Tommasi

Aves, 2018
16,5×24 cm; copertina a colori 240 gr;
pagine interne stampate in bianco e nero su carta patinata 160 gr;
16 pagine; 44 copie

Questa pubblicazione raccoglie una serie di disegniprovenienti da diversi sketchbook, aventi per soggetto ritratti femminili ispirati alle dee-uccello della Preistoria.
I giochi di parole che nel linguaggio colloquiale appellano il genere femminile come “pollastrella”, “oca giuliva”, “vecchia gallina” vengono reinterpretati, ribaltando gli stereotipi di genere e dando una rappresentazione di personalità sfaccettate e padrone di sè.

La stampa fine-art nobilita i disegni abbozzati, caratterizzati dalla freschezza del tratto che ferma sulla carta l’intuizione veloce di un pensiero.

Chiara Pergola
Chiara Pergola

Chiara Pergola

2011
Format:  30×26 cm.
Material: carta patinata opaca
Structure: fogli liberi

Edition: come tutte le edizioni X/? ogni copia è siglata e contrassegnata con il numero dell’esemplare (X) di una tiratura indeterminata (?).

REALIZZATI è un lavoro di rielaborazione delle pagine di una nota rivista, allegata ad una delle principali testate giornalistiche italiane. Si tratta di interventi minimi, di progressivi slittamenti di significato, attraverso i quali si costruisce un’altra storia, o forse si rende solo più evidente quella già in nuce nella pubblicazione originaria. Gli interventi sono realizzati su immagini pubblicitarie, sui testi degli articoli o sulle fotografie, in modo mimetico, per ingaggiare una specie di caccia al tesoro alla ricerca di una struttura parallela. Pagine a colori si alternano a pagine in bianco e nero, in modo da costruire due livelli narrativi: nelle pagine a colori, c i personaggi fotografati della rivista si esprimono in modo diretto attraverso fumetti fornendo una chiave di lettura per interpretare anche gli altri interventi più minimali, nascosti nelle pagine in bianco e nero. Questa alternanza corrisponde anche ad una riflessione e rivisitazione in chiave contemporanea di una pratica diffusa tra le artiste attive negli anni ’70, che spesso costruivano e decostruivano tramite fotoromanzi o fumetti il discorso della cultura popolare dominante. Mentre nelle immagini legate agli anni ’70 è il bianco e nero a dominare, qui il filo conduttore è dato dall’immagine patinata a colori, per continuare il discorso (“continua à è il richiamo ricorrente a fondo pagina).

La pubblicazione è stata oggetto di una vicenda editoriale di cui si può leggere in: Pagine da unbestiario fantastico (E’ permesso?) Juliet n. 153, giugno – luglio 2011.

Eleonora Luccarini – I don’t know who he is but he seems very polite – Detail

Eleonora Luccarini

I don’t know who he is but he seems very polite, 2019,
Installazione – Legno, carboncino
200x45x34cm

Decostruzione dell’immagine di un gattino trovata sul web e della didascalia “I don’t know who he is but he seems very polite”.Se originariamente il rapporto tra testo e immagine è imprescindibile per poter creare uno scarto umoristico o suscitare tenerezza, il lavoro mette in luce esclusivamente il testo eliminando la diretta connessione con l’immagine. L’intento è appesantire la parola scritta attraverso una concretezza ottenuta utilizzando due materiali organici e tradizionali quali il legno e il carboncino.

In particolare la frase è trattata come statement isolato, per enfatizzare l’ambiguità che l’ironia e la tenerezza iniziali in parte oscurano.
La vulnerabilità, debolezza, innocenza e infantilità che suggerisce l’immagine di un gattino vengono giudicate da un osservatore esterno come sinonimi di possibile buona educazione, quindi rassicuranti, meritevoli e controllabili. Inoltre da ciò che nel presente sembra gentile viene negata la potenzialità dell’atto sovversivo, il pregiudizio dell’osservatore è una fede cieca in una totale immunità dalla ribellione, in particolare quella che riposiziona la vulnerabilità come punto di forza.

Eleonora Luccarini – I don’t know who he is but he seems very polite

#ATPreplica 1 — Saverio Bonato, Calori&Maillard, Ottavia Plazza, Marco Schiavone e Studio Natale – Simone Cametti

#ATPreplica 2 — Franco Ariaudo, Banane Fanzine, Davide Bertocchi, Luca Staccioli

#ATPreplica 3 — Eleonora Luccarini e Sathyan Rizzo, Giulia Liberti, ALMARE, Die Furlani-Gobbi Sammlung

#ATPreplica 4 — Guglielmo Castelli, Fabio Ranzolin, Davide Sgambaro e Ivana Spinelli

#ATPreplica 5 — Valerio Veneruso, Thomas Berra, Matteo Gatti e Sonia D’Alto

#ATPreplica 6 — Marco Schiavone, Gianandrea Poletta, Elena Radice e Melissa Ghidini

#ATPreplica 7 — Irene Fenara, Vincenzo Simone, Anna Elena Paraboschi e Caterina Morigi