Guglielmo Castelli

GUGLIELMO CASTELLI

“Sono alcuni movimenti d’animo detti affezione, come ira, dolore, gaudio e timore, desiderio e simili. Altri sono movimenti de’ corpi. Muovonsi i corpi in più modi, crescendo, discrescendo, infermandosi, guarendo e mutandosi da luogo a luogo. Ma noi dipintori, i quali vogliamo coi movimenti delle membra mostrare i movimenti dell’animo, solo riferiamo di quel movimento si fa mutando el luogo”

“Selezione di attriti corporali”, 2019
oil on paper, 31,5 x 23 cm

Arte prodotto di un cervello seduttivo – Fabio Ranzolin – 2016

FABIO RANZOLIN

Dedicato
ai pensieri sommersi,
ai guizzi di lucidità, ai ricordi recisi, alle parole non dette, alle frasi non terminate, ai discorsi sconnessi,
ai desideri inespressi, all’infanzia dimenticata,
alla smemorata ragione, all’inevitabile silenzio
e alla primavera, ormai, finita.

OPS! nasce nel 2016 durante la mostra personale I’ve Fallen From Grace curata da Massimiliano Schiozzi a Trieste. La protagonista del libro è la Signora Dalma, nonna dell’artista, che proprio in quel periodo stava morendo. OPS! presenta fotografie d’archivio, citazioni e aneddoti che tentano di dare logica ai pensieri malati d’Alzheimer.

Arte: prodotto di un cervello seduttivo è una tesi di laurea. Essa è suddivisa in due parti Fondamenta e Motivazioni, da nove capitoli e da trentaquattro paragrafi. La tesi nasce nel 2016 e si tratta di una ricerca sull’attività neurale e gli adattamenti comportamentali che hanno portato la specie umana ad evolvere atteggiamenti artistici, pensieri creativi, linguaggio e rituali. Quando manteniamo un’ottica evoluzionista il nostro modo di concepire il mondo che ci circonda si modifica esponenzialmente. Osservare le altre specie e compararle alla specie ominide attuale ci permette di notare differenze e somiglianze, forse prima inaspettate. La presenza dell’arte nella specie umana è dunque un segno distintivo e di svolta nella storia evolutiva del pianeta e un traguardo formidabile nella storia precipuamente umana. La tesi si orienta su un approccio di tipo Darwiniano, esponendo le più recenti ricerche di neuro scienziat* e psicologi/psicologhe evoluzionist*.
Gran parte della storia dell’arte e della filosofia estetica non considera l’adattamento artistico/creativo come un processo biologico evolutivo, Arte: prodotto di un cervello seduttivo tenta pertanto di trovare un senso, il più possibile convincente, su come mai da circa 40.000 anni i nostri e le nostre progenitori/progenitrici hanno deciso di dedicare parte del loro tempo e delle loro risorse a imparare vocaboli più del necessario, intonare frasi, comporre suoni, adornarsi il corpo, danzare, decorare spazi e produrre immagini e oggetti non solo per la loro funzionalità, ma ricercando un senso di bellezza in continuo mutamento. Tutti questi comportamenti non sono banali. La ricerca quindi non spiega cos’è l’arte, ma prende in esame le origini e le motivazioni che hanno portato ad evolvere l’arte come un adattamento biologico e universale a tutte le etnie. 
All’interno della tesi sono state inserite settantuno opere d’arte contemporanee (danza, arti visive, teatro, cinema, fotografia e alta moda) che hanno il solo obbiettivo di fornire input visivi a sostegno dell’argomento: a volte sono esplicativi, altre volte sono evocativi. Le opere sono inserite in una fascia temporale che va dal 1909 al 2015.

Fra ieri, oggi e domani scriviamo la nostra storia nel caldo abbraccio delle necessità evolutive.

DAVIDE SGAMBARO

Il lavoro di Davide Sgambaro cerca di indagare quelle fratture dell’esistenza umana che costituiscono l’archivio elementare di ogni narrazione. Insieme alla realtà fenomenica, Sgambaro guarda all’eterogenea esperienza letteraria postmoderna, concepita, in questo frangente, come elaborazione complessa e problematica della materia concettuale. Le storie vengono narrativizzate mediante l’utilizzo di mezzi ed elementi disparati, materializzandosi in forme sostanzialmente precarie. La questione della forma si relaziona alla pratica del gioco, quale elemento ambiguo e in perfetta antitesi con il suo essere più intrinseco. Una relazione molteplice con i materiali e con il pubblico che si pone necessariamente fuori dal tempo quantificabile e dentro lo spazio del pensiero.
Vincenzo Estremo

Agio è un progetto del 2014 che riflette su alcuni aspetti ludici dei confini personali, sulle fasi liminali comprendendo la disciplina semiologica della prossemica.
Secondo la definizione di Agamben: “nome proprio di questo spazio irrappresentabile […] lo spazio accanto (ad jacens, adjacentia), il luogo vuoto per cui è possibile per ciascuno muoversi liberamente, in una costellazione semantica in cui la prossimità spaziale confina col tempo opportuno (ad-agio, aver agio) e la comodità con la giusta relazione”. (Agamben, Giorgio, L’uomo senza contenuto, Quodlibet, Macerata, 2013)

Agio quindi è uno spazio personale nel quale interagire con se stessi, un confine dentro il quale non apparire (e non appartenersi) per poter sperimentare esperienze che rasentino l’assurdo.
Ho misurato la lunghezza delle mie membra sporgenti al corpo e le ho sommate alla mia altezza ottenendo così una misura (4,64 m) che è diventata la lunghezza del lato di un quadrato tracciato a terra con del nastro bianco. Questa misura viene ritenuta dalla semiologia prossemica dentro la sfera della “distanza pubblica”, ovvero dove all’individuo è permesso di difendersi e di tentare la fuga in caso di pericolo.

In questo periodo ho vissuto dentro al quadrato circa 64 ore durante le quali ho tentato di eseguire varie tipologie di azioni: alcune tendenti all’assurdo incombendo inevitabilmente nel fallimento, altre invece vere e proprie prove fisiche e nuovi esperimenti sul corpo.
Nel perimetro infatti si presentano le tre fasi del rito liminale: la fase pre-liminale della separazione (da tutto ciò esterno al quadrato); la fase liminale di transizione (ciò che succede all’interno del perimetro); ed infine la fase postliminale (ovvero la reintegrazione nel mondo).
Ho deciso di presentare il processo attraverso il medium del libro d’artista che vuole apparire come una sorta di libretto di istruzioni su azioni che ricercano il raggiungimento di esperienze, un mantra potenzialmente infinito, un rito finalizzato alla perdita di coscienza di un “Io” costruito per la riscoperta di un “Sé” spontaneo. In alcune situazioni espositive Agio è infatti stato performato con tutte le variazioni del caso dipendentemente dal performer in scena.

Ivana Spinelli

IVANA SPINELLI

Minimum è un libro che contiene dati e informazioni che ho raccolto per poi trasformarli in sculture, disegni e performance; a loro volta documentati in una sezione fotografica in fondo al libro.
È un libro ma anche un luogo, un corpo, una presenza che si rivela quando la apri.

Sono sempre tentata di fare solo libri o progetti cartacei, pieghevoli, edizioni, teatrini, comporre immagini e parole, smontarle, ricucirle, esporle, disporle. Così per Minimum pensavo da tempo a una grande raccolta, un filo ambiziosa, di tutte le leggi sul salario minimo nel mondo: ho cercato e studiato materiale per un anno almeno, e mentre nel computer esondavano i file e in studio aumentava la carta, si impilavano altri libri, stampavo e ridisegnavo grafici, mi sono accorta di come certe sagome e parole cercassero uno spazio aldilà della pagina, fino a invadere la stanza, come La Zattera (salario minimo contro livello di povertà), una scultura di legno, colore, lamiera e cartone, che è un altro corpo con cui relazionarsi, o le bandiere con il Contratto Nazionale del Tessile tradotto in otto lingue diverse.

Allora il libro è come un contenitore di connessioni che se lo apri diventa la zattera e ti porta sulle onde da un paese e l’altro, dove si producono le cose, dal linguaggio legislativo a quello dell’arte, dalla filosofia del linguaggio, alla critica. Perchè bisogna guardare le cose con lucidità, e gli specialisti lo fanno, ma anche muoversi continuamente, secondo me. Incontrarsi. Perdersi. Salvarsi insieme.

Penso che Minimum sia uno dei miei lavori più rigorosi ma anche quello dove le visioni si richiamano a vicenda, i punti di vista si fissano e poi si moltiplicano, e dalle parole scritte si passa alla vibrazione della voce, che in due diverse performance ha incarnato i testi. Come sempre. Torno al corpo, vissuto, codificato, scritto, tradito. E torna il libro. Loop.

italiano/inglese + cinese, indonesiano, indiano, bengalese, arabo, turco, rumeno, portoghese
73 pagine (22x31cm) + 24 pagine (17x24cm), 31 immagini c., colori,
copertina con bandelle, stampato in Italia, edizione indipendente Gallleriapiù, Aprile 2017

#ATPreplica 1

#ATPreplica 2

#ATPreplica 3