MARCO SCHIAVONE Titolo: “Uno spazio banale e inutile, che come tanti non avrebbe davvero nessuna ragione di esistere”
MARCO SCHIAVONE Titolo: “Uno spazio banale e inutile, che come tanti non avrebbe davvero nessuna ragione di esistere”

MARCO SCHIAVONE
Titolo: “Uno spazio banale e inutile, che come tanti non avrebbe davvero nessuna ragione di esistere”


” Lo spazio banale e inutile del titolo non ha senso di esistere per la sua fisicità, esso infatti fisicamente non c’è più. L’immagine dello spazio inutile ha senso di esistere invece per concederci l’opportunità di ricollocarci in un luogo. 
E non intendo lo spazio ricostruito di un’operazione site-specific che prende forma da un’esplorazione delle località leccesi ma lo spazio stesso dell’esposizione. Le colonne portanti e la forma del luogo dell’esposizione prendono una forma sottesa, leggera, che ci permettere di riconoscere la nostra presenza. Credo che stia in questo slittamento volatile la forza del lavoro.  Il permesso di aprirsi a diversi punti di vista, interagire con un luogo che non manifesta per davvero la sua neutralità.
E la lunga distesa di fotografia ci lascia ruotare su noi stessi, anche un po’ impazienti. Siamo davvero quindi convinti che quel luogo abbia cessato di esistere?
A mio dire, la risposta è sempre no. L’immagine è residuale, lascia la traccia di uno scenario più ampio.” -Lisa Andreani


Questa pubblicazione è un archivio di immagini e disegni che mi hanno accompagnato per mesi durante la progettazione e realizzazione del lavoro site-specific che ho presentato a Lecce, ospite della galleria LO.FT. Realizzato nel 2019 in 25 copie per l’apertura della mostra omonima a Lecce, edito dal Collettivo FAC.

Gianandrea Poletta – TABOO
Gianandrea Poletta – TABOO

GIANANDREA POLETTA
TABOO


Posizionandosi a cavallo tra disegno, scultura e scrittura, TABOO di Gianandrea Poletta gioca con la propria biografia, mettendo in scena una serie di racconti scritti prima persona, foto a bassa qualità, e un ricca collezione di disegni a penna e pennarello, raccolti in una sequenza che sovrappone linguaggi e linee temporali. TABOO è il frutto di uno sguardo che trasforma l’intera vita dell’artista in performance, un diario che che racconta l’underground delle città di oggi, e una collezione di immagini che trasfigurano i soggetti delle stesse storie in ambigue icone e maschere ironiche. Senza paura di dire la verità, TABOO è tanto un romanzo di formazione in cui il protagonista ricerca una nuova consapevolezza di Sé, quanto un esercizio di libertà volto ad affrancarsi proprio da quelle regole che vincolano il soggetto ad essere riconosciuto e quindi accettato.

Language: EN
Dimension (Width x Height): 195 mm x 290 mm
Texts: Attilia Fattori Franchini, Gianandrea Poletta
Drawings & Photos: Gianandrea Poletta
Design & typesetting: Federico Barbon
Typeface: Studio Pro by Think Work Observe
Year: 2018
Edition of 500

Elena Radice
Elena Radice

ELENA RADICE

“Kit per una scultura vivente” è un libretto d’istruzioni che permette la costruzione e la programmazione con Arduino di un dispositivo in grado di rendere il fruitore dello stesso una scultura vivente.
Un secchio che va infilato sulla testa come un elmetto: contiene un doppio fondo con un giroscopio e un sistema di diffusione dell’audio di alcune tracce composte appositamente per essere ascoltate all’interno di un secchio in cui il suono rimbalza. Si possono ascoltare le tracce, una volta “acceso” il secchio, solo rimanendo perfettamente immobili: ogni volta che il giroscopio capta un movimento, il suono si interrompe fino alla ritrovata immobilità.

Questo lavoro è un esercizio paradossale che mette in conflitto l’azione performativa e la fascinazione per il dispositivo tecnologico interattivo. Attirati dall’interazione con l’oggetto multimediale, si finisce per diventare inconsapevoli performer in un’azione di immobilità persistente. Questa tensione è sospesa e percepibile nel libretto di istruzioni, che permette di decidere se eseguire le azioni che portano alla costruzione dell’oggetto oppure no, se agire nel creare una tecnologia che immobilizza gli umani, oppure tenerla tra le mani e sfogliarla solo in potenza. L’edizione risale a parecchi anni fa, ma mette in gioco, come in una premessa alla mia pratica, tutti gli elementi che mi interessano quando decido di darle una dimensione fisica intellegibile: il suono, la relazione, la presenza nello spazio secondo una forma, il processo di realizzazione che integra e conclude l’opera finale, l’impermanenza dell’oggetto finito che si mantiene aperto.
Il prototipo originale dell’oggetto realizzato con il kit è stato distrutto.

MEL MA – Stocolma – Melissa Ghidini, 2018

MEL MA
Stocolma
Melissa Ghidini, 2018

Stocolma è una pubblicazione nata dall’esigenza di sperimentare e decostruire caratteristiche narrative e compositive tradizionali alla ricerca di un linguaggio eterogeneo e ambiguo. L’artista ha documentato e raccolto immagini manipolate usando un iPhone 4 tracciando e mappando più narrazioni evocative e parallele.

Sperimentando con Apps come Instagram, Facebook e Whatsapp, Google maps ma anche pop-up pubblicitari, selfie e foto profilo, l’artista ha usato impostazioni, icone, screenshot, interfacce raccolte durante un anno in Svezia, come elementi grafici e strumenti compositivi che, insieme al corpo, hanno veicolato e costruito un immaginario di istanze effimere e immanenti. Il risultato è un diario performativo, dai movimenti sconnessi, che traccia l’esperienza del sé come altro da sé, il percorso alienante ma allo stesso tempo ricco di potenziale emancipatorio, che nasce dal trascendere il corpo, la presenza fisica e i marcatori tradizionali di genere, classe e razza, alla ricerca di una soggettività sfuggente e precaria, militante. Allo stesso tempo, lo smartphone diviene protesi e occhio esterno e interno, marcatore di sensazioni, posizionato a metà, fedele presenza che veicola istanti e traspone il reale. Stocolma è un labirinto instabile di momenti iperreali, ambigui, distanti, in cui l’intimità diventa prodotto estraniante e la soggettività si riformula in una struttura geometrica e ipergeografica che spinge e scalpita per la trans/formazione e trans/mutazione degli spazi, dell’essere, del reale.

Format: 10 X 15 cm
Material: Recycled paper and PVC
Structure: Leporello
Edition: 100 hand-numbered copies

MEL MA – Stocolma – Melissa Ghidini, 2018

#ATPreplica 1 — Saverio Bonato, Calori&Maillard, Ottavia Plazza, Marco Schiavone e Studio Natale – Simone Cametti

#ATPreplica 2 — Franco Ariaudo, Banane Fanzine, Davide Bertocchi, Luca Staccioli

#ATPreplica 3 — Eleonora Luccarini e Sathyan Rizzo, Giulia Liberti, ALMARE, Die Furlani-Gobbi Sammlung

#ATPreplica 4 — Guglielmo Castelli, Fabio Ranzolin, Davide Sgambaro e Ivana Spinelli

#ATPreplica 5 — Valerio Veneruso, Thomas Berra, Matteo Gatti e Sonia D’Alto