Il settimo appuntamento di ATPreplica coinvolge gli artisti Irene Fenara, Vincenzo Simone, Anna Elena Paraboschi e Caterina Morigi per aprire una riflessione sullo statuto delle immagini e dei segni che generano un paesaggio. Dallo sguardo automatizzato delle nuove tecnologie ai residui di una messa a fuoco sugli interstizi di una cartuccia in esaurimento, dagli schizzi di una penna che sovrastano parole all’emersione di nuove forme che oltrepassano la carta.

Irene Fenara – Who Needs Eyes When You Have Sapphire Crystal Lenses

Irene Fenara
Who Needs Eyes When You Have Sapphire Crystal Lenses?

“Who Needs Eyes When You Have Sapphire Crystal Lenses?” ovvero “chi ha bisogno di occhi quando si hanno delle lenti in cristallo di zaffiro?” è una delle risposte che dà Siri quando le viene chiesto quale sia il colore dei suoi occhi. Il libro, infatti, analizza quello che è lo sguardo automatizzato di una macchina, si tratta di una raccolta di immagini provenienti da videocamere di sorveglianza, salvate dal flusso continuo che le cancella ogni 24 ore.

Questi dispositivi della visione fortemente funzionali portano a vedere, a volte, immagini dall’estetica altrettanto potente. L’immaginario presentato nel libro è quello di un mondo apparentemente senza esseri umani, incentrato sullo sviluppo della tecnologia in relazione all’accrescimento delle proprie potenzialità tramite il web. Una delle principali problematiche del cosiddetto Internet of Things è il rapporto sempre reversibile tra chi osserva e chi viene osservato, in quanto tutti i dispositivi che crediamo di utilizzare in realtà sono in grado di utilizzare noi e i nostri dati, rendendoci tutti implicati, in un certo senso, nella sorveglianza.

Vincenzo Simone

Vincenzo Simone
date: 2014
size: 10,5cm x 14,5cm

Il secondo paesaggio è un libro del 2014 composto di una serie di stampe a getto di inchiostro rilegate insieme. Misura 21x29cm da aperto, 10,5×14,5 da chiuso.  Le stampe sono state realizzate con una stampante con cartucce quasi esaurite.
Ho volutamente scelto questo metodo di stampa perché raccontava quella che in quel periodo era la mia ricerca sul paesaggio o per dirla in modo più corretto, serviva come una bussola per i miei quadri, ovvero porzioni dell’immagine sono visibili, e altre mancanti (perché coperte, piuttosto che letteralmente assenti). All’interno ci sono le immagini che da sempre guardo per creare i miei quadri, é il mio archivio storico che osservo e che amo.
Ciò che mi interessava in questa alterazione delle immagini, era il fatto che fossero degli appunti per una nuova storia, di nuove immagini, il Secondo Paesaggio, nel senso più ampio e aperto possibile del termine.

Non ho nulla da spiegare sulla mia pratica pittorica, l’unica cosa che posso dire è di essere legato indissolubilmente a ciò che appartiene al mondo delle immagini che qualcuno ha creato prima di me. La mia pratica è alimentata da una forte empatia verso qualcosa che esiste già. Io manipolo queste immagini a mio piacere, ne traggo le mie conclusioni. Il mio lavoro è parte di una continuità, non mi interessa inventare nulla, mi limito a catturare ciò che qualcuno ha inventato. La mia è un’operazione di messa a fuoco. Ho difronte a me solo la possibilità di una scelta, e scegliendo mi trovo ad essere una cosa piuttosto che un’altra.

Anna Elena Paraboschi

Anna Elena Paraboschi

“Favole è un gorgoglio, un’effusione di mille cose buffe, e tristi, che schizzano fuori di me alla rinfusa. Dico tutto quel che mi viene in mente, tutto quel che era stipato dentro di me e che il sottotesto di Fedro, chissà come, ha liberato.”

Caterina Morigi – Quaderno

Caterina Morigi

In questo libro l’inchiostro cade incontrollato tra le pagine, supera la barriera della carta per lasciare tracce a seguire. Parto da una forma semplice, il cerchio, disegnata sul primo foglio, il colore entra nelle fibre creando segni inaspettati e piccoli. Ad ogni pagina, con un colore differente evidenzio la traccia dell’inchiostro che ha oltrepassato la carta. Compaiono piccoli arcipelaghi, microrganismi, forme che rimandano alla sfera del reale e del fantastico. Ogni foglio ha una doppia superficie, entrambe sono ugualmente importanti, vi si ritrova una narrazione impressa in profondità, che tuttavia svanirebbe con l’esposizione luminosa prolungata. La copertina rossa protegge come uno scrigno la materia alterabile, ma se lasciata aperta rivela la fragilità della sostanza nel passare del tempo.