
Fata Morgana: memorie dall’invisibile | Fondazione Nicola Trussardi, Palazzo Morando, Milano
«Les mots sont des météores.» André Breton, Fata Morgana, 1940

«Les mots sont des météores.» André Breton, Fata Morgana, 1940

Tutto in Nigerian Modernism ruota attorno a una domanda: che cosa significa essere moderni in un mondo erede della colonizzazione?

Le immagini di G. Küng non narrano, non illustrano: sono iscrizioni. Come incisioni rupestri del contemporaneo, conservano il trauma come traccia astratta, senza mai restituirlo nella sua immediatezza.

La pratica di Tolia Astakhishvili si muove sempre in bilico: tra costruzione e rovina, tra intimità ed esposizione, tra il gesto dell’artista e la risposta muta dell’architettura. Il suo intervento sui luoghi non è mai puramente estetico: è un atto di svelamento radicale, di prossimità non protetta. In questa sede spoglia i muri come se staccasse una pelle, lasciando affiorare vene di tubature, cicatrici d’intonaco, memorie d’acqua.

Le opere di 00970 non cercano di rappresentare una nazione, ma di rendere visibile una grammatica dell’esilio: una serie di gesti, voci, intonazioni che parlano da una soglia. Da un altrove. Non si tratta di affermare un’identità, ma di costruire uno spazio di ascolto.

In questa mostra Collins porta tracce del tempo trascorso come ospite di comunità indigene per le quali il fuoco non è semplice strumento o decorazione rituale, ma una creatura viva con cui entrare in relazione.

“Sono felice quando una fotografia offre lo spazio in cui si possa semplicemente entrare, passare del tempo a guardare, e decidere autonomamente cosa potrebbe essere interessante.” Joel Meyerowitz

“Il paradosso ci affascina molto, sia pensato in contesti elaborati sia in quelli semplici e quotidiani. Le tensioni che si vengono a creare lavorando su piani contrapposti creano una sovrapposizione di sensazioni e significati che vogliamo indagare.”

La mostra offre una rara occasione per vedere in Italia un’ampia panoramica del lavoro di più generazioni di fotografe donne dell’agenzia Magnum, testimoni con il loro obiettivo di un percorso di emancipazione che percorre trasversalmente la sfera privata così come la scena pubblica.

La seconda edizione del festival dedicato alla fotografia apre i battenti dal 16 aprile al 2 giugno 2025 e ha come direttori artistici Menno Liauw e Salvatore Vitale.
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