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Le Testament d’Orphée di Jean Cocteau al Cinema Godard, Fondazione Prada
Rivedere Le Testament d’Orphée non significa voltarsi indietro, ma entrare in un’immagine che conosce già la propria sopravvivenza. Un’immagine che continua a muoversi anche dopo la fine, come una luce che tarda a spegnersi dentro gli occhi.

Shirin Neshat, Do U Dare!: l’identità come campo di battaglia
In un’epoca dominata dalla rapidità dell’opinione impulsiva, esperienze artistiche come Do U Dare! ricordano che il comprendere davvero qualcosa richiede tempo, esitazione, disagio.

Dove la materia negozia – Conversazione con Polly Staple su Lydia Ourahmane, Venezia e le infrastrutture invisibili.
In 5 Works, Lydia Ourahmane trasforma Venezia in un campo di negoziazioni materiali, dove infrastrutture, oggetti dismessi, lavoro e memoria rimangono sospesi tra visibilità e sparizione.

Una Biennale (politica o poetica?) racchiusa in 4 cm di silenziosa ferocia
Difficile tirare le somme su una delle Biennali d’Arte più controverse di sempre. Dal caos del Padiglione Centrale alla più facile leggibilità dell’Arsenale. Alla ricerca delle ‘note minori’ nella confusione curatoriale e politica di questa travagliata edizione.

Tre artiste internazionali attivano l’architettura di Nervi a Venezia | Intervista con le curatrici
Sono Kandis Williams, Meriem Bennani & Orian Barki e Tai Shani le tre artiste invitate alla mostra ‘a cielo aperto’ per attivare la facciata del Palazzo Nervi Scattolin. Le due curatrici Chiara Carrera e Marta Barina, ci raccontano il progetto.

A Villa Arconati il racconto della luce come materia viva
Le opere raccolte nelle sale di Villa Arconati sembrano ricordare che esiste ancora uno spazio per l’ascolto e per una forma di sensibilità che si sottrae a un presente saturato, annebbiato da conflitti, estremismi, rabbia, in cui la luce appare spesso opaca.