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L’identità è politica: Santabarbara di Blanca Matías Fernandez

Santabarbara è il titolo della personale dell'artista spagnola Blanca Matías Fernández, ospitata a Palermo in occasione della 16° edizione del Sicilia Queer Filmfest

Testo di Chiara Bucolo

Le immagini non sono mai innocue, né la memoria che si portano dietro. E allo stesso modo in cui possiedono una forza notevole le immagini propagandistiche, sia in contesti di regimi che in contesti sociali più ampi, la possiedono anche quelle che la memoria storica spesso cerca di celare, soprattutto perché non si vedono. Ricostruire le immagini “dell’assenza”, della marginalità, significa infatti ricostruire un’intera storia culturale e sociale parallela, mettere in discussione il concetto di temporalità come costrutto sociale caratterizzato da un’ “eterosessualità compulsiva” alla base dei rapporti sociali, ad esempio per quanto riguarda i ruoli riproduttivi (come spiega lo studioso Thomas R. Dunn e diversi teorici della “queer public memory”, termine coniato da Charles E. Morris nel saggio “My Old Kentucky Homo”). Nell’attuare questa ricostruzione critica, gli archivi divengono depositi silenziosi di immagini, documenti, testi pronti a deflagrare una volta liberati e a minare i costrutti sociali eteronormativi, trasformandosi in una “santabarbara”, la polveriera in cui si custodiscono le munizioni in ambito militare, in cui l’esplosivo è costituito dai documenti storici. 

In questa maniera, l’artista Blanca Matías Fernandez, con la mostra Santabarbara, in corso fino al 13 Giugno presso l’Haus Der Kunst di Palermo del Verein-Duesseldorf Palermo (Cantieri Culturali alla Zisa), e in collaborazione col Sicilia Queer International New Visions Filmfest, ricrea il proprio deposito di “munizioni” contro il sistema di pensiero tradizionalista, riprendendo immagini d’archivio (in continuità con il lavoro di ricerca svolto dall’artista presso la Universitat Politècnica de València) che indagano il rapporto tra ruoli di genere, identità femminile e società, a partire dalla dittatura franchista spagnola, la cui propaganda è qui scardinata attraverso uno sguardo queer e femminista. Il percorso espositivo intreccia le memorie personali, come le immagini delle donne della famiglia dell’artista, alla memoria collettiva “sommersa” dalla narrazione canonica, di cui diviene un esempio cruciale la serie fotografica Invisibles, raffigurante immagini di personalità che durante il periodo franchista sfidarono e decostruirono il binarismo di genere tramite l’affermazione della propria soggettività, come nel caso di Florencio Pla Meseguer, una persona intersessuale conosciuta anche con gli appellativi “La Pastora” o “Durruti”, incarcerata dal regime franchista per la sua partecipazione alla resistenza e per la sua ambiguità sessuale, o di Flor De Otoño (nota anche come Lluìs Serracalt), figura anarchica rivoluzionaria degli anni ’30 e presenza frequente dello storico cabaret La Criolla. In questa serie di fotografie è presente anche l’immagine di una coppia di sposi, Marcela Gracia Ibeas e Mario Sánchez, anche loro non esenti da una storia di cancellazione e repressione: l’identità di Mario è infatti in realtà quella di Elisa Sánchez Loriga, che dovette fingersi uomo per sposare la sua compagna. L’immagine non solo rappresenta un forte atto di ribellione, ma anche quello che è considerato in Spagna come il primo matrimonio ufficiale tra persone dello stesso sesso, non essendo il loro matrimonio mai stato annullato legalmente, neanche dopo la loro fuga a seguito della scomunica e del mandato d’arresto eseguiti dopo la scoperta della vera identità di Elisa.

Blanca Matías Fernandez, Santabarbara – Installation view – Haus der Kunst, Cantieri Culturali alla Zisa – Officine Ducrot, Palermo – Foto Maria Tindara Azzaro

La serie fotografica è posta in dialogo con l’installazione MIA, composta da copertine di oltre trecento romanzi d’intrattenimento pubblicati in Italia negli anni ’60, ’70 e ’80: a un primo livello di lettura, se ne potrebbe apprezzare la grafica e l’estetica vintage, ma a un livello interpretativo più profondo quest’ultime raccontano decadi di corpi femminili percepiti principalmente come oggetti sensuali privi di una propria agency, offerti al consumo dello sguardo maschile (da qui la peculiare scelta dell’artista di confezionarle sottovuoto, a richiamare la maniera di mettere sottovuoto la carne per conservarla e poi consumarla). L’indagine sul femminile e sull’identità prosegue con l’installazione Amo, i cui ami conficcati direttamente nel muro, provocandogli un “trauma” indelebile, manifestano la sofferenza e l’oppressione subita da coloro che continuano a essere sistematicamente invisibilizzati, opera interpretabile in connessione diretta con la performance Carrying, il cui video è tra le opere in mostra: Matías riproduce per le vie del centro storico di Palermo l’azione dell’artista Pepe Espaliú, che nel 1992, poco prima di morire di AIDS, fece trasportare a turno in braccio il suo corpo ormai debilitato dalla malattia per le strade di Madrid e San Sebastian, come fosse un reale seduto su un trono o una statuetta votiva, a rendere quasi “sacro” e alla portata visiva di tutti il proprio corpo, in un momento storico in cui le persone con AIDS venivano escluse socialmente e demonizzate, portandosi uno stigma ancora esistente nella società attuale: peculiare la scelta di Matías di concludere il percorso della performance davanti Palazzo Steri, sede del tribunale dell’Inquisizione Spagnola in Sicilia durante il ‘600 e il ‘700, e delle sue carceri tuttora visitabili. Come i graffiti lasciati dai prigionieri dello Steri sulle pareti delle celle, tracce fisse nel tempo di una contronarrazione storica dalla parte dei detenuti, Blanca Matías si serve di “schegge” di tempo passato per affermare quanto, pur essendo all’apparenza esigui, basti una loro “detonazione”, come la polvere da sparo nella Santabarbara, per mettere in discussione i costrutti sociali di cui spesso siamo troppo sicuri.

Da menzionare il contesto del Sicilia Queer Filmfest, il primo festival internazionale di cinema Lgbt in Sicilia, quest’anno giunto alla sedicesima edizione e svoltosi dal 25 al 31 Maggio. Il festival incarna un progetto chiave nella promozione del cinema e delle arti visive indipendenti in un’ottica eterogenea, sperimentale e di ricerca, tramite l’inclusione di linguaggi e medium artistici non convenzionali, coinvolgendo autori emergenti e autonomi rispetto ai canali tradizionali.

Per tutte le immagini: Blanca Matías Fernandez, Santabarbara – Installation view – Haus der Kunst, Cantieri Culturali alla Zisa – Officine Ducrot, Palermo – Foto Maria Tindara Azzaro