Nato per promuovere e sostenere artiste emergenti o mid-career, il Max Mara Art Prize for Women è giunto alla sua decima edizione con la nomina dell’artista indonesiana Dian Suci. Sostenuto da Max Mara e Collezione Maramotti, il premio si caratterizza per la residenza itinerante di sei mesi in Italia, organizzata e seguita dalla Collezione Maramotti.
La vincitrice è stata resa nota alcuni giorni fa durante le dense giornate di apertura della Biennale. Ad annunciarla è stata Cecilia Alemani, curatrice e presidente di giuria del Max Mara Art Prize for Women, insieme a Sara Piccinini, Direttrice della Collezione Maramotti, Venus Lau, Direttrice del Museum MACAN, ed Elia Maramotti, rappresentante della famiglia che ha fondato Max Mara e Collezione Maramotti.
Dian Suci avrà la possibilità di sviluppare il suo progetto sarà presentato prima in una mostra personale di Suci presso il Museum MACAN di Giacarta nell’estate 2027, e in seguito, con una seconda tappa autunnale, alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia, che ne acquisirà le opere.
Dian Suci, parte di una rosa di cinque finaliste insieme a Betty Adii, Dzikra Afifah, Ipeh Nur e Mira Rizki, è stata nominata da una giuria selezionata e presieduta da Cecilia Alemani, Venus Lau, dalla curatrice Amanda Ariawan, dalla gallerista Megan Arlin, dalla collezionista Evelyn Halim e dall’artista Melati Suryodarmo.
Dian Suci (n. 1985, Kebumen, Indonesia) vive e lavora a Yogyakarta. La sua pratica si colloca all’intersezione tra narrazioni domestiche e potere politico dello Stato. Ispirate dalla sua esperienza quotidiana di madre single, le sue opere affrontano temi legati alla domesticazione politica delle donne, all’autoritarismo e al fascismo, al patriarcato e al capitalismo. Con acuta consapevolezza della composizione spaziale, Suci utilizza una varietà di media, tra cui installazioni, pittura, scultura e video.
La proposta con la quale l’artista ha vinto la decima edizione del Max Mara Art Prize for Women, dal titolo Crafting Spirit: Cultural Dialogues in Heritage and Practice,nasce dalla volontà di esplorare gli effetti dell’incontro tra l’artigianato religioso e il sistema capitalistico, attraverso uno studio comparato tra Italia e Indonesia. La manifattura degli oggetti votivi e delle immagini sacre è per Suci oggetto di riflessione sulla mercificazione e sulla capitalizzazione del credo nella cultura odierna. Con la sua ricerca intende indagare se e in quali modi, anche in sistemi permeati dal mercato, dalle ingiustizie e dall’oppressione, la spiritualità possa permanere come forma di resilienza culturale.


Il nuovo corpus di opere intende rintracciare l’incarnazione della fede, della cura e della ritualità nei gesti e nel lavoro manuale. Crafting Spirit indagherà gli intrecci tra credo e produzione artigianale, e in particolare la trasformazione del sacro in presenza materiale come riflesso di logiche invasive di profitto e globalizzazione.
Grazie al supporto di specifici tutor e attraverso attività di ricerca, escursioni e lavoro in studio, Suci potrà approfondire il movimento silenzioso della spiritualità all’interno del corpo, dei gesti e dei materiali, nel processo di produzione seriale e di mercificazione. L’artista entrerà in relazione con comunità e congregazioni religiose, con docenti universitari e con artigiani e artisti che la accompagneranno nella ricerca e nell’acquisizione delle competenze tecniche necessarie a realizzare le nuove opere.
La prima tappa della residenza di Suci sarà Assisi, in Umbria, dove avrà l’opportunità di vivere alcune settimane con la comunità del Monastero di San Masseo, confrontandosi con lo stile di vita dei monaci e incontrando produttori di artigianato cattolico. Successivamente con la guida teorica di Francesco Lampone, esperto di storia locale, e dell’artista Peter Bartlett, Suci esaminerà le contraddizioni che intercorrono tra religione e capitalismo. L’artista si sposterà poi a Roma, nel Lazio, ospite dell’Istituto Svizzero. Questa tappa le darà l’occasione di assistere al rituale della Messa in San Pietro, accompagnata da un esperto di liturgia che la guiderà nell’esplorazione e nell’ analisi della simbologia e dei significati nascosti del rito. La tappa seguente vedrà Suci viaggiare verso Lecce, in Puglia, per dedicarsi all’approfondimento delle celebrazioni religiose regionali, della lavorazione e della storia della cartapesta in Oriente e Occidente, in un percorso creato appositamente per lei dall’artista e artigiana Stella Ciardo, dal curatore Gioele Melandri e da P.I.A – Scuola Indipendente per le Arti Visive e gli Studi Curatoriali.
Il periodo conclusivo della residenza avrà il suo centro a Firenze, in Toscana. Qui Suci parteciperà a un laboratorio ideato dalla restauratrice di beni culturali e docente presso l’Opificio delle Pietre Dure e l’Accademia di Belle Arti di Bologna, Chiara Mignani, per apprendere la tecnica e l’evoluzione storica della tempera all’uovo. Presso la Fondazione Arte della Seta Lisio, l’artista acquisirà padronanza nella tessitura su antichi telai manuali e amplierà la conoscenza delle loro applicazioni nel contesto ecclesiastico.
Cover: Dian Suci Is it a Body: A Field Inside a House 2019 acrilico su tessuto trasparente, video 40 x 60 cm 120 pieces © and ph. Dian Suci


