Francesco Jodice, Capri. The Diefenbach Chronicles, 2013, cm 150 x 225

Francesco Jodice, Capri. The Diefenbach Chronicles, 2013, cm 150 x 225

L’esordio della nuova direttrice di Artverona si palesa con una proposta – non nuovissima – ma importante: focus sul valore dell’italianità. Le altre novità spaziano dalla presenza di nuove gallerie (di ricerca) e su un programma ‘molto curato’ del fuori fiera (ottime le mostre che propongono). L’impianto della tredicesima edizione della fiera veronese – che si svolgerà ad Veronafiere dal 13 al16 ottobre 2017 – , è rimasto lo stesso, forse un po’ più semplificato, dunque più chiaro e si spera incisivo. Dalla presentazione, i punti di forza, a mio parere, di questa fiera sono la sua forte identità sul territorio, il compatto contributo di collezionisti che si spenderanno per la buona riuscita della manifestazione e, non ultimo, la grande volontà di imporsi sul territorio nazionale come una fiera marcatamente italiana.

Quattro le sezioni espositive – Main Section, Raw Zone, Scouting, i8–spazi indipendenti – che ospitano 130 gallerie in due padiglioni: uno prevalentemente dedicato agli artisti storicizzati, l’altro indirizzato verso gli artisti delle ultime generazioni.
ArtVerona porta avanti l’impegno nel promuovere il sistema dell’arte con diverse relazioni. Anzitutto con Level 0, che vede i direttori dei principali musei d’arte contemporanea scegliere altrettanti artisti da esporre nei propri spazi, ma anche attraverso l’istituzione di nuovi premi tra cui Sustainable Art Prize, nato da una collaborazione con l’Università Ca’ Foscari di Venezia dedicato al tema della sostenibilità e il Premio Fotografia under 40 che sottolinea la trasversalità di questo medium nell’attuale produzione artistica.
Ad ottobre ad Arverona ci sarà un altro esordio ‘operativo’, quello del neonato Consorzio Collezionisti delle Pianure (coordinato da Antonio Grulli), portatore di una visione meno singolare e più condivisa del collezionismo.

Segue la chiacchierata di presentazione della fiera.

Prende la parola il mediatore Cristiano Seganfreddo, curatore di i8 – spazi indipendenti. “Il valore che ha portato Artverona in questi anni, è stato quello di partire in un luogo, se vogliamo periferico, ma di grande densità di industria culturale, creative ed artistica. Basti pensare che a pochi chilometri c’è la Biennale di Venezia, a fianco c’è il Museo Castelvecchio. (…) Artverona, fiera nata in modo direi atipico nel nord-est italiano, si caratterizza non per degli spazi venduti in un ‘capannone’ – spazi molto belli e accoglienti – ma diventa un vero e proprio meccanismo di produzione culturale. A volte, nelle mie riflessioni, ho anche pensato che la fiera produce un eccesso di lavoro culturale, operazioni intelligenti con curatori, collezionisti… inventando molte vie di fuga che poi sono state riprese da altre fiere più internazionali.”

Continua Barbara Blasevich – consigliere d’amministrazione Veronafiere S.p.A – che sottolinea come la fiera sia un meccanismo rodato ed efficiente che mette in relazione l’arte con le (“eccellenti”) imprese, che già partecipano a nostre Veronafiere, come quella del vino, il marmo ecc.”
Dopo il breve intervento di Elena Amadini, vicedirettrice commerciale Veronafiere S.p.A, prende finalmente parola la neo direttrice di Artverona, Adriana Polveroni che esordisce con “La fiera… la fiera sarà bella, per forza! Non può essere diversamente. In che senso lo sarà? Secondo me dovrà, innanzitutto, cercare di allargare e riempire di contenuti la stessa idea di mercato. (…) Che significa il titolo che abbiamo dato quest’anno alla fiera, ‘Viaggio in Italia #backtoitaly”?. Gli abbiamo dato un’eccezione contemporanea perché altrimenti si va a pensare, inevitabilmente, a Goethe e al Grand Tour. Un precedente straordinario ma il viaggio a cui faceva riferimento Goethe aveva al centro il concetto di formazione in un Italia vista come un paese interessante e con forti attrattive naturali e culturali, soprattutto. Oggi l’Italia è un paese molto diverso, che non attrae più per le ragioni di secoli fa. Il viaggio in Italia, oggi si colloca in un discorso molto più complesso. Basti pensare alla cronaca che riporta eventi drammatici; penso agli sbarchi quotidiani e a tutto quello che ne consegue. Una fiera come Artverona, che ha una parte forte di ricerca e sperimentazione – ricordo che alcune gallerie sono impegnate a maturare un pensiero forte, interessante e denso del’arte -, chiede ai proprio partecipanti di confrontarsi con il presente e la nostra quotidianità. Questo è un aspetto che ci tengo particolarmente a sottolineare. (…)

La fiera è strutturata in due sezioni dedicate, pensate per le gallerie più giovani e di ricerca, che sono Raw Zone (sezione ideata da Andrea Bruciati nelle precedenti edizioni) e una nuova sezione che ho battezzato con ‘Scouting’: una parola che sottolinea il tentativo di fare qualcosa che incida in termini di ricerca. Stiamo lavorando ad un’altra sezione che non dirò, un po’ per scaramanzia, un po’ perché non è ancora definita nella sua interezza. Se riusciremo a portarla a compimento sarà una bella sorpresa. Ci saranno (mi auguro) gallerie non solo giovani ma anche straniere. Perché straniere? Il focus su questa fiera rimane l’Italia, ma un punto determinante è che bisogna considerare l’Italia come luogo da valorizzare. L’arte italiana deve essere messa in risalto: è un discorso nell’aria, se ne parla molto, ma è estremamente difficile rendere fattiva questa valorizzazione. Il vero problema è la scarsa visibilità che hanno gli artisti italiani in mondo. I nostri artisti sono assenti dai grandi eventi internazionali. Secondo me, dunque, bisogna contribuire a far conoscere gli artisti italiani all’estero mediante un progetto in fiera. Vorrei invitare ad Artverona l’Italian Council, una nuova struttura per sostenere l’arte contemporanea nazionale. Sono convinta che solo mediante la sinergia tra diversi meccanismi del sistema arte, può far si che l’arte italiana emerga fuori dai confini nazionali. Ad esempio, ad Art Verona c’è la sezione Level, che mette a stretto contatto i direttori dei principali musei d’arte contemporanea per dare visibilità ad artisti. (…)”

Dopo l’intervento della Polveroni, Seganfreddo riprende la parola per sottolineare che a Verona, oltre alla fiera, nel weekend del 13-16 ottobre, la città si anima di tantissimi progetti.
Tra le mostre principali Il mio corpo nel tempo. Roman Opalka, Urs Lüthi, Luigi Ontani, curata da Adriana Polveroni e ospitata dal 13 ottobre 2017 al 28 gennaio 2018 alla Galleria d’Arte Moderna A. Forti Palazzo della Ragione, e ICONOCLASH. Il conflitto delle immagini, curata da Antonio Grulli – co-curatori Diego Bergamaschi e Marco Martini (Eddy Merckx) al Museo di Castelvecchio dal 13 ottobre al 7 gennaio 2018. Tutte le iniziative fuori fiera sono visitabili in orari extra-fiera.

ArtVerona, in collaborazione con l’Università degli Studi di Verona e Associazione Morse, organizza il Festival Veronetta (“Veronetta è un luogo periferico di Verona, un luogo dove l’immigrazione ha reimpaginato gli spazi…”) – ideato nelle scorse edizioni in collaborazione con la sezione della fiera i8 spazi indipendenti – con istallazioni site specific in diversi spazi dell’omonimo quartiere a cura di Christian Caliandro. Il suo progetto, La seconda notte di quiete, prevede live session e dj set per la quarta edizione del Path Festival con alcune tra le proposte più interessanti dello scenario musicale contemporaneo.

Nel suo intervento Giovanni Bonelli (vice presidente ANGAMC – Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea), sottolinea l’importanza che ha l’arte storica presente, accanto al contemporaneo, ad Artverona. “Il mercato dell’arte italiana ha bisogno di momenti di confronto con un periodo storico che sta soffrendo. Si cercano sempre nuovi talenti ma c’è bisogno di difendere e sostenere l’arte del ‘900. Un buon momento di incontro può essere appunto Artverona”.

Antonio Grulli, prima di entrare nel merito della mostra ICONOCLASH, spende alcuni minuti per il suo ruolo di coordinatore Consorzio Collezionisti delle Pianure – CCCP, un bizzarro acronimo che inevitabilmente mi viene da appuntare –, nome mutuato dal libro Narratori delle Pianure di Gianni Celati. Il CCP vede raccolti una trentina di collezionisti del nord e del centro Italia, legati ad Art Verona e “mossi dal desiderio di confrontarsi e collaborare all’organizzazione di eventi legati all’arte contemporanea.”
“Il consorzio si relaziona con un mutato contesto geografico in cui il territorio è pensabile come una unica grande città senza distinzioni. Il primo punto di partenza in cui la Fiera di Verona ha ragionato per il suo sviluppo è stato proprio il ripensamento di un territorio espanso e molto connesso. (…) Il Consorzio è la manifestazione di qualcosa che già esisteva. Ci sono stati alcuni collezionisti che negli ultimi anni hanno seguito la fiera con una grande passione, portando idee, energie, dando spunti … sono stati coinvolti molti di loro alle iniziative promosse da Andrea Bruciati. Ad un certo punto abbiamo pensato: perché non coordinare questo collettivo fluivo di menti, perché non fare in modo che emergano dal punto di vista pubblico e maggiormente formale? Il gruppo è formato da circa 30 collezionisti che, in tempi e modalità diverse, si sono confrontati e hanno condiviso idee e prospettive. (…)
Credo che sia importantissimo far capire che la fiera di Verona ha sempre messo, a differenza di molte altre fiere, il collezionista al centro di tutto il progetto; con la consapevolezza che molti collezionisti hanno un profilo intellettuale e culturale molto alto, dunque possono essere presenze attive e determinanti nel contesto di una fiera. Negli ultimi anni, il parterre dei collezionisti si è ampliato a dismisura e molti di loro sono risusciti a ritagliarsi un ruolo molto attivo, con gli artisti in primis, assolutamente importante. Rispetto all’anno scorso, presenteremo sia le due iniziative promosse l’anno scorso – il progetto editoriale Critical Collecting e quello social di Collector Studios – sia la mostra ICONOCLASH. Il conflitto delle immagini allestita dentro al Museo di Castelvecchio. Credo sia importante, a partire, soprattutto dalla sede, che i progetti espositivi come questi sono parte fondamentale della stessa fiera. Castelvecchio è uno dei musei più importanti nel panorama internazionale non solo per la sua architettura ma anche per le eccellenze che raccoglie. E proprio con queste ultime dialogheremo attivamente. La mostra che presentiamo ha come tema cardine l’ossessione per l’immagine ma anche la sua distruzione, con una forte spinta iconoclasta. Per fare questa mostra ho voluto riproporre una formula condivisa con due collezionisti – Diego Bergamaschi e Marco Martini – in quanto il contesto di Artverona mi sembrava ideale per una collaborazione di questo tipo. Sarà una mostra sull’ossessione per le immagine; sui pericolo che le immagini possono indurre; sul conflitto scaturito con le immagini in culture diverse…”

Chiude l’intervento Diego Bergamaschi (collezionista Comitato d’Indirizzo Art Verona), che oltre ad essere un ‘navigato’ collezionista da oltre 15 anni, è anche un attento ‘followers’ degli spazi indipendenti (soprattutto quelli nel territorio milanese).
“Stando vicino ai giovani artisti e all’arte nascente, ho sentito l’esigenza di creare un forte network per seguire più da vicino questa forte energia artistica. Fare gruppo mi ha fortificato e reso consapevole della mia passione per il collezionismo. Questa sarà uno dei motivi per cui mi hanno chiamato ad Artverona con il ruolo di coordinatore – assieme ad Antonio – del Consorzio. Credo che formando un gruppo forte con le stesse passioni ma con diverse accezioni culturali, possa dar vita a ottimi progetti e iniziative. Così per lo meno è stato con gli Amici del Club Gamec a Bergamo, di cui faccio parte, e che coinvolge una platea vasta ed eterogenea. (…) Il Consorzio, a mio avviso, è un’iniziativa molto positiva che fa – e farà – sicuramente molto bene all’arte. In pratica, anche per la mostra Iconoclash, il ruolo dei collezionisti è stato fondamentale. La forza d’urto che hanno molte collezioni sulla gestazione di una mostra è, spesso, decisivo. (…) Mi auguro che il lavoro che stiamo facendo a Verona possa attrarre nuovi e giovani collezionisti.”

Comunicato Stampa_ArtVerona2017

Conferenza stampa Art Verona 2017 presso spazi H+, Milano

Conferenza stampa Art Verona 2017 presso spazi H+, Milano