• Morgane Tschiember, Installation views, ph. Sara Scanderebech - Marsèlleria, Milano 2016
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  • Morgane Tschiember, Installation views, ph. Sara Scanderebech - Marsèlleria, Milano 2016
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Mancano ancora pochi giorni per vedere la mostra  Morgane Tschiember, curata da Geraldine Blais alla Marsèlleria. In mostra il progetto ‘immersivo’ di Morgane Tschiember – artista presentata per la prima volta in uno spazio italiano -, frutto della collaborazione con le aziende STABILA e STYLNOVE, entrambe partner di NUOVE//Residency, progetto di residenze d’artista localizzato nel distretto industriale di Vicenza.

Seguono alcune domande alla curatrice.

ATP: Partiamo dal titolo della mostra che curi di Morgane Tschiember alla Marsèlleria, (? + m) ? = 0. Che tipo di formula è e cosa significa?

Geraldine Blais: Da circa più di anno la scienza fisica è entrata spesso nelle mie indagini. Dopo una serie di curiose congetture ho sentito l’esigenza di comprendere alcune nostre logiche di percezione e rappresentazione della realtà, esplorazioni che mi hanno portato a condividere le teorie del fisico Britannico Julien Barbour, raccolte nella sua più recente pubblicazione La Fine del tempo. In maniera molto semplice e sintetica, la realtà è priva della dimensione di spazio e tempo, perché il nostro esserci – inteso nella valenza di Daisen – appartiene ad un tutto per cui non è praticabile la frammentazione di spazio e tempo, unità di misura tra l’altro create dall’uomo per comprendere e classificare la realtà. L’essere non vive ieri, oggi o domani, e non è nemmeno qui o là, l’essere è sempre nell’adesso, è parte di un tutto cosmico. La nostra esistenza, il nostro essere nel mondo e con il mondo, il nostro rapporto con esso e con chi ne fa parte, è rivelazione di un tutto, inclassificabile secondo le misurazioni di tempo e spazio. Ricordo di avere parlato di queste miei considerazioni con Morgane Tschiember, la quale per un’insolita coincidenza, era giunta quasi alla medesima conclusione, passando attraverso il pensiero di Paul Adrien Maurice Dirac, tra i padri fondatori della quantistica moderna. Credo sia stato esemplare se non inevitabile che Morgane scegliesse come titolo della mostra l’equazione di Dirac: (? + m) ? = 0

“Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma in qualche modo, diventano un unico sistema. In altri termini, quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce”.

Quest’espressione algebrica ben descriva la natura del nostro rapporto. Ho conosciuto Morgane a New York nel 2010, mentre era in residenza presso l’ICSP – International Studios & Curatorial Program ed io lavoravo in una piccola galleria del lower east-side alle prese con la prima personale di Harold Ancart e Oliver Babin, entrambi suoi amici. Da allora le nostre strade si sono più volte incrociate, nel 2013 quando decisi di dare vita al progetto di NUOVE//Residency, Morgane fu la prima artista a condividere insieme a me la nuova avventura. Il nostro dialogo è sempre stato vivo, laddove individuo nuove prospettive di produzioni e progetti, Morgane Tschiember risponde, rendendo concrete certe mie intuizioni. Credo che questa mostra rappresenti e renda omaggio al nostro intendersi reciproco, oltreché alla nostra amicizia.

ATP: L’artista ha collaborato in stretto contatto con due aziende localizzate nel distretto industriale di Vicenza, STABILA e STYLNOVE. Come hanno reagito le rispettive aziende all’incursione dell’artista?

GB: La realtà di Stylnove è sempre stata aperta alla collaborazione con artisti, designers e architetti, caratteristica che li rende innovativi nella rete delle manifatture locali. NUOVE//Residency collabora con loro ormai da diverso tempo. Morgane Tschiember per il progetto di Marselleria come per altri precedenti, si è servita di alcuni loro modelli, come vasi e porta oggetti per realizzare le sue sculture in ceramica. Il rapporto con STABILA è nato recentemente, grazie soprattutto all’amministrazione comunale di Isola Vicentina che mi ha affiancato e supportato per altri progetti tra cui quello con l’industria di LAPRIMA PLASTIC e ora STABILA.

Il settore del laterizio ha un forte bisogno di rinnovamento in termini di disegno tecnico e di performance quanto d’immagine aziendale, questa loro prima apertura verso nuove collaborazioni, come quella con gli artisti, descrive la volontà di trovare innovazione attraverso dialoghi e sinergie estranee al loro settore, dandosi così la possibilità di crescere e svilupparsi.

Morgane Tschiember,   Installation views,   ph. Sara Scanderebech - Marsèlleria,   Milano 2016

Morgane Tschiember, Installation views, ph. Sara Scanderebech – Marsèlleria, Milano 2016

ATP: In corso d’opera, l’artista ha modificato il suo progetto in stretta osservanza alle possibilità e potenzialità tecniche concessegli dalle aziende? In altre parole, quanto il progetto dell’artista ha abbracciato le tecnologie offerte dalle aziende?

GB: Il progetto iniziale di Morgane Tschiember era la realizzazione di un nuovo mattone a forma triangolare, creato secondo una visione totalmente femminile, visto che di quanto costruito fino ad oggi, è stato, con grande probabilità, pensato e finalizzato dall’uomo. Non nascondo che questa sua prima idea, mi era parsa interessante. Dopo aver incontrato la realtà di STABILA che ci ha affiancato nella prima fase di progettazione di questo primo esperimento, ho poi voluto indirizzare il pensiero Morgane a considerare altre questioni, decisamente più attuali e vicine a questo specifico settore industriale. Attualmente STABILA si trova in amministrazione straordinaria, dovuta al crollo del mercato immobiliare, di cui a soffrirne sono state proprio le industrie dedicate al laterizio.

Mi sono trovata a disagio nel chiederli di produrre un nuova tipologia di mattone, quando gran parte della loro produzione era ferma e in attesa di essere venduta. Ritengo importante portare gli artisti a riflettere e considerare certe dinamiche, credo che l’arte debba avvicinarsi e porre sotto i riflettori la delicata realtà economica e sociale dei nostri giorni.

ATP: Per gli spazi espositivi, Morgane Tschiemner ha concepito due grandi installazioni con l’elemento ‘mattone’. Mi racconti come sono nate queste opere?

GB: L’adozione del mattone non è nuova nella produzione artistica di Morgane Tschiember, più volte presentata nella costruzione di muraglie in cemento, allestite nei diversi spazi di gallerie e musei, una sua tipica pratica che definisce il rapporto dialogico fra opera – architettura ed esperienza. In questo progetto l’artista si è inserita direttamente nel ciclo produttivo del mattone andando quindi a stravolgere la sua origine e funzionalità di elemento base dell’architettura. Attraverso la visione dell’artista il mattone si definisce nella sua totale libertà morfologica divenendo monumento scultoreo. La loro presenza e disposizione negli spazi divengo il manifesto di quel intervento che passa dallo stato reale – funzionale e meccanico a quello disfunzionale, intuitivo e probabilmente inutile se non nel suo essere pura scultura. Il processo, il suo intendimento e la sua sopraffazione, il cui esisto interessa solo la rappresentazione di qualcosa che è accaduto e fatto, in un luogo specifico. Queste sue opere rimandano al procedimento industriale specifico del laterizio, contestualizzate ad un luogo per un luogo. Dall’ambiente industriale in cui vengono realizzate all’opera – dall’opera per l’ambiente industriale. Queste nuova serie di lavori di Morgane Tschiember pongono l’emergenza dell’ambiente, da cui essi derivano, nella scoperta dell’opera stessa. L’ambiente industriale – produttivo è diventato il terreno della sua azione creativa, un’ingrandimento del sistema processuale come tentativo di impadronirsi di un determinato campo, quasi a definirsi come atto di difesa rispetto alle minacce della crisi economica e in primis del mercato immobiliare e delle sue filiere produttive da cui esso dipende.

ATP: Mi introduci brevemente cosa sono i Shibari e come li ha utilizzati l’artista?

GB: Nel nuovo complesso espositivo concepito da Morgane Tschimber per Marsèlleria assistiamo all’evoluzione formale di quei Shibari realizzati nel suo primo periodo in NUOVE//Residency [la loro significazione deriva dall’antico rituale giapponese di legatura dei corpi attraverso l’intreccio di corde] ora progrediti nell’adozione di modelli precostituiti come vasi e porta oggetti recuperati direttamente dal catalogo della manifattura di Stylnove. Queste forme appese nei diversi ambienti in cui vengono collocate intrattengo e questionizzano la fondamentale trilogia della scultura – materia – volume – spazio -. Ogni proprietà è potenzialmente ancorata e fusa l’una all’altra, i corpi sono sospesi nello spazio fra materialità e il loro stesso significato, assunto nell’accezione di legame. Perché più di altre e meglio di altre, la pratica della scultura, qualora dovessimo attribuirgli una funzione, è quella di porre in relazione – attivare un’interazione – fra due o più enti, fra materia e campo gravitazionale – fra solido e topos (luogo). Diviene inevitabile assegnare alla relazione, la fondamentale del tracciato scultoreo e umano, è la presenza dell’altro a determinare l’esistenza di un oggetto, di un corpo e di un’individuo, è la complicità, la contaminazione fra le parti a risultare decisiva nell’universo delle cose quanto nell’esperienza esistenziale, il per-sè-per-altri, in sé.

ATP: In che modo l’antropologia entra nelle ricerche o negli interessi dell’artista?

GB: Il suolo o la terra – da cui deriva la materia dell’argilla – rappresenta il primo orizzonte dell’uomo, la prima coordinata del suo agire e considerarsi parte di un sistema. Il nostro stare, essere corpo, in piedi o in corsa si compie sempre sulla superficie terreste. Il nostro sguardo attesta la superficie terreste come la condicio sine qua non della dimensione esperienziale-conoscitiva, definendo l’ambiente d’interazione e i rapporti con gli altri individui. La terra è materia, il solido del principio relazionale. La serie dei Bricks e degli Shibari possono essere forse inclusi nella categoria di earthworks, interrogativi e rivelazioni della relazione estetizzante fra materia – ambiente – uomo e manipolazione creativa. La relazione, i legami, sono i concetti materiali della scultura, essa afferma lo spazio e la sua attualità, negozia la fisicità del reale, interfacciandosi con la realtà più di qualsiasi altro mezzo artistico espressivo. Se lo spazio del reale è un costituente dell’essere scultura, l’ambiente a cui essa è destinata si definisce architettura, ovvero scultura abitabile e funzionale, e quindi anch’essa inclusa nell’indagine formale e volumetrica. La lettura delle due, scultura e architettura, come un unico ente strutturale, prende in considerazione le possibili intersezioni tra presenza e ambiente, fondamentali dell’approccio e dello studio antropologico.

Morgane Tschiember,   Installation views,   ph. Sara Scanderebech - Marsèlleria,   Milano 2016

Morgane Tschiember, Installation views, ph. Sara Scanderebech – Marsèlleria, Milano 2016

Morgane Tschiember,   Installation views,   ph. Sara Scanderebech - Marsèlleria,   Milano 2016

Morgane Tschiember, Installation views, ph. Sara Scanderebech – Marsèlleria, Milano 2016

MORGANE TSCHIEMBER (? + M) ? = 0

CURATED BY GERALDINE BLAIS

“If two systems interact with each other for a certain period of time and then are separated, can no longer be described as two separate systems, but somehow, they become a single system. In other words, what happens to one of them continues to influence each other, even if distant miles or light years”

Paul Adrien Maurice Dirac (Bristol, August 8th 1902 – Tallahassee, October 20th 1984)

Marsèlleria presents the first Italian solo show by artist Morgane Tschiember (1976) curated by Geraldine Blais, produced in collaboration with STABILA and STYLNOVE, partners of NUOVE//Residency, residency program for artists in the industrial district in Nove (Vicenza).

Morgane Tschiember imagines a new body of works, stemmed from her recent experience in the two companies devoted to the production and manufacturing of earthenware and focuses on the analysis of the generative and processual nature of earthas material. Across two floors of the space of Marsèlleria in via Paullo, the artist presents a reflection on sculptural volumes, in a dialogue between industrial production and tradition. Alongside two large installations, taking as a starting point various extensions of the brick, building element par excellence, the artists inserts in the space a series of suspended sculptures, generated by the collapse of prototypes and models such as vases, called Shibari, which meaning relates to the old Japanese ritual of tying bodies with thin ropes.

As suggested by the title of the exhibition (? + m) ? = 0, in a quasi anthropological way Morgane Tschiember focuses her attention onto those bonds and relationships which become form through the exploration of raw materials and whose production processes raise complex economical, social and environmental questions.