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Weekend dell’arte a Zurigo: immagini persistenti

Istituzioni, gallerie grandi e piccole, spazi indipendenti e programmi di residenza convivono nella stessa città, lasciando dietro di sé immagini che continuano a riaffiorare, talvolta più come sensazioni che come ricordi precisi.

Testo di Caroline Rungger —

A distanza di giorni, alcune mostre dello Zurich Art Weekend 2026 continuano a tornare alla mente. Non hanno molto in comune tra loro: nascono in contesti diversi e rispondono a logiche differenti.

Un mazzo di asparagi, dei pesci confezionati in sacchetti trasparenti, una tastiera in gesso, una scatola di uova in lattice. Sono alcuni degli oggetti che popolano Copies of Real-Life Objects, Tools and Food, la mostra che Henrik Olesen presenta alla Kunsthalle Zürich. Alimenti, utensili e oggetti quotidiani vengono replicati e ricollocati nello spazio espositivo, assumendo una presenza inattesa. Colori innaturali e leggere alterazioni interrompono il riconoscimento immediato senza cancellarlo del tutto. Disposti su tavoli, gli oggetti ricordano al tempo stesso merci e reperti, inserendo il visitatore in un ambiente sospeso tra supermercato, natura morta e laboratorio di sezionamento. Ne emerge una riflessione sul sottile confine che separa utilità e rappresentazione, merce e immagine.
Al piano superiore, una serie di teche in vetro quasi completamente vuote introduce un cambio di prospettiva. La loro apparente inutilità produce inizialmente una certa frustrazione. Invece degli oggetti, sono i contenitori stessi a diventare protagonisti. Graffi e impronte di lavoro ne rivelano il processo di costruzione, spostando l’attenzione sui meccanismi attraverso i quali attribuiamo valore alle cose.

Copies of Real-Life Objects, Tools and Food | Henrik Olesen
Kunsthalle Zürich, 13 giugno – 06 settembre 2026

Henrik Olesen, Copies of real-life objects, tools and food, Kunsthalle Zürich, 2026 Foto: Cedric Mussano
Henrik Olesen, Copies of real-life objects, tools and food, Kunsthalle Zürich, 2026 Foto: Cedric Mussano

C’è qualcosa di stranamente familiare e al tempo stesso inquietante nella mostra che Avery Singer presenta da Hauser & Wirth. Salendo al piano superiore della galleria al Löwenbräukunst, ci si ritrova in un ambiente che ricorda un casinò: tende bordeaux, moquette stellata e grandi tele che sembrano galleggiare nello spazio. Per un momento non è chiaro se ci si trovi in una mostra o dentro la scenografia di un set cinematografico. Non è la prima volta che Singer espone a Zurigo. Già nel 2014, alla Kunsthalle Zürich, il suo lavoro interrogava il rapporto tra pittura e immagine digitale. Dodici anni dopo, quelle stesse domande appaiono più attuali che mai. Da oltre un decennio Singer parte dal digitale, utilizzando modelli tridimensionali e software di progettazione per arrivare alla pittura. In War_overlays introduce per la prima volta strumenti basati sull’intelligenza artificiale, sfruttandone deliberatamente errori e anomalie. Il risultato sono immagini stratificate, dove guerra, cultura digitale e memoria personale si sovrappongono fino a diventare indistinguibili.

War_overlays | Avery Singer
Hauser & Wirth, Zurich, 12 giugno – 5 settembre 2026

Installation view, ‘Avery Singer. War_overlays’ at Hauser & Wirth Zurich, Limmatstrasse, until 5 September 2026 © Avery Singer. Courtesy the artist and Hauser & Wirth. Photo: Jon Etter
Installation view, ‘Avery Singer. War_overlays’ at Hauser & Wirth Zurich, Limmatstrasse, until 5 September 2026 © Avery Singer. Courtesy the artist and Hauser & Wirth. Photo: Jon Etter

poetry, sleeping with someone, sleeping alone, overwork, indolence, cocaine, Proust riunisce lavori realizzati da Samuel Haitz durante la sua attuale residenza presso BINZ39, fondazione che per più di quarant’anni ha accolto artisti in residenza tra I quali anche Ugo Rondinone e Pamela Rosenkranz.
Questo legame con la storia del luogo emerge nella serie Genealogies. Per questi lavori Haitz utilizza frammenti di scaffali e strutture lignee provenienti dallo studio stesso. Racchiusi in teche di plexiglas, conservano macchie di vernice, fori e segni accumulati nel tempo. Da un lato le tracce lasciate da chi ha abitato questi spazi prima di lui, dall’altro la scelta dell’artista di isolarle e restituire loro visibilità. C’è qualcosa di al tempo stesso giocoso e celebrativo nel modo in cui questi materiali vengono sottratti all’anonimato e trasformati in opere d’arte. Ancora una volta, il valore non sembra risiedere tanto nell’oggetto stesso quanto nello sguardo che lo isola e lo rende visibile.
La serie Anthology invece, prende avvio da libri e pubblicazioni che spaziano dalla storia dell’arte alla poesia al pensiero queer. Segni e annotazioni si sovrappongono alle riproduzioni, facendo emergere connessioni e significati inattesi, proprio come il titolo della mostra. 

poetry, sleeping with someone, sleeping alone, overwork, indolence, cocaine, Proust | Samuel Haitz
Stiftung BINZ39, 29 maggio – 27 giugno 2026

Samuel Haitz – Installation view Courtesy Triangolo, Cremona und Stiftung BINZ39, Zürich – Foto: Julian Blum.
Samuel Haitz – Installation view Courtesy Triangolo, Cremona und Stiftung BINZ39, Zürich – Foto: Julian Blum.

Con Being Here, Mai 36 Galerie presenta una selezione di opere di Irma Blank (1934–2023), artista che per oltre cinquant’anni ha lavorato attorno alla scrittura, al linguaggio e al segno. La mostra riunisce opere di diverse serie e traccia il filo di una ricerca che ha accompagnato l’artista per gran parte della sua vita.
Al centro del lavoro di Irma Blank c’è una riflessione sul linguaggio e sui suoi limiti. Alla base di questo percorso vi è l’esperienza di vivere tra lingue diverse e la consapevolezza che nessuna parola riesce davvero a dire ciò che vorremmo dire. Nel corso degli anni, il linguaggio viene progressivamente liberato dalla sua funzione comunicativa per diventare ritmo, gesto e presenza. In alcuni Radical Writings, come Schriftzug = Atemzug, 29.5.1988, il segno è scandito dal ritmo del respiro. Più che trasmettere un messaggio, queste opere sembrano custodire il tempo e la presenza di chi le ha tracciate.

Being Here | Irma Blank
Mai 36 Galerie, 12 giugno – 31 luglio

Being Here | Irma Blank – Installation view – Courtesy Mai 36 Galerie
Being Here | Irma Blank – Installation view – Courtesy Mai 36 Galerie
Being Here | Irma Blank – Installation view – Courtesy Mai 36 Galerie

A prima vista, le opere di Laura Langer alla Galerie Oskar Weiss sembrano restituire
paesaggi notturni attraversati da strade, incroci e costellazioni di luci. Avvicinandosi, però,
l’immagine si dissolve in pennellate, colature e tracce di colore. Le vedute aeree della serie
Pilots incontrano le Discharge Paintings, nate da colature e residui di colore che affiorano
durante il processo pittorico. Queste tracce finiscono per evocare strade e reti urbane,
mentre le città sembrano dissolversi nella materia che le ha generate.
Come osservando il mondo dal finestrino di un aereo, la distanza modifica ciò che vediamo:
il paesaggio perde progressivamente la propria identità per trasformarsi in una trama di
segni, luci e relazioni. Ciò che sembrava riconoscibile si fa più ambiguo, restituendo quella
lieve vertigine che accompagna ogni cambiamento di prospettiva.

Parts Unknown | Laura LangerDaniele Milvio
Galerie Oskar Weis, 12 giugno – 25 luglio

Courtesy Galerie Oskar Weiss 
Courtesy Galerie Oskar Weiss 

La mostra di Dimitrina Sevova prende avvio da una ricerca sviluppata a Volterra attorno all’ex ospedale psichiatrico della città. Fotografie stampate su tessuto e dipinti realizzati con la terra raccolta sul posto restituiscono un paesaggio in trasformazione. Dietro alcune opere, dei ventilatori nascosti mettono il tessuto in movimento, come se respirasse.
Presentate negli ambienti di Beletage, in uno storico edificio alle spalle dell’Opernhaus di Zurigo che ospita ancora oggi un ambulatorio chiropratico, le opere instaurano un dialogo tra memoria dei luoghi, memoria dei corpi e pratiche di cura.

Samodiva – Wild Reclaiming Space | Dimitrina Sevova
Beletage, 12 giugno – 4 Settembre 2026

Samodiva – Wild Reclaiming Space | Dimitrina Sevova – Photo Annik Wetter
Samodiva – Wild Reclaiming Space | Dimitrina Sevova – Photo Annik Wetter

A Grieder Contemporary, Canvas in Suspension riunisce le opere di Nadine Schemmann, Sophie von Hellermann e Jorinde Voigt. La mostra si muove tra pittura, tessuto e spazio, lasciando che le opere escano dai confini tradizionali della tela.
Nei lavori di Nadine Schemmann la candeggina reagisce con la tela: i colori si espandono e si diffondono, le forme sembrano ancora in movimento. Sophie von Hellermann introduce una dimensione quasi domestica attraverso un grande paravento dipinto. Intense le tre grandi tele di Jorinde Voigt, attraversate da colori vibranti che evocano paesaggi interiori, stati emotivi, elementi corporei. Opere che trattengono lo sguardo più a lungo del previsto. A distanza di giorni, sono proprio quei gialli e quei viola a tornare alla mente, più come una sensazione che come un’immagine precisa.

Canvas in Suspension|  Nadine Schemmann, Sophie von Hellermann, Jorinde Voigt
Grieder Contemporary, Küsnacht, 12 giugno – 25 settembre 

Cover: Henrik Olesen, Copies of real-life objects, tools and food, Kunsthalle Zürich, 2026 Foto: Cedric Mussano

Canvas in Suspension|  Nadine Schemmann, Sophie von Hellermann, Jorinde Voigt Grieder Contemporary, Küsnacht – Foto: Anna Maysuk
Canvas in Suspension|  Nadine Schemmann, Sophie von Hellermann, Jorinde Voigt Grieder Contemporary, Küsnacht – Foto: Anna Maysuk