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Tra rabbia e invisibilità: Victoria Lomasko in mostra a Brescia

Testo di Lara Pisu — In occasione del Festival della pace è stata presentata a Brescia The Last Soviet Artist, la prima personale italiana di Victoria Lomasko, a cura di Elettra Stamboulis. Ospitata presso il Museo di Santa Giulia –...

Victoria Lomasko – The Last Soviet Artist – Installation view © Alberto Mancini – Fondazione Brescia Musei
Victoria Lomasko Under Water, 2021 Acquerello, acrilico, penna e inchiostro su carta 415 x 590 mm Courtesy Edel Assanti, London

Testo di Lara Pisu

In occasione del Festival della pace è stata presentata a Brescia The Last Soviet Artist, la prima personale italiana di Victoria Lomasko, a cura di Elettra Stamboulis. Ospitata presso il Museo di Santa Giulia – e promossa dal comune di Brescia e dalla Fondazione Brescia Musei – l’esposizione si articola in un vero e proprio percorso narrativo, snodandosi all’interno della pratica dell’artista e raccontando il clima politico russo dell’ultimo decennio.

Il lavoro di Lomasko attinge dal realismo sociale e dal realismo magico, cogliendo dunque il lascito delle avanguardie storiche e rielaborandolo in chiave personale e contemporanea; la sua linea sintetica e tagliente viene talvolta intervallata da colori accesi che smorzano la freddezza del tratto, a cui sono addizionati elementi ispirati alla cultura occidentale, restituendo una cartografia del contemporaneo. L’artista con il suo lavoro racconta la Russia e la sua geopolitica attraverso un coro di voci contrarie, quella dei dissidenti e dei silenti, celebrando in questo modo il dissenso e tutto ciò che si pone al di sotto di quella coltre di parole (e volontà) di un governo che lascia libera uscita solo alle proprie verità. In questo modo entriamo in contatto con un paese differente: Lomasko taglia il velo di una nazione che viene fatta pervenire come monolitica, rivelando la pluralità nascosta dei suoi abitanti e luoghi.
Si ha così la restituzione di uno sguardo interno e antagonista alle politiche putiniane e alla loro entità repressiva, senza però nascondere dello scetticismo nei confronti dell’occidente.

Il percorso della mostra permette allo spettatore di addentrarsi nelle verità dell’artista, conoscerne le intenzioni ma soprattutto le esperienze, laddove la conoscenza presuppone una condivisione. I disegni di cui siamo spettatori sono la registrazione di un corpo attivo – quello di Lomasko –, lo stesso corpo che ha partecipato a quelle battaglie registrandone i momenti per renderli duraturi, dando loro la possibilità di essere portati lontano.
Attraverso questi lavori ci rendiamo partecipi di quelle proteste: l’invito che ci vien fatto è di non voltarci dall’altra parte, ma conoscere e scoprire. Veniamo chiamati a condividere queste vite, e partecipando togliamo dall’ombra e dall’indifferenza gli eventi, diventando noi stessi testimoni e facendo risuonare (al di fuori di quei confini nazionali) gli aspetti che la politica vuole far scomparire; siamo spettatori di quei corpi invisibilizzati che non hanno mai smesso di opporsi a un governo autoritario e autarchico che ha basato sulla repressione la sua serena riuscita.

Victoria Lomasko – The Last Soviet Artist – Installation view © Alberto Mancini – Fondazione Brescia Musei

Il lavoro di Lomasko si presenta con i chiari connotati della denuncia attraverso un realismo delle manifestazioni e della vita degli invisibili, insieme a lavori con toni più incantati che rivelano le speranze di quello che potrebbe essere un futuro migliore. Inoltre la scrittura ha un posto fondamentale e privilegiato: questa non deve essere intesa come un apparato secondario, ma come un aspetto necessario all’interno della sua pratica.
L’esposizione avviene lungo un percorso suddiviso in cinque sezioni – Frozen Poetry, Drawing Diary, Changing Seasons, Graphic Reportages, Five steps – ognuna delle quali racchiude una propria specificità e affronta una differente tematica ripercorrendo le sfaccettature del lavoro di Lomasko, attraverso il suo tratto e le sue simbologie, e raccontano le sue esperienze, come nella sezione Changing Season, rappresentata dal murale realizzato a Bruxelles non appena l’artista ha lasciato la Russia in seguito allo scoppio della guerra. Uno scenario bellico e fortemente drammatico, in cui viene affrontato il tema della morte con estrema dignità, privando questo aspetto di ogni spettacolarizzazione. Ma anche i disegni tratti da Forbidden Art, il suo primo libro nonché l’unico pubblicato in Russia, poiché tutto il resto delle sue opere hanno subito la censura del paese. Nell’ultima sezione, intitolata Five Steps, è raccolto il lavoro che Victoria ha svolto durante il suo periodo di residenza artistica presso la Fondazione Brescia musei, un complesso di opere che Lomasko ha poi donato alla fondazione.
Sono presenti qui cinque pannelli in grande formato eseguiti in acrilico, lavori carichi di simbologia che ipotizzano un percorso catartico attraverso quella che Viktoria percepisce come l’identità russa contestualizzata ad oggi: Isolation, Escape, Exile, Shame, Humanity.
L’isolamento di crescere in un paese totalitario, la fuga non prevista dalla propria madre terra in seguito allo scoppio della guerra, passando poi per l’esilio e la riflessione sul proprio bagaglio culturale. A seguire il senso di vergogna nell’appartenenza a uno stato bellicista, nonostante non ci si ritenga allineati alle politiche del proprio paese. L’ultimo step è l’Umanità, una riflessione sul cosmopolitismo universale, una tematica del contemporaneo sempre più urgente, ovvero la necessità di riconoscersi tutti sotto la singola umanità, poiché il diritto alla vita non può più essere considerato un lusso.

L’esposizione si conclude con un docu-film incentrato sull’artista, realizzato dal compositore e musicista Geraint Rhys che ci aiuta a riflettere e approfondire la vita di Lomasko e la sua produzione.

Victoria Lomasko, Starship, 2021 Inchiostro nero e colorato su carta 420 x 297 mm Courtesy Edel Assanti, Londra
Victoria Lomasko, Diptych #2, 2012 Tecnica mista su carta 210 x 300 cm Cartoon Museum, Basel
Victoria Lomasko – The Last Soviet Artist – Installation view © Alberto Mancini – Fondazione Brescia Musei
Victoria Lomasko – The Last Soviet Artist – Installation view © Alberto Mancini – Fondazione Brescia Musei
Victoria Lomasko, I Am, 2021-22 Inchiostro e pennarello su carta 297 x 420 mm Courtesy Edel Assanti