

XI Niu: In Search of New Routes [Alla ricerca di nuove rotte], a cura di Claire Shiying Li, è una collettiva di sette artisti cinesi che attraverso pratiche distinte, ricerca sui materiali e approcci interdisciplinari, propongono una lettura della Cina contemporanea che va oltre rigidi confini e si propone come risultato di reciproche influenze tra Asia ed Europa.
Per tutti gli artisti è la prima volta sulla scena romana ma tutti hanno una consolidata esperienza e riconoscimenti in ambito artistico europeo e internazionale. Attraversando le sale della mostra si viene in contatto con due generazioni, la prima ha contribuito alla nascita dell’arte contemporanea cinese, l’altra attraverso studi, viaggi e residenze ha avuto modo di attingere da Oriente e da Occidente. L’insieme compone un variegato mosaico di personalità intense, accumunate da un forte legame quasi spirituale con la propria tradizione unito ad un’attenzione verso tematiche e ricerche estremamente attuali.
Il progetto ha avuto una lunga e attenta preparazione che ha portato la Fondazione Alda Fendi ad incontrare prima gli artisti in Cina per poi invitarli a Roma, ospitando alcuni di loro per un periodo di residenza negli appartamenti di Palazzo Rhinoceros.
L’impatto con Roma, la particolare posizione del palazzo situato nel cuore dell’antico Foro Boario, la vista dalla terrazza che corona l’edificio quasi a 360 gradi sulla città, ha generato effetti interessanti e sorprendenti. Come nel caso di Xie Fan (1983), artista affascinato dalla luce e dai materiali primordiali. Le sue edicole, Celestial Signs sono tramonti e colori colti nel cielo cinese a cui affiancadue “visioni” nate osservando i tramonti e le notti di luna piena romane. Realizzate su terracotta e dipinte con pigmenti minerali poi cotte ad alte temperature, la loro forma particolare è un richiamo alla tradizione buddista, ma può richiamare alla mente, in un singolare parallelo, le edicole mariane che punteggiano i vicoli del centro storico.



Zhao Gang (1961), storico sostenitore della libertà artistica e membro dei primi movimenti d’avanguardia cinesi, ha realizzato Triumph of Slaves (night), in una sola notte appena giunto nella Capitale e Triumph of Slaves (day). Il suo stile dinamico e impetuoso si manifesta in tutta la sua forza nel turbinìo dei gesti pittorici in mezzo ai quali appaiono accennate ma ben riconoscibili, alcune architetture romane, l’Arco di Giano, un gruppo di colonne, la facciata della chiesa di San Giorgio al Velabro, diventando elementi caratterizzanti che l’artista ha sentito il bisogno di rappresentare.
Le strade romane sono diventate scrigni di preziosi materiali per Zhou Yilun (1983), che lavora realizzando installazioni con oggetti quotidiani, rielaborandoli e alleggerendoli dalla loro funzione originaria. In strada infatti ha recuperato gran parte del materiale con cui ha composto le sue installazioni, buste di plastica, legni e transenne di metallo. Richiamandosi alla tradizione dei paraventi vi ha appeso giubbotti di pelle utilizzati nel passato da attori del cinema e da lui dipinti che il visitatore può toccare, indossare o semplicemente cambiare loro posizione, creando un’interazione ironica e giocosa.
Rimandano immediatamente alla tradizione cinese i dipinti su seta di Hao Liang (1983), una tecnica antica, quasi rituale, che richiede tempo, lentezza e che l’artista utilizza filtrandola attraverso una sensibilità contemporanea e cosmopolita… “Nel mio lavoro mi baso sempre sui punti di forza della pittura tradizionale cinese, esaltandoli. Ma guardo anche al cinema, alla letteratura e alla filosofia, e utilizzo queste basi per superare alcuni dei limiti della pittura antica…”
Han Mengyun (1989), ha iniziato formandosi sulla pittura ad olio occidentale per poi gradualmente allontanarsene e concentrare la sua ricerca su filosofia, mitologia e artigianato. Nei lavori in mostra si rifà alla tradizione della stampa a matrice lignea, che è oggetto della sua ricerca di questi ultimi anni.
Immagini di vita quotidiana sono gli Sketch Xie Nanxing (1970), tele senza cornice, figure quasi evanescentima attuali e intense. L’artista nella sua lunga carriera ha sperimentato tecniche diverse, la pittura astratta e quella figurativa, per arrivare più di recente ad una particolare tecnica di pittura su tela, in cui le immagini filtrano da una tela secondaria su cui l’artista lavora, ottenendo un particolare effetto quasi di dissoluzione delle forme.

Merita una sosta e una osservazione attenta, il video del duo Cao Minhao (1982) & Chen Jianjun (1981), parte di un corposo progetto sull’altopiano del Quinghai-Tibet che i due artisti e ricercatori portano avanti da circa dieci anni. Non è un documentario ma una riflessione sulla capacità di adattamento delle popolazioni che attraverso l’uso di pratiche tradizionali e attingendo a conoscenze ancestrali, cercano di adattarsi ad un ambiente in cambiamento, non ponendosi in contrasto con esso ma instaurando connessioni e relazioni di cura con le altre forme di vita degli altipiani.
Visitando la mostra non si può prescindere dall’osservare lo spazio in cui è allestita, che ne è parte integrante. Rhinoceros è infatti un luogo particolare, non è una galleria d’arte in senso tradizionale, non è un albergo in senso stretto, ma è un progetto, un oggetto artistico abitativo, come è stato definito, in cui arte contemporanea, architettura e ospitalità costituiscono un unico complesso.
Il Palazzo, ristrutturato da Jean Novel, si propone di essere un luogo di scambio, invito e confronto, in ogni sua singola parte, dal piano terra con gli spazi espositivi, ai piani centrali dedicati alle residenze fino alla terrazza che ospita un ristorante in cui “tavoli sociali”, lunghe tavolate comuni, accolgono gli ospiti e il cibo diventa momento di incontro e arricchimento reciproco anche tra persone che non si conoscono. Forse non sono luoghi proprio per tutti, ma la gratuità degli eventi al piano terra permette ad ogni tipologia di pubblico di assaporare un po’ del fascino che tutto l’insieme genera visitandolo.
La mostra in corso rientra perfettamente in questo palinsesto fatto di “scambi” e “incontri “e segna una nuova fase espositiva, per la prima volta infatti non viene ospitata una galleria internazionale, come accaduto negli anni passati, ma l’evento è progettato e prodotto dall’interno.
Aperta fino al 6 gennaio 2027 la mostra verrà affiancata da eventi collaterali, incontri e performance che completeranno e arricchiranno la visione di questa nuova Via della Seta.
Cover: Zhao Gang Triumph of Slaves (Day), 2026 Olio su tela | Oil on canvas 260 x 200 cm ph Giorgio Benni Courtesy of the artist and Lisson Gallery
