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La bellezza come forma contraddittoria di salvezza | Palazzo Pisani Moretta, Venezia

È in corso fino al 4 ottobre la mostra “The Only True Protest is Beauty”: opere di gioielleria, design e moda, arte, fotografia e sperimentazioni materiche, superano i confini disciplinari per dialogare tra loro

Entrare in uno scrigno dove i tempi, gli stili e i gusti si sommano per restituire un cangiante crogiolo di meraviglia. Utilizzare un linguaggio superlativo, una forma espressiva caratterizzata dall’uso costante di aggettivi ed espressioni enfatizzanti, è quasi banale, ma necessario. The Only True Protest is Beauty è una provocazione, più che un progetto espositivo, che porta la firma del celebre stilista belga Dries Van Noten (assieme a Geert Bruloot). Già il titolo, mutuato da un verso del cantautore e attivista politico statunitense Phil Ochs, è una dichiarazione d’intenti: la bellezza come forza di protesta e istigazione, come “presenza che interroga: un processo di indagine in cui la percezione risveglia e il saper fare si rivela come un atto radicale di incontro”. La cornice scelta dalla Fondazione Dries Van Noten è l’altisonante Palazzo Pisani Moretta, edificio che fa dialogare l’architettura gotica veneziana (il periodo d’oro dell’edificio inizia nel 1629) con una trasformazione avvenuta per volere di Chiara Pisani, che ha innestato sull’edificio originario un’audace trasformazione rococò nel 1740. Si devono al suo acume gli interventi sui soffitti con affreschi eterei e celestiali di Giambattista Tiepolo.

La mostra racchiude il sapere artigianale, la preziosità dei materiali e l’eterogeneità delle opere esposte, per dar vita a un percorso che non ha un ritmo crescente, ma parte superlativo, non cede a momenti più quieti e meditativi, non ha momenti più rarefatti, ma continua, quasi con toni ossessivi, a stimolarci con continue sorprese, suscitando meraviglia e intrigante curiosità. Ogni sala, corridoio, angolo e parete accoglie gli oltre duecento oggetti che spaziano tra moda, gioielleria, vetro e fotografia, opere d’arte e oggettistica che si fanno eco a vicenda: l’occhio non può che farsi frenetico perché alla bellezza degli oggetti e delle visioni si somma l’opulenza materica e formale degli stessi.

Di provocazione si diceva. Ed è sfidante la scelta di collocare, come opera di ‘benvenuto’, The Blind Leading The Blind #48: scultura monumentale del 2012 di Peter Buggenhout, che sembra sbeffeggiare lo splendore degli stucchi, la preziosità dei tendaggi, la magnificenza degli affreschi, per restituire, della sontuosità di Palazzo Pisani Moretta, la parte oscura, inconscia, effimera e tumultuosa. Polvere e opacità, nerezza e disarmonia, asimmetria e precarietà dialogano con la maestosità dei pilastri in pietra d’Istria dell’androne del Palazzo. Cartone, ferro e scarti umani si fanno espressione del caos, del decadimento e dell’instabilità dell’essere umano.

Peter Buggenhout The Blind Leading the Blind #48, 2012 Mixed media (cardboard, iron, polystyrene, polyurethane, textile, wood) covered with domestic dust Courtesy of the artist and Axel Vervoordt Gallery – Photo: Matteo de Mayda
Comme des Garçons Collection Spring/Summer 2025 Headpiece by Julien d’Ys Courtesy of Comme des Garçons – Christian Lacroix Haute Couture Fall/Winter 2004 Wig by Fabio Petri Courtesy of Christian Lacroix, STL group – Kate MccGwire STIFLE, 2008 Mixed media with white dove feathers in antique glass dome with black wood base Private collector – Photo: Matteo de Mayda

Ci apprestiamo a compiere un viaggio meraviglioso, tra splendori e ricercatezza, con la consapevolezza (grazie a Peter Buggenhout) della parte oscura e complementare di tutto ciò che vediamo e cerchiamo di capire. Attraversiamo la sala La vittoria della luce sulle tenebre, che ci mostra il riposo di una ragazza ritratta nell’opera di Steven Shearer che dialoga con i capolavori di Comme des Garçons e Christian Lacroix, e una scultura piumata di Kate MccGwire. Questo inizio silenzioso si anima nella stanza successiva, Tiepolo: anche in questa stanza ritroviamo un’opera di Shearer: una sentinella baffuta (2024) la cui quiete riverbera nelle opere specchianti di Kiko Lopez e nelle ceramiche di Takuro Kuwata. Come le perle cangianti di una lunga collana, ogni stanza è dedicata a una sensazione, un’emozione, una particolarità che può essere il colore che si fa linguaggio viscerale e mentale — nella stanza Colors speak — o un concetto, come nella sala Natures Mortes, dove si fa stringente il dialogo tra organico e artificiale: qui troviamo le sculture di Kaori Kurihara, che manifestano una natura surreale, a tratti amorevole, altre volte maligna, con i suoi tentacoli, i colori accesi, protuberanze insidiose che sembrano affette da una malattia genetica. Nella sala Part and Whole, l’attenzione si focalizza sui “materiali ritrovati”: le sculture dall’intreccio virtuoso e vibrante di Misha Kahn e l’immancabile teschio (memento mori per antonomasia nelle nature morte), rivisto in porcellana da Katsuyo Aoki. Venezia e le sue maestranze giungono come un’eco tortuosa nella sala Bending Light, dove predomina una luce curva, riflessiva, omaggio all’arte vetraia di Venezia con le opere vitree di Alexander Kirkeby e le forme cellulari dell’artista giapponese Ritsue Mishima. Nella sala Confrontations, la designer palestinese di Ramallah Ayham Hassan ha realizzato abiti con ricami e tessuti tradizionali per rivendicare la propria narrazione, intrecciando saperi ancestrali e protesta contemporanea. I suoi abiti-struttura si confrontano con le decostruzioni della silhouette di Comme des Garçons. Tra un piano e l’altro, in uno spazio nominato Lighted Ascent, lo scultore ceco Václav Cigler ci mostra, grazie a una sorta di occhio di vetro gigante, una realtà caleidoscopica e surreale.

Scorrono le stanze Leather and White, Against the Grain, Silver Sanctum, Skin e Language of Flowers: dove antico e moderno, artigianalità e suggestioni contemporanee si intrecciano creando stupore, meraviglia e curiosità.

Misha Kahn Flotsam Jetsam, 2017 Aluminum, stainless steel Courtesy of Friedman Benda and Misha Kahn – Arthur Vandergucht Metropolis Cabinet, 2025 Aluminium, rivets Courtesy of Uppercut – Tuscan School, 16th century CRUCIFIXION WITH THE MOURNING oil on panel – Photo: Matteo de Mayda
Christian Lacroix Haute Couture Fall/Winter 2009 Headdress arrangement by Fabio Petri Courtesy of Christian Lacroix, STL group – Francesco Zanchi, Giuseppe Angeli, Giuseppe Ferrari Decoration of the dressing room featuring Venus and the Swan -Photo: Courtesy Fondazione Dries Van Noten

Ogni aspetto è curatissimo, ogni dettaglio è cesellato e orchestrato nei minimi particolari. Anche nella sala Chaos and Order, dove rivaleggiano le sculture di Peter Buggenhout e di Misha Kahn (il disordine caotico dell’uno e l’ordine misurato e calibrato dell’altro), sembrano trovare una sintesi le sculture-bozzolo di Hubert Duprat: una serie di involucri d’oro, perle e pietre preziose realizzati dalle larve di Trichoptera.

All’interno della sala Duels and Duets — stanza della musica di Palazzo Pisani Moretta — un braccio robotico ricamato in oro e seta mette in scena quella che potrebbe essere una delle partite a scacchi più stravaganti al mondo. Sviluppata nell’arco di tre anni con il supporto di oltre 23 artigiani, l’opera di Joseph Arzoumanov trasforma il secolare gioco di strategia in un’intricata meditazione sull’amore, la memoria e il destino. L’opera (d’arte totale) L’Échiquier des Songes unisce pietra vulcanica, oro e ricami di seta con un braccio robotico per inscenare un teatro in miniatura dove l’artista mette in scena “una narrazione vivente delle tensioni della Guerra Fredda”. Foglie d’oro, grottesche e stucchi — un vero e proprio scrigno rococò — fanno da cornice al tema Golden Opulence: dove la materia bruta delle sculture di Buggenhout crea una massa d’ombra nella sala che ospita anche un abito da sposa di Lacroix, un capolavoro di resilienza: realizzato a partire da frammenti d’archivio e dalle memorie del passato dell’atelier, “l’abito si impone come estrema ‘protesta’ in forma di bellezza”. Dentro una teca, un teschio di Attilio Codognato, famoso gioielliere veneziano, fondatore dello storico marchio di Venezia nato nel 1866.

La mostra si chiude con l’inganno, reso manifesto nella sala Precious Ordinary: uno spazio d’ombra impreziosito da uno dei primi esempi di chinoiserie dorata in ambito veneziano. Qui il concetto di ‘ordinario prezioso’ prende vita attraverso oggetti che ingannano lo sguardo. Lo studio-atelier Lachaert Dhanis interviene su una scala originale del palazzo, apparentemente imbrattata di vernice; a uno sguardo più attento, quelli che sembrano schizzi di vernice si rivelano pietre semipreziose. Allo stesso modo, un secchio si scopre essere una fusione d’argento ricolma di detriti ingioiellati.

Cover: Steven Shearer Black Velvet, 2025 – UV print on linen – © Steven Shearer Courtesy the artist, Galerie Eva Presenhuber, and David Zwirner | Lilla Tabasso Uncultivated Garden: Zolla Tulipani, 2025 Lamp-worked Murano glass Courtesy of the artist and Caterina Tognon | Ettore Sottsass,Vase n.13, 2006, Glass aluminum acrylic corian Private collector; Vase, 1999 Glass, Private collector; Vase AB, 1999 Glass,Private collector Photo: Matteo de Mayda

atelier lachaert dhanis Trompe l’oeil, 2026 Wood, metal, silver, bronze, paint, stones, minerals, diamond, fossils, pearl Courtesy of the artists – Alexander Kirkeby Chandelier, 2025 Lead-free Crystal glass, Zinc-plated Steel, Brass Courtesy of the artist studio and Uppercut – Chinoiserie decorations featuring exotic scenes and animals – Photo: Matteo de Mayda
FONDAZIONE Dries Van Noten – Palazzo Pisani Moretta – Ph Camilla Glorioso