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The Cool Couple, Luca Loreti, Giulio Scalisi, Alessandro Vizzini

Ma questo l’hai già detto ieri sera. Conversazione tra Niccolò Benetton, Luca Loreti, Alberta Romano, Simone Santilli, Giulio Scalisi e Alessandro Vizzini in occasione della serie di residenze artistiche BoCs Art — Special guest: Giacinto Di Pietrantonio. — Giulio Scalisi: Qual è il tema di questa conversazione? Niccolò Benetton: La rivoluzione nell’arte? Alberta Romano: Davvero?? NB: Naa, […]

Ma questo l’hai già detto ieri sera.

Conversazione tra Niccolò Benetton, Luca Loreti, Alberta Romano, Simone Santilli, Giulio Scalisi e Alessandro Vizzini in occasione della serie di residenze artistiche BoCs Art —

Special guest: Giacinto Di Pietrantonio.

Giulio Scalisi: Qual è il tema di questa conversazione?
Niccolò Benetton: La rivoluzione nell’arte?
Alberta Romano: Davvero??
NB: Naa, a me interessa Giulio Scalisi come eroe!
Alessandro Vizzini: Ma questo l’hai già detto ieri sera!
AR: Cioè?
GS: Non lo so, Alberta, mi prendono sempre in giro…
AV: Dai, su raga, che sta registrando. Albe, di cosa volevi parlare?
AR: Non so, in realtà mi aspettavo che qualcuno di voi mi chiedesse subito: “Alberta, perché non inizi raccontandoci come mai hai scelto noi quattro e cosa hanno in comune le nostre ricerche artistiche?”
Luca Loreti: oh benissimo!
AV: Dicci dicci!

Giulio Scalisi
Giulio Scalisi

AR: Allora…si. Beh, secondo me, c’è una cosa che accomuna tutte le vostre ricerche, certo in alcune è presente in maniera più marcata, in altre più soffusa, ma in tutti i vostri lavori c’è una grande potenzialità di riflessione sociale e culturale. Credo che nelle vostre ricerche ci sia una particolare attenzione al contenuto e allo stimolo verso una riflessione su vari aspetti sociali, culturali e politici della nostra società. Non so, penso ai Cool Couple e a Giulio che partono sempre da alcuni fenomeni di cultura generale per poi trasporli nell’arte, oppure a Luca e Alessandro che parlano del fenomeno della riappropriazione in senso lato.

Simone Santilli: Quindi ci hai scelto anche perché cerchiamo di comunicare con i fruitori dell’opera, cioè perché non lavoriamo in maniera autoreferenziale, ma cerchiamo un dialogo con il pubblico. O sbaglio?
AR: Si, più che altro perché avete un contenuto a cui tenete e che avete il bisogno di comunicare.
SS: Mmm…ok, ma voi che percezione avete di questa cosa…cioè partendo dal presupposto che facciamo arte, vi siete mai chiesti se ci fosse davvero bisogno di comunicarla?
AR: Beh, io ho sempre pensato che un senso nel comunicare quello che facciamo ci sia.
Quando comunico o scrivo qualcosa penso sempre che tra le persone che ascoltano in quel momento ci sia un giovane al quale potrebbe venir voglia di approfondire un argomento piuttosto che un altro…questo mi spinge a comunicare. Non è una cazzata, ci penso davvero.
LL: Si sono perfettamente d’accordo. Ho sempre pensato che un’opera sia come un sasso lanciato, non sai mai dove andrà a finire, ma da qualche parte va sempre a finire.
NB: Che poeta.

Luca Loreti
Luca Loreti

SS: Si sono d’accordo, ma mi stavo ponendo la domanda perché a volte mi sento isolato in questo tipo di riflessioni…spesso mi sembra che l’arte produca mostre e opere solo per gli addetti ai lavori e che sia un sistema che si autoalimenta attraverso quelle poche persone che ne fanno parte.
AR: Si, sicuramente, ma accettare quel sistema rappresenta il compromesso che devi fare per rimanerci dentro, no?
LL: Si, anche il nostro è un lavoro come ogni altro, il problema è la tua sensibilità.
NB: Secondo me, però, non è così scontato che quando inizi a lavorare in questo settore tu sappia già il perché lo stai facendo.
AV: Questo l’hai già detto ieri sera.
NB: O era l’altro ieri sera?
SS: Ma andiamo fuori tema se vi chiedo, per curiosità, come avete iniziato?
AR: Ma che carino! No, non è fuori tema, ma inizia Vizzini che non sta parlando da un po’.
AV: Come ho iniziato? Come ho iniziato che cosa?
NB: Come cazzo è che sei finito a stare qua con noi oggi, Vizzini!
AV: Ah, beh per me è stata una cosa graduale. Credo sia stata un po’ colpa dei Wu-Tang Clan.
NB: UH!
AV: Quando ero ragazzino ero sempre con gli amici a dipingere sui muri e piano piano da lì, questi segni che facevo sono diventati qualcosa di più e ho sviluppato la curiosità di studiare meglio questo aspetto visivo delle cose.

Alessandro Vizzini
Alessandro Vizzini

NB: Ora non disegni più sui muri?
AV: No, ma ogni tanto mi torna la voglia.
AR: Tu, invece Nico?
NB: Io ancora adesso mi chiedo com’è che son finito qua, perché il sistema dell’arte mi procura una sorta di angoscia, ma credo di essere qui perché da quando son piccolo mio babbo mi ha sempre detto che dovevo difendere i più deboli. Cioè ci sono delle ingiustizie di cui sentivo di dover parlare e io all’inizio volevo fare reportage di guerra, poi ho capito che anche quella cosa era abbastanza fine a sé stessa e così mi sono trovato qui.
AV: Eh no fermati, fermati, il tuo sta diventando un panegirico! Adesso voglio cambiare la mia risposta!
NB: Va be, allora smetto.
AR: No, dai, vai avanti!

The Cool Couple
The Cool Couple

NB: E niente, ci sono un po’ capitato per sbaglio o meglio per fortuna…però la cosa che mi affascina di più è la libertà di poter comunicare determinate cose. Faccio soltanto un po’ di fatica ad accettare le contraddizioni interne del sistema dell’arte, specialmente quando si ha un approccio relativamente impegnato…
GS: Infatti, secondo me, fare arte nel sistema in cui viviamo oggi è un capriccio.
Io mi sono trovato a fare l’artista perché questo mi dava la possibilità di affrontare alcuni dei miei problemi, ad esempio quello di rapportarmi con il mondo, che poi è quello di cui mi occupo.
Personalmente ho sempre disegnato da quando avevo tre anni e le maestre mi facevano sempre i complimenti, però c’era un ragazzo più bravo di me, per questo motivo non ho mai smesso.
Poi ho fatto il liceo scientifico, sono andato in America e ho visto il Moma, il Guggenheim, il New Museum e allora mi sono detto “Wow, quindi si può fare l’artista, non è una cosa così folle”.

Alberta Romano e Giacinto Di Pietrantonio
Alberta Romano e Giacinto Di Pietrantonio

Giacinto Di Pietrantonio: E quello più bravo di te ora che fa?
GS: Non lo so, ma non è tanto bravo, secondo me. Comunque poi lo cerchiamo.
AR: Luca, tu?
LL: Io ho una storia molto simile a quella di Giulio. Quando ero piccolo mi piaceva disegnare, mi piacevano i fumetti e i cartoni animati, ma quando sono arrivato al Liceo ero il più scarso di tutti. Questo mi ha messo un po’ in soggezione e così ho iniziato ad appassionarmi ad altre cose, come la politica, la musica etc.
Poi invece ho avuto la fortuna di conoscere un docente bravissimo che veniva dal concettuale, lui mi ha insegnato che l’arte era fatta di tante altre cose oltre al disegno. Poi in quinta superiore mi sono chiesto se volevo fare l’artista o il politico…alla fine ho scelto l’artista.
AV: Secondo me hai preso la decisione sbagliata!
LL: Grazie!
AV: No, ma non perché tu non sia un bravo artista, ma perché magari ti avrei votato!
SS: Sì, infatti, anch’io ti avrei votato.
LL: Grazie ragazzi, magari qualcuno mi chiama come assessore.
Comunque volevo aggiungere una cosa. Personalmente invidio molto le persone che cercano di dare la loro visione del mondo in maniera emotiva, perché io ora non ce la faccio. Finché ci sarà qualcuno a cui interessa quello che faccio avrò la forza di andare avanti, quando non ci sarà più nessuno smetterò, perché sinceramente non mi interessa fare arte per me stesso.

Alessandro Vizzini
Alessandro Vizzini

AV: Questo l’hai già detto ieri sera!
LL: Probabile, mi ripeto spesso.
AR: Tu invece Simo?
SS: Io come Nico non ho mai pensato di fare l’artista. La prima crisi l’ho avuta quando ho finito il Liceo Classico che, secondo me, ha il problema di prepararti a tutto senza darti una direzione precisa. Quando mi sono trovato davanti alla possibilità di poter scegliere sostanzialmente qualsiasi cosa, sono andato nel pallone.
Così ho iniziato l’università, poi l’ho cambiata e ho deciso di fare arte perché mi sembrava l’opzione ideale per posticipare ancora la mia decisione di tre anni. Finiti quei tre anni ho iniziato a studiare fotografia e a lavorare con Francesco Jodice. Lì ho capito che potevo declinare tutti i miei ragionamenti in una pratica che avesse un senso. Ma fino ai 24 anni non avevo la più pallida idea di cosa avrei fatto…
LL: Tu invece Alberta come hai iniziato?
AR: Io al contrario di Simone quando ho finito il Liceo Classico pensavo seriamente di non essere in grado di fare nulla e così nel dubbio l’ultimo anno mi sono appassionata alla storia dell’arte, sempre fino a Monet s’intende. A posteriori mi sono resa conto che ciò che mi piaceva dell’arte era la potenza comunicativa che ogni immagine aveva. Le immagini del libro di storia dell’arte in pochi sguardi erano capaci di raccontarmi tante cose del contesto storico, politico e culturale di un’epoca e questo mi affascinava. Mi sembrava un mezzo potentissimo.

Giulio Scalisii
Giulio Scalisii

LL: Quindi l’arte ha uno scopo educativo, secondo te?
AR: Formativo, direi. Deve consentirti di aprire la mente.
SS: Si, ti deve incuriosire, quella è una grandissima soddisfazione secondo me…insieme a far capire ai miei genitori che cosa sto facendo.
LL: Ma tu invece Giacinto?
GDP: Che devo dire? Come ho iniziato io?
AR: Si, special guest!
GDP: Beh io ho iniziato perché mi piaceva l’arte, ma sapevo di non essere un artista, sapevo che avrei fatto lo storico dell’arte, il curatore all’epoca non esisteva!
Poi un giorno un mio amico di Università al Dams mi ha chiesto di scrivere un testo per una mostra collettiva a cui partecipava, io personalmente non sapevo nemmeno che lui dipingesse, ma l’ho fatto e sono andato ad allestire con lui e con gli altri artisti. È stato bellissimo, ci abbiamo messo quattro giorni, ma ho pensato subito che fosse divertentissimo e così ho pensato di farne un’altra, e poi altre ancora. In quei giorni ho capito tutto, non conoscevo niente perché venivo dallo studio dell’arte antica e in poco tempo ho scoperto Flash Art, la Transavanguardia, Artforum e tutto il resto. Così ho iniziato io.

Luca Loreti
Luca Loreti
The Cool Couple
The Cool Couple

10_Foto di Gruppo

 

The Cool Couple è un duo artistico fondato nel 2012 da Niccolò Benetton (Arzignano, 1986) e Simone Santilli (Portogruaro, 1987). La loro ricerca evidenzia gli attriti, nell’immaginario collettivo, della società in rete, analizzando l’interazione quotidiana di individui e collettività con le immagini. La fotografia intesa come abitudine collettiva si traduce in una varietà di output che spaziano dalla video installazione alla stampa 3D, alla performance. Il lavoro di The Cool Couple è stato esposto presso: CCC Strozzina, Firenze; Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia; Unseen Festival, Amsterdam; Les Rencontres d’Arles, Arles, FR; MACRO, Roma.

Luca Loreti (Chiavari, 1990) vive e lavora a Milano. È stato membro e co-fondatore di /77 (2015-2017), Artist run project. Partendo da presupposto che l’Arte sia un linguaggio, un modo per comunicare con gli altri tramite un’immagine o una situazione, l’artista crea opere appartenenti a categorie formali archetipiche o al limite dello stereotipo (pitture, sculture, wall painting e performance) ponendo lo spettatore di fronte ad un’immagine o ad una storia con cui relazionarsi.
Fra le ultime mostre: Kodomo no hi, Sonnenstube, Lugano, 2017; Now I Wanna be a Good Boy, (personale) a cura di Corinne Cortinovis e Chiara Spagnol, Plasma Plastic, Milano, 2017; It Was My First Time, Notturno #2, (personale), Localedue, Bologna, 2016; Exhibition of the year 2016, a cura di Alberta Romano, t-space, Milano, 2016; BocconiArtGallery, Bag, Milano, 2016; Frat /77, (personale) /77 Artist run project, Milano, 2015.

Giulio Scalisi (Salemi, 1992) vive e lavora a Milano.
Ha conseguito una laurea di primo livello in Arti Visive presso la NABA di Milano e un master in Fine Arts presso l’ÉCAL di Losanna. L’artista prova a investigare sé stesso come soggetto inserito nella contemporaneità, andando ad analizzare le forze esterne che agiscono sull’individuo modellandolo. La sua ricerca si esprime attraverso vari media: video, fumetti, disegni e installazioni.
Tra le ultime mostre: Alghe Romantiche, (personale) Tile Project Space, Milano; Good Guys (Gran Riserva), Gasconade’s Guest, Roma; tAPC/the Artist’s PC, Le Botanique Centre Culturel, Bruxelles; Cali Gold Rush, Lucie Fontaine, Milano; e Life is a Bed of Roses, Fondation d’enterprise Ricard, Parigi.

Alessandro Vizzini (Cagliari, 1985) vive e lavora a Roma.
La sua ricerca è incentrata sull’osservazione dei processi temporali, dati immateriali filtrati dall’analisi di determinati paesaggi poi riproiettati all’esterno attraverso sviluppi scultorei.
Tra le ultime mostre: ISLAND, Montecristo project, location segreta, Sardegna IT; One Missing Sock After Doing Laundry, Glasgow UK; Ortica, Frutta, Roma, IT; Time, Momentum Journal, web project; Straperetana, Pereto IT; I scream you scream we all scream for ice cream, Fondazione Baruchello, Roma, IT; La più geniale tra le maschere, American Academy in Rome, Roma, IT; Trigger Party 3, Marselleria, Milano, IT.

 

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