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The Ballad of the Blue Kind: Benni Bosetto mette in scena la solitudine a Firenze 

In "The Ballad of the Blue Kind", Benni Bosetto esplora le molteplici sfumature della solitudine e della tristezza, componendo un racconto intimo e mutevole che attraversa età, momenti della vita e incontri, trasformando la fragilità in un’esperienza condivisa.
Benni Bosetto, The Ballad of the Blue Kind, 2026, veduta della mostra, IED ex-teatro dell’Oriuolo, Firenze – Foto di Sara Sassi OKNOstudio

Il progetto, organizzato da IED Firenze e Fondazione Palazzo Strozzi, è visibile dal 22 ottobre al 23 dicembre e si articola in una mostra negli spazi espositivi di IED, nell’ ex-Teatro dell’Oriuolo, e in due giornate di performance alla Strozzina di Palazzo Strozzi. The Ballad of the Blue Kind è curata da Daria Filardo, coordinatrice Arte di IED Firenze e Martino Margheri, della Fondazione Palazzo Strozzi, con il supporto della classe del master in Curatorial Practice 2025-2026. 
Il progetto si inserisce in una collaborazione avviata nel 2021, che offre agli studenti l’opportunità di contribuire allo sviluppo del progetto e alla ricerca curatoriale, permettendo loro di confrontarsi con le condizioni reali dell’ideazione e della realizzazione di una mostra. 

Benni Bosetto ha esposto in istituzioni come Pirelli HangarBicocca a Milano e il MAMbo di Bologna e articola la sua ricerca attraverso disegno, installazione e performance concentrandosi sulla decostruzione e trasformazione del corpo. Le sue opere invitano a un’esperienza sensoriale ed emotiva, mettendo in discussione i confini tra realtà, immaginazione e memoria. In The Ballad of the Blue Kind l’artista si concentra sulle diverse declinazioni della solitudine, raccontata come uno stato emotivo in costante movimento, che prende forma attraverso la presenza e l’assenza, il suono e il silenzio. 

Benni Bosetto, The Ballad of the Blue Kind, 2026, veduta della mostra, IED ex-teatro dell’Oriuolo, Firenze – Foto di Sara Sassi OKNOstudio

Negli spazi della Strozzina, cinque personaggi immersi in ambientazioni surreali cantano la tristezza accompagnati da due giovani musicisti alla fisarmonica e alla chitarra. Nati dall’intreccio di suggestioni provenienti dalla letteratura, dal cinema e dalle arti visive, i personaggi costituiscono il punto di partenza per lo sviluppo di canzoni, disegni, musiche e scenografie della performance. Ognuno possiede una propria identità: una ragazza giovane, una signora in pelliccia con un grande cappello ornato di piume dal sapore rétro, una donna, un uomo adulto e una figura che emerge da un pacco regalo natalizio, evocando tanto Pippi Calzelunghe quanto Rosso Malpelo. Le loro personalità e le atmosfere che li circondano danno vita a una sorta di musical, in cui la malinconia si esprime attraverso il canto, il gesto e la musica. Lo spettatore non è un semplice osservatore esterno, ma si muove insieme ai protagonisti ed è invitato a interagire con lo spazio, condividendolo con loro e con i musicisti.
“I cinque personaggi e la musica della performance si ritrovano, in un’altra forma, all’ex Teatro dell’Oriuolo” ha spiegato il curatore Martino Margheri “Si perde la presenza fisica, ma nei disegni scultorei e nelle opere in mostra all’Oriuolo torna l’eco della tristezza. Attraverso un’altra forma rievoca le stesse sensazioni della performance”. 

Benni Bosetto, The Ballad of the Blue Kind, 2026, veduta della mostra, IED ex-teatro dell’Oriuolo, Firenze – Foto di Sara Sassi OKNOstudio

All’ex Teatro dell’Oriuolo, la riflessione prosegue dunque attraverso un cambiamento di linguaggio. I personaggi abbandonano la loro presenza fisica per riemergere nei disegni scultorei, mentre la musica eseguita dal vivo lascia spazio a una registrazione. Ciò che resta non è la rappresentazione diretta della performance, ma la traccia emotiva che questa lascia nello spettatore.
Bosetto costruisce inoltre un ambiente architettonico capace di tradurre la tristezza in una dimensione spaziale. Grandi tende blu disegnano una successione di corridoi che guidano il visitatore in un percorso raccolto, quasi privato, invitandolo a rallentare e a confrontarsi con le opere in modo intimo. Anche le poltrone collocate davanti ad alcuni lavori favoriscono una fruizione individuale e contemplativa, creando uno spazio d’incontro silenzioso tra chi guarda e ciò che viene guardato.
Tra performance e mostra, The Ballad of the Blue Kind costruisce così un paesaggio emotivo in cui la solitudine non è soltanto una condizione da osservare, ma un’esperienza da attraversare. Attraverso corpi, voci, immagini e spazi, Bosetto ne restituisce la complessità, mostrando come anche la tristezza, pur nella sua dimensione più intima, possa diventare un luogo di riconoscimento e condivisione.

Cover: Benni Bosetto, The Ballad of the Blue Kind, 2026, dettaglio della performance, Strozzina Palazzo Strozzi, Firenze – Foto di Sara Sassi OKNOstudio

Didascalia per tutte le foto: Benni Bosetto, The Ballad of the Blue Kind, 2026, dettaglio della performance, Strozzina Palazzo Strozzi, Firenze – Foto di Sara Sassi OKNOstudio