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Staging the Residency vol. II | Camilla Gurgone

Intervista di Marta Blanchietti e Anna Del Torchio Risulta interessante notare come il cibo abbia un ruolo importante nelle tue performance.  Come sei arrivata a questo tipo di ricerca e perché? Tutto ruota intorno alla questione del coinvolgimento e alla...

Camilla Gurgone, Full mime jobs/Gurgone Lab., 2019. Gesso, vernice vetrificante e acrilica, pigmenti in polvere, alluminio, acciaio, plastica. Dim. variabili, in foto: 1000x140x35 cm
Camilla Gurgone, Full mime jobs/Gurgone Lab., 2019. Gesso, vernice vetrificante e acrilica, pigmenti in polvere, alluminio, acciaio, plastica. Dim. variabili, in foto: 1000x140x35 cm. (detail)

Intervista di Marta Blanchietti e Anna Del Torchio

Risulta interessante notare come il cibo abbia un ruolo importante nelle tue performance.  Come sei arrivata a questo tipo di ricerca e perché?

Tutto ruota intorno alla questione del coinvolgimento e alla creazione di una dimensione parallela. Il mio intento primario è quello di riuscire ad attrarre verso le mie installazioni un range di identità e personalità il più vasto possibile. Ovviamente, per far sì che succeda, occorre escogitare un immaginario confortevole, portavoce di un linguaggio semplice e appartenente ad una memoria comune. 
È istintivo per me associare il cibo a questa “iconografia quotidiana”, probabilmente è per questo che si ripresenta spesso nei miei lavori: la sua immediata comprensione agevola dialoghi, scambi, reazioni capaci di unificare persone e di lasciare tracce, fondamentali per la mia ricerca artistica.

Un materiale che ritorna nei tuoi lavori, come in Process to Shape the Imaginary n.1 e Tachilalia, è la carta termica. Perché?

La carta termica è un materiale che ormai è parte della mia poetica dal 2017. In alcune opere è un elemento protagonista, non solo a livello estetico ma anche concettuale. I significati che associo ad essa sono molteplici, ad esempio, come metafora sull’evanescenza della memoria: come i piccoli ricordi quotidiani che spesso tendiamo a banalizzare e a dimenticare, tutto ciò che viene stampato su questa carta è destinato a scomparire nel giro di 1-2 anni. Oltre al fattore temporale, si aggiunge quello ambientale poiché i componenti chimici di questa carta la rendono particolarmente sensibile ai cambiamenti atmosferici, donandole una delicatezza e una fragilità comune al carattere interiore umano.

Camilla Gurgone, Kingyo Sukui, 2021. Pesci rossi e shubunki, retini in carta, plastica, acqua, ceramica, vari oggetti. Dimensioni ambientali. Ph. Filippo De Majo

In molte tue opere rendi il pubblico direttamente protagonista della performance, anche affidando parti dell’opera stessa agli spettatori, come in Full Mime Jobs / Gurgone Lab o Kingyo Sukui. Come ti rapporti con la spinosa questione dell’autorialità?

Personalmente affronto questo aspetto a seconda di ciò che voglio ottenere. Ritengo molto più proficuo e interessante prestare la mia autorialità o regalarne una parte e non vedo una perdita o un rischio in tutto ciò, anzi mi permette di approfondire uno studio sulle reazioni/emozioni istintive, acquisire una conoscenza maggiore dei comportamenti sociali e documentare esiti inaspettati. Anche se conferisco a ogni singolo fruitore il ruolo di co-conduttore, il mio potere resta comunque implicito e predominante nelle condizioni dettate nel progetto, come se costruissi un labirinto a cui ognuno successivamente trova una personale strategia d’uscita. Nell’affidare e lasciar scomporre lentamente a qualcun altro un’opera finché non ne rimangono solo i resti spogli e i ricordi di un vissuto individuale, si potrebbe definire un “autorialità distribuita” dove io, autrice, elargisco qualcosa di proprio per la sua diffusione e divulgazione. C’è un qualcosa di biblico ed evangelico in questo, non trovate?

Come pensi di articolare la tua residenza in Viafarini? C’è qualche progetto nello specifico che vorresti approfondire? 

Sto approfondendo una ricerca sullo studio dei sintomi psicosomatici, in particolare sulle conseguenze che creano alcune emozioni sull’asse intestino-cervello. Avendo una parte di studio sia in Archivio che in via Farini 35, vorrei creare un collegamento tra i due siti, giocando su una dimensione profonda ma allo stesso tempo ludica, tra vernici termocromatiche (che cambiano colore con il calore) e Hula Hoops.

Camilla Gurgone, My gut (brain) feelings on-a-chip, 2022. Dettaglio dell’opera work in progress a Viafarini.
Camilla Gurgone, Full mime jobs/Pizzeria Casa Kunstschau, 2022. Performance, 11 giugno-09 luglio 2022. Kunstschau contemporary place, Lecce. Farina, colla, vernici, gesso, pigmenti, legno, paste modellabili, plastica, acciaio inox. Ph. Grazia Amelia Bellitta
Camilla Gurgone; Process to shape the imaginary n°1, 2022. Barra porta comande, stampa su carta termica, plexiglass. 60x180x30 cm.