Sposare la notte Ep. II – La Fabbrica di lucciole

Sposare la notte, ciclo di ecowalk per il Public Program del 59° Padiglione Italia della Biennale di Venezia prosegue a Palermo, di seguito il racconto del 10 giugno 2022 quando si è attraversata la costa Nord di Palermo dalla Fincantieri sino all’Ex Chimica Arenella tra le 18 e mezzanotte
5 Settembre 2022
g. olmo stuppia, Sposare la notte Ep. II (Ex Chimica Arenella)

English text below

And come on, come in. Step into
the vortex of where you belong

Vortex, Nick Cave & The Beed Seeds

Testo di Rita Bonfiglio e Greta Mullaj 

g. olmo stuppia prosegue il suo rituale penetrando e misurando ‘a spanne’ il residuo dell’industrializzazione dell’isola degli Dei, partendo dalla costa nord di Palermo.

La flânerie ha inizio al vespro e si snoda lungo i bordi profani del Monte Pellegrino che, come una ziggurat sumera, riserva il sacro alla sua cima: Via Montalbo, i cantieri navali della Fincantieri, un sito ancora oggi, nell’epoca dell’artificial intelligence. Nelle borgate inglobate nella città tutta porto: l’Acquasanta, l’Arenella, la sua ‘archeologia’ di mezzo secolo e il suo popolo contemporaneo.

Le persone pervenute al cammino si mescolano lungo le strade e l’ascolto dell’altro diviene resto archeologico da “raccattare”. Un gruppo in cui sicilianamente ci sono amici, amiche, amici di amici, qualche sconosciuto, qualche estimatore venuto da lontano o del mondo accademico. 
Fanno capolino alcuni curiosi e si unisce qualche parente, così l’incontro è con la strada dentro la strada, assieme ad ex operai, ex studenti di una professoressa, sorpresi di trovarla con noi in esplorazione. Il cammino si anima di quotidiano, bambini che scorrazzano con biciclettine e guardano come da un palcoscenico all’incontrario, dal basso dei loro vicoli del vecchio nucleo dell’Acquasanta, i grattacieli armati che li circondano come mura nella loro cittadella ‘innocente’, semi sommersa. Per finire in un contrasto tra i fantasmi bui dell’ex fabbrica chimica dell’Arenella e i notturni teneri e goliardi della piazza.

All’inizio del percorso in via Montalbo, una coppia di fratelli appena usciti dal turno alla Fincantieri si raccontano generosamente al gruppo. Con la silicosi stampata sul volto (contratta sul lavoro), inconsapevole, uno dei fratelli sfugge alla telecamera con un sorriso che trasuda bontà. 
Più avanti ci accoglie il sig. Mimmo Fara di fronte al suo ‘basso’ di Via Montalbo dove, dipinti sul metallo della porta, capeggiano i colori dell’Ucraina e la scritta “Onore e Gloria all’Ucraina, W Zelensky!”. L’ardente pensionato ci descrive la sua vita alla Fincatieri, le grandi commissioni, la ‘specializzazione’  sul campo, le delicate fasi della saldatura. Parla della folla di operai alla mensa e all’uscita che riempivano le vie del quartiere e di come tutto questo sia finito. Via Montalbo, via di mafia e di emigrazione, una via perennemente popolana. Soddisfatto del narrare a viva voce di quegli eventi, risponde alle nostre domande e ci invita a ritornare.

Risalendo verso il monte, si cammina lungo costruzioni modulari di edilizia comunale che ricordano il settentrione: «Sembra la stazione di Cimiano» osa qualcuno. «Per fortuna non del tutto» risponde l’artista. Ai giardinetti quasi nuovi un ragazzo, candidato sindaco alle prossime elezioni, ci parla dei suoi sogni di progresso e di una Palermo digitale. Stridono le sue parole sullo sfondo dei cassonetti debordanti di immondizia. Poco più in là interviene una donna con un bambino e un cagnolino se ne tornerebbe subito su… «A Verbania stavo meglio, i servizi ci sono…»
All’Acquasanta tocchiamo anche il cinema Igea, storico essai di passioni filmiche, in stato di semi abbandono, come raccontano gli stessi gestori. Di fronte appare un gruppetto di Partinico che ci ha raggiunto. Si prosegue verso il mare tra piazzette storiche, abusi edilizi e abbandoni, come i bagni Pandolfo delle acque termali dell’Acquasanta. Dapprima un’antica grotta d’acque miracolose divenute poi terme famose e frequentatissime, da tempo in rovina, con l’acqua ancora salvifica, fino alle analisi del ‘93, lasciata scorrere ammare

g. olmo stuppia Sposare la notte Ep. II foto Francesco Baudo

L’urbanista che è con noi ci svela sussurrando, nella sera che ormai cala, la forma di nave della costruzione, ampia fino a mille bagni al giorno, vera imprenditoria della cura naturale, ora sprangata e nemmeno visitabile.
Avanti, dopo la sosta in un bar semi chiuso che quasi non crede alla nostra presenza, il cammino prosegue silenzioso in fila sulla litoranea scura. Si giunge infine all’ex fabbrica chimica dell’Arenella. Il portale, enorme e squadrato, inoltra nel buio fra le macerie dalle quali spunta una Fiat 600 bianca, sventrata e privata delle ruote. Liscissima. 
Le torce in fronte ed il profilo di Monte Pellegrino incombente sopra le teste. La borgata di mare si allarga tutta su di noi mentre g. olmo stuppia di colpo si ferma su un mucchio di detriti e munnizza. Dalla tasca estrae, infrangendo la sua stessa legge, un Iphone per farsi luce e interpretare alcuni brani de L’Articolo delle lucciole di Pasolini apparso sul Corriere della sera nel 1975. La “scomparsa delle lucciole” di cui parla è l’evento vero – metafora reale di un fascismo che continua, disperante – di un vuoto di potere e di senso: 

«Ho visto ‘coi miei sensi’ il comportamento coatto del potere dei consumi ricreare e deformare la coscienza del popolo italiano fino a una irreversibile degradazione».

 Pier Paolo Pasolini , Il vuoto di potere, Corriere della Sera 1 febbraio 1975 – (online – ultimo accesso 22 luglio 2022

A fare capolino tra gli scarti ai piedi dei flaneurs c’è un puzzle con un dipinto di Paul Cézanne,verdastro ed a sprazzi illuminato dalle torce, con i tasselli ancora parzialmente composti. Delicatamente inumiditi da salsedine e ruggine. 
I piedi in fiamme non possono che continuare il loro carotaggio dei bordi, dei confini settentrionali di Palermo. Le scritte “nautica” e “Mercury” sfumate da neon ci guidano sino a un gruppo sparuto di case e rimesse di fuori bordi unendosi a croste, gatti, palmeti, buchi recintati dove un tempo sorgeva una poderosa azienda che occupava fino a duemila persone. Giriamo dietro l’Istituto Giuseppe Sileno, scorgendo il giardino della scuola che funge anche da palestra, all’ombra di due enormi ficus magnolia. Palme e datteri a terra producono un suono gracidante al nostro passaggio: un crak crik crok. 
Alla piazzetta di luminarie e i neon del bar la Tonnara della signora Rosa, questa ci narra il quartiere in dialetto e ad un certo punto esclama «…a metà li duviessero ’mazzare!» mentre poco dopo, le fa eco una giovanissima lavoratrice: «Vi pare possibile che mi offrano la cena con la carta del reddito di cittadinanza?». 
Forse le lucciole sono qui, in questi sorrisi e queste unghie smaltate, forse siamo un poco noi, se da un sussulto, cuciamo nuove voci, nuovi genetliaci notturni. 
La costa nord di Palermo dischiude così sia un bollore di buio che un vortice di umanità; presente a sè stessa e fiero nonostante il bulimico quotidiano e l’immobilismo istituzionale. 

Cosa ci rivelerà invece l’estensione a meridione della città, nella profonda periferia e area industriale di Brancaccio, lo scopriremo solo Venerdì 9 Settembre, partendo dalla Chiesa di San Ciro, ai piedi di Monte Grifone, carsici come l’acqua, varcando nuove soglie misteriose. 


Leggi — Lucciole a Sacca San Mattia, Venezia, con g. olmo stuppia

g. olmo stuppia Sposare la notte Episodio II, Ex chimica Arenella, 2022 I
g. olmo stuppia, Sposare la notte EP. II – Public Program 59° Pad. Italia della Biennale di Venezia

Marry the night Ep. II The factory of fireflies

And come on, come in. Step into
the vortex of where you belong

Vortex, Nick Cave & The Beed Seeds

Text by Rita Bonfiglio and Greta Mullaj

Marry the night, ecowalk cycle for the Public Program of the 59th Italian Pavilion of the  Venice Biennale continues in Palermo, below is the story of 10 June 2022 when you crossed the north coast of Palermo from Fincantieri to Ex Chimica Arenella between 6 pm and midnight

g. olmo stuppia continues its ritual by penetrating and measuring ‘in spans’ the residue of the industrialization of the island of the Gods, starting from the north coast of Palermo.

The flânerie begins at vespers and winds along the profane edges of Monte Pellegrino which, like a sumerian ziggurat, reserves the sacred at its top: Via Montalbo, the Fincantieri shipyards, a site still today, in the era of the artificial intelligence. In the villages incorporated into the city, the whole port: Acquasanta, Arenella, its half-century ‘archeology’ and its contemporary people.

The people who arrived on the path mingle along the streets and listening to the other becomes an archaeological remnant to “collect”. A group in which sicilianly there are friends, friends, friends of friends, some strangers, some admirers from afar or from the academic world.
Some onlookers peep out and some relatives join, so the encounter is with the street inside the street, together with former workers, former students of a teacher, surprised to find her exploring with us. The path comes alive with everyday life, children running around with bicycles and looking as from a stage upside down, from the bottom of their alleys of the old nucleus of Acquasanta, the armed skyscrapers that surround them like walls in their ‘innocent’ citadel, semi covered. To end in a contrast between the dark ghosts of the former Arenella chemical factory and the tender and goliards nocturnes of the square.

At the beginning of the route in via Montalbo, a couple of brothers who have just come out of the shift at Fincantieri generously talk to the group. With silicosis printed on his face (contracted at work), unaware, one of the brothers escapes the camera with a smile that exudes goodness.
Later, Mr. Mimmo Fara in front of his ‘low’ in Via Montalbo where, painted on the metal of the door, the colors of Ukraine and the words “Honor and Glory to Ukraine, W Zelensky!” The ardent retiree describes his life at Fincatieri, the large commissions, the ‘specialization’ in the field, the delicate phases of welding. He talks about the crowd of workers at the canteen and at the exit that filled the streets of the neighborhood and how all this ended. Via Montalbo, a path of the mafia and emigration, a perennially popular road. Satisfied with narrating those events out loud, he answers our questions and invites us to return.

Going up towards the mountain, you walk along modular municipal buildings that recall the north: «It looks like the Cimiano station» someone dares. “Fortunately not entirely” replies the artist. At the almost new gardens, a boy, a candidate for mayor in the next elections, talks to us about his dreams of progress and a digital Palermo. His words scream against the background of overflowing garbage bins. A little further on, a woman intervenes with a child and a dog, she would immediately go back up … «In Verbania I was better, there are services …».
At Acquasanta we also touch the Igea cinema, historical essai of filmic passions, in a state of semi-abandonment, as the managers themselves tell. A small group from Partinico appears in front of us and has reached us. Continue towards the sea between historic squares, building abuses and neglect, such as the Pandolfo baths of the Acquasanta thermal waters. At first an ancient cave of miraculous waters that later became famous and very popular spas, for some time in ruins, with the water still saving, until the analysis of 1993, left to run down.

The urban planner who is with us reveals to us by whispering, in the evening that is now falling, the shape of the ship of the building, up to a thousand bathrooms a day, a true entrepreneurship of natural care, now locked and not even open to visitors.
Next, after a stop in a semi-closed bar that hardly believes in our presence, the path continues silently in a row the dark coast road. Finally, we arrive at the former Arenella chemical factory. The portal, huge and square, leads into the darkness among the rubble from which a white Fiat 600 appears, gutted and deprived of its wheels. Very smooth.

The torches in the forehead and the profile of Monte Pellegrino looming overhead. The seaside village extends all over us while g. elmo stuppia suddenly stops on a pile of debris and munnifies. From his pocket he extracts, breaking his own law, an Iphone to light up and interpret some passages from Pasolini’s L’Articolo delle lucciole which appeared in Corriere della Sera in 1975. The “disappearance of the fireflies” he talks about is the real event – real metaphor of a continuing, desperate fascism – of a vacuum of power and meaning:

«I have seen ‘with my senses’ the forced behavior of the power of consumption recreating and deforming the conscience of the Italian people to the point of irreversible degradation».

Peeping through the scraps at the feet of the flaneurs is a puzzle with a painting by Paul Cézanne, greenish and in flashes illuminated by torches, with the pieces still partially composed. Gently moistened by salt and rust.

The burning feet can only continue their coring of the edges, of the northern borders of Palermo. The words “nautical” and “Mercury” shaded by neon lead us to a small group of houses and out-of-the-way sheds joining scabs, cats, palm groves, fenced holes where once there was a powerful company that employed up to two thousand people. We turn behind the Giuseppe Sileno Institute, glimpsing the school garden which also serves as a gym, in the shade of two huge ficus magnolia. Palms and dates on the ground produce a croaking sound as we pass: a crak crik crok.

At the little square of lights and neon lights of the Tonnara della Signora Rosa bar, this tells us about the neighborhood in dialect and at a certain point exclaims “… in the middle of them they must be beaten!” while shortly after, a very young worker echoes her: «Do you think it’s possible that they can offer me dinner with the citizenship income card?»
Maybe the fireflies are here, in these smiles and these enameled nails, maybe we are a little bit of us, if we startle, we sew new voices, new nocturnal birthdays. The north coast of Palermo thus discloses both a boil of darkness and a whirlwind of humanity; present to herself and proud despite the daily bulimic and institutional immobility.

What the extension to the south of the city will reveal to us, in the deep suburbs and industrial area of ​​Brancaccio, we will discover only on Friday 9 September, starting from the Church of San Ciro, at the foot of Monte Grifone, karst like water, crossing new thresholds mysterious.

g. olmo stuppia Sposare la notte Ep. II foto Francesco Baudo

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