ATP DIARY

Sportification – Eurovisions, performativity and playgrounds, 1965 – 99

[nemus_slider id=”65685″] È un libro che ci porta indietro nel tempo, quando, piccolissimi, ci immedesimavamo con atleti senza nome dalle strane abilità che, con destrezza, tenevano alto il nome della propria nazione di provenienza. Ricordo Giochi senza Frontiere come un evento estivo che animava le mie serate: la contentezza e le delusioni, il batticuore, i […]

[nemus_slider id=”65685″]

È un libro che ci porta indietro nel tempo, quando, piccolissimi, ci immedesimavamo con atleti senza nome dalle strane abilità che, con destrezza, tenevano alto il nome della propria nazione di provenienza. Ricordo Giochi senza Frontiere come un evento estivo che animava le mie serate: la contentezza e le delusioni, il batticuore, i trionfi e le urla di gioia. Chi non ha mai provato, da ragazzino, a emulare qualche gara? Magari con scope e salvagente, palloni e gessetti colorati? Sì, quegli eventi televisivi, ludici e competitivi hanno segnato l’immaginario di tante generazioni. I playground fatti di cartapesta e compensato, carrucole e tralicci, trampolini e passerelle erano architetture visionarie che ci portavano veramente lontano. I miei preferiti non erano i castelli o le montagne, ma le piscine: quando le competizioni più agguerrite si disputavano nell’acqua, era veramente emozionante; sembrava quasi di provare la sensazione di bagnato tra cadute e schizzi…
Insomma, i Giochi Senza Frontiere sono stati tra le pagine più avvincenti della mia infanzia.
Ora, un libro ne commemora la storia e l’influenza sui nostri immaginari: Sportification – Eurovisions, performativity and playgrounds, 1965 – 99.
È un saggio critico esteso sul tema della “sportificazione”, una lettura trasversale tra sport, arte e società. A cura di Franco Ariaudo e Luca Pucci  – edito da Emanuele De Donno, Coedizione Viaindustriae, Foligno con COLLI Publishing Platform – Sportification raccoglie anche la documentazione di quattro mostre presentate all’interno della COLLI independent art gallery  tra il 2015 ed il 2016: le project-room 1 e 2 (Palmarès di Luca Pucci e The Pitcher di Franco Ariaudo), le mostre Olympia ’72 e Jeux Sans Frontières di Armin Linke.
Imponente, nelle sue 600 pagine, il volume ha un design “multiforme” – a cura del graphic designer Federico Antonini – e raccoglie un vasto archivio di immagini di repertorio provenienti da decine di archivi italiani, francesi, portoghesi, olandesi ecc.
Lo stunt-book, come è chiamato nel risguardo, è raccontato come una pubblicazione performativa composta da euro-testi, un archivio vivente di 400 performance artistiche e 250 playgrounds attuati in quasi 35 anni di messa in onda dei Jeux San Frontières.
Suddiviso nelle tre sezioni eurovisions / performativity / playgrounds, il volume è articolato come un sistema comparativo tra arte e gioco, stabilendo così “una nuova definizione inter-media della performance art europea, dove azioni gioco artistiche, performance ed happening interagiscono con il mondo sub-pop televisivo”, (…) Sportification, eurovisions, performativity and playgrounds, si offre come guida per rileggere le ‘azioni competitive’ proposte dai giochi dell’Eurovisione passando attraverso la politica della Comunità Europea: dall’utopia di una società giocosa e muscolare, alla “sportivizzazione” del corpo collettivo e alla politicizzazione dello sport.

Sportification - Eurovisions, performativity and playgrounds, 1965 – 99

Come tutte le storie di “carattere”, anche questo libro rivendica la sua nascita da un ritrovamento: quello dell’archivio  di Gianni Magrin, esperto archivista che dal 1965 al 1999, data dell’ultima puntata di JSF, ha raccolto foto, documenti, aneddotti, testimonianze, ephemera e memorabilia della trasmissione che, per certi versi, ha congiunto l’Europa prima che questa fosse quell’Unione – di cui tutt’oggi si dibatte – fondata nel 1993.
Sportification mette a confronto la documentazione legata strettamente ai Giochi, con un archivio più “scivoloso”, quello che cerca di rinchiudere un flusso di comportamenti, attitudini agonistiche, performance artistiche che iniziano a manifestarsi proprio negli anni ’60 nel sistema dell’arte contemporanea. Da questo confronto nasce la sfida di trovare delle reciproche influenze e analogie tra due mondi solo apparentemente lontani: quello della spettacolarizzazione dei giochi televisivi e quello dell’avanguardia delle performance art.
Entrando nel merito di una possibile archiviazione e confronto, nella seconda parte, il libro è stato suddiviso in 18 categorie tematiche – Bagarre, Bonus, Chance, Débacle, En Plein, Ex.Aequo, Exploit, Fil Rouge, Flop, Forfait, Impasse, Jolly, Knock-Out, Manche, Raplay, Rush, Start, Surplace – a loro volta suddivise in parole chiave. Ogni categoria è stata approfondita da un esperto che ha selezionato 20 performance artistiche e 10 giochi senza frontiera annessi al tema.

La lettura, paragrafo dopo paragrafo, diventa entusiasmante. Per ogni capitolo, un saggio affronta il tema specifico e, come corollario, c’è una lunga lista di esempi di performance o opere di artisti. Nel capito Baggare (la tifoseria di squadra), con le sue parole-chiave come battlefields, agonisms, riots ecc. sono portati come esempio performance di Nan June Paik, Eture for piano (1969); Ben Vautier, Piano vivacio de fluxus (1964); Arman, Le piano de Néron (1964), solo per citarne alcune. Seguono poi i rispettivi Giochi, che hanno attinenza con il tema come la distruzione di un pianoforte in piccoli pezzi da far passare dal buco di un portalettere, il mettersi in posa per una foto ricordo vestiti da ostriche correndo su un tapis roulant, correre con un costume ingombrante per piantare la propria bandiera su un rampa ecc. Nel capitolo Bonus (un premio per il risultato raggiunto) – le cui keywords sono capitalization, benefits, consensuns, populism ecc. – si citano artisti, come le rispettive performance, come Allora & Calzadilla (Chalk, 1998-2002); Joseph Beuys /Sleeping up, 1972); Maurizio Cattelan (Dynamo secession, 1997); Paola Pivi (Untitled slope, 2003) ecc. E così via per tutti i capitoli successivi.
Si susseguono sezioni con tematiche come il fallimento (Débacle, in cui Elena Volpato, che scrive il saggio introduttivo, cita artisti  che riflettono in modo esemplare ‘del fallimento’ come Bruce Nauman, Failing to levitate in my studio, 1968; Maurizio Nannucci, Scrivere sull’acqua, 1973; Luciano Fabro, Il moto del reazionario, 1972; fino ad artisti più recenti come Piero Golia e Dominique Gonzalez-Foerster).

Sportification - Eurovisions, performativity and playgrounds, 1965 – 99

Nella terza parte di Sportification, quella dedicata ai playgrounds, sono raccolte ricerche specifiche, interventi artistici e mostre. Nell’ordine, compaiono EU Fluxus, Apnea, Interville, NET, Bonus, Ex-aequo, Rimini&co, Palmares, The pitcher, Jeux Sans Frontiers, Olympia 72, Derby, Sportification shop. In questo capitolo si susseguono vari luoghi (Terni, Torino, Parigi, Rotterdam, Venezia ecc.) che hanno ospitato un progetto tematico e la costruzione di un playground tematico in grado di testare e verificare fisicamente la ricerca.
Cito alcuni appuntamenti.
Diogene Tram ha ospitato nel 2012 “Apnea” uno studio sullo sport e la resistenza, sia come concetto fisico che mentale. Il progetto prevedeva l’invito di atleti per discutere con vari esperti in campo artistico, filosofico, antropologico, su concetti quali la competitività, la motivazione, l’attitudine. Nel 2013 Centrale Fies a Dro ha ospitato Ex-Aequo, una residenza che ha visto la realizzazione della performance Dracula, uno dei summer games della Val di Sole, ispirato alla loro partecipazione a Jeux Sans Frontières nel 1981. La gara consisteva in una ginkana in un playground cimitero.
Tra la selezione ci sono anche i progetti ospitati nella Colli Indipendent art gallery: Palmares (2015) una mostra con materiale di archivio sulle invasioni di campo di animali nei diversi playgrounds; The Pitcher (2015) una mostra-ricerca sul lancio tra la sovversione e la sportività; Jeux Sans Frontières(2016), un progetto fotografico di Armin Linke sui Giochi Senza Frontiera: delle immagini documentano un episodio del 1995 ospitato al Castello Sforzesco di Milano. Tra gli ultimi progetti ospitati alla Colli, Olympia ’72 (2016): una raccolta di manifesti rari disegnati da artisti (tra cui Beuys, Burri, Dorazio) e designer dedicata alla questione critica della sportificazione europea.
Tra le parti più interessanti del libro, la bibliografia, ricchissima: una compendio di saggi, libri, cataloghi, articoli, testimonianze che hanno costruito questo importante volume.

SPORTIFICATION Eurovisions, performativity and playgrounds, 1965 – 99
AA.VV.
a cura di Franco Ariaudo e Luca Pucci edito da Emanuele De Donno
Coedizione Viaindustriae, Foligno con COLLI Publishing Platform
cm 24 x 17 pp. 600 / stampa offset in 1 colore (nero), 3 colori (RYB), 4 colori (CMYK) / copertina morbida
2017 / edizione in 800 copie
Prezzo 30 €
Design di Federico Antonini
ISBN: 978-88-97753-29-2
Stampato da Gra che CMF, Foligno (PG), Italia

Tra gli autori vi sono: Gianni Magrin, Elena Volpato, David Robbins, Cesare Pietroiusti, Alexander Skidan, Luisa Perlo, Claudio Cravero, Cecilia Casorati, Sven Luttiken, Valentin Torrens, Fabio Cafagna, Krzysztof Gutfrański, Gunnar Schmidt, Denis Isaia, Boris Nieslony, Tom Marioni, The Bureau of Melodramatic Research, Lisa Le Feuvre, Myriam Laplante.

Prossime presentazioni:

— 25 maggio Festival architettura in Città, Torino (presentazione e workshop performativo)
— Agosto – Ujazdowski Castle a Varsavia
— Settembre (presentazione e mostra di video selezionati) – GAM di Torino

19

16