Testo di Milena Ayllón —
Esiste una nozione che permea ogni istituzione contemporanea di preoccupazioni e riflessioni critiche, e che ci ha invitato a ripensare le basi che regnavano non solo nel sistema dell’arte ma in ogni organismo culturale attivo finora, ovvero l’inclusività. Ogni iniziativa circonda o sfiora tale principio in modi più o meno riusciti, ma sono scarse quelle che veramente scardinano i modelli egemonici. BIENALSUR lo fa in un modo inedito, insolito. Sebbene le sue radici si originino nel Sud globale – caratteristica nevralgica della sua identità istituzionale – le stesse si propagano in modo esaustivo lungo i cinque continenti, attivando un circuito di dialoghi tra artisti e utenti di diverse provenienze, comunità e generazioni. Ma paradossalmente, l’esclusione, idea diametralmente opposta, abita nella seconda arteria del cuore di questa biennale poiché è proprio la sua espansione globale che impossibilita la nostra capacità di visitarla interamente, lasciandoci ai margini di determinati eventi. La biennale allarga così l’orizzonte del mondo dell’arte e ci ricorda la nostra finitudine come spettatori davanti alla vasta vita culturale attiva in tutto il globo. È proprio questa dicotomia, in cui inclusività ed esclusione coesistono in perfetto equilibrio, a porre BIENALSUR come una delle istituzioni più significative nella disrupzione di un sistema tuttora ancorato a strutture rigide e statiche.
Il 2025 ha segnato una decada dalla fondazione dell’evento, e quest’ultimo ha onorato il proprio percorso giungendo a oltre le 135 sedi in 35 Paesi, con una comunità di oltre 400 collaboratori. Il forte legame che unisce l’Argentina e l’Italia si è confermato ancora una volta, visto che ben cinque eventi sono stati realizzati tra Roma e Milano in occasione della 5° edizione della biennale.



In data odierna si è conclusa l’ultima delle manifestazioni di Invocazioni, un progetto espanso a cura di Benedetta Casini che ha messo in dialogo il lavoro di 40 artisti nazionali e internazionali, attraverso un filone ispirato al termine stesso che dà titolo a questo percorso. Lo psicanalista James Hillman pronuncia tale principio in una sua conferenza, invitandoci a considerare l’invocazione di entità spirituali come un atto che decentralizza l’uomo e lo sposta verso i margini della scena. Infatti, le mostre che hanno articolato questo progetto invitano a ripensare la nostra posizione in relazione con corpi non umani – animali, vegetali o territoriali – in forma impersonale. Gli artisti che ne hanno fatto parte si lasciano attraversare da tali soggetti, come rinunciando alla propria soggettività per trasformarsi in veicoli di un discorso altrui. Le loro opere divengono proprio la materializzazione della periferia: gli animali, il paesaggio, la città, la materia sono i soggetti centrali in ogni lavoro; mondi esterni all’uomo che ora rappresentano una figura centrale, mentre in quei pezzi in cui si fa presente il corpo dell’artista, questo compare particolarmente passivo, e solo in conseguenza del soggetto, ora protagonista, che lo attraversa e lo annulla.
Possiamo considerare il programma Invocazioni proprio come l’eco di quello che la biennale stessa intende realizzare nel suo complesso: spostare il fuoco verso le periferie, includerle all’interno dei discorsi culturali più ampi, e restituire centralità a quelle realtà ancora da scoprire a pieno. Se nel lavoro di questi artisti tali marginalità risiedono negli elementi esterni al corpo umano, in BIENALSUR esse si manifestano nelle comunità, nelle località, nelle istituzioni e nei pubblici di tutto il mondo, ai quali non solo dà voce, ma con cui coopera nella promozione di scambi transculturali attraverso quello stesso strumento che mette a disposizione.
Anche in questa edizione, BIENALSUR si impone come un’istituzione universale, fluida e – soprattutto – intercontinentale, tracciando nuovi percorsi per il sistema dell’arte contemporaneo e dimostrandosi capace di stimolare ulteriori riflessioni per le manifestazioni e le strutture a venire.
Cover: Installation view, BIENALSUR, Invocazioni. Un suono in fondo all’orecchio, a cura di Benedetta Casini, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Roma, ph. Pasqualini-Fucilla

