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“Sante” ai Giardini Margherita di Bologna

L'idea curatoriale di Cuoghi Corsello invita a far affiorare sentimenti o situazioni, anche contrastanti, connesse al “sentirsi sante”, evidenziando così le passioni più urgenti che risiedono nell'anima.

Testo di Guido Molinari

Dopo alcuni giorni trascorsi al chiuso tra musei, gallerie ed ArteFiera, la mostra Sante, ambientata all’aperto tra alberi e acqua presso i Giardini Margherita, appare come un respiro di freschezza fuori da ogni canone consueto. L’evento, a cura di Cuoghi Corsello, in collaborazione con Carlotta Pesce e Reuse, si è svolto nell’arco di un pomeriggio e ha visto la partecipazione di diciassette artisti, tra i più affermati ed altri emergenti, in una sorta di happening che ha coinvolto performer, musicisti e naturalmente artisti visivi.
L’idea curatoriale invita a far affiorare sentimenti o situazioni, anche contrastanti, connesse al “sentirsi santo”, evidenziando così le passioni più urgenti che risiedono nell’anima. La location ospita quindi azioni performative, interazioni con il pubblico, musica live, oggetti e immagini che stimolano pensieri e similitudini, in una creativa e ludica confusione. Si inserisce nel tema anche una connessione tra il piccolo lago e il segno zodiacale dello Scorpione, segno fisso d’acqua.

L’opera di Italo Zuffi, seminascosta, risiede all’interno delle fessure della corteccia di un albero: facendo attenzione si possono notare numerose piccole forme in terracotta rosso-bruna che, a prima vista, si confondono con il colore del tronco. Sono tappi di penne e pennarelli, modellati con estrema precisione su una scala leggermente ingrandita. Forse sono oggetti dimenticati da studenti nel parco, che potrebbero essersi evoluti, un accenno alle sacre scritture o una scrittura dell’albero.

Bambine Cervo performance Viola Cenacchi e Ottavia Zanello foto @pibrain8
Elixir santità Tossica di Davide Bertocchi foto @pibrain8
Stefgania Galegati performance, “la poesia infinita”, 2025 acqua foto @pibrain8

Davide Bertocchi ha versato l’acqua del laghetto in cento piccoli contenitori di vetro sigillati, per poi offrirli al pubblico. L’acqua, inquinata da batteri nocivi e feci di tartaruga, rappresenta in questo caso una reliquia, una paradossale fusione tra sacralità e contaminazione, testimonianza di un contrasto tra il divino e il velenoso.

Stefania Galegati ha scelto di scrivere una poesia, frutto di un collage di vari autori, tra cui San Francesco d’Assisi, sui muri del bagno del bar. Lo stesso testo lo ha poi riportato all’esterno, per terra, utilizzando dell’acqua. La scrittura, destinata a dissolversi per evaporazione nell’arco di poco tempo, crea un delicato cortocircuito tra il lirismo del contenuto e una grafia effimera, destinata a perdersi nelle forze della natura.

I curatori Cuoghi Corsello intervengono in mostra con le loro opere: Corsello ha suonato al centro del laghetto, producendo sonorità profonde, continue e in lenta evoluzione, diffondendo un’atmosfera ricca di forza e mistero, che interferisce positivamente sulle performance e sugli interventi adiacenti. In un’ulteriore opera, Cuoghi Corsello espongono un processo non compiuto a regola d’arte, una sorta di fallimento affascinante in quanto tale: il punto di partenza sono ali di drago realizzate con stoffe e filo d’alluminio, ma nel processo di installazione qualcosa va storto, lasciandole seminascoste, galleggianti sull’acqua. Un’opera in evoluzione, che proseguirà il suo percorso espositivo in una mostra che inaugurerà a breve.

L’opera suggestiva di Margherita Morgantin allude alla misurazione della santità e del potere. Collocato sulla pensilina davanti al laghetto, è visibile un metro di legno su cui è incisa una frase di Margherita Porete, pensatrice mistica cristiana del Trecento, mandata al rogo dall’Inquisizione francese. Il testo compare per fluorescenza quando il metro viene illuminato con una luce UV dal performer Cosimo Chirico.

Bianca Zueneli perfromance foto @pibrain8
Ali di drago sacrificio oscuro di Cuoghi Corsello foto @pibrain8

Giovanni Copelli propone un santino da distribuire al pubblico, sul quale è visibile un disegno in bianco e nero raffigurante dei portatori di handicap e un testo: “Giù dalla torre butterei tutti quanti gli artisti, e salverei chi non ha voglia di far niente e non sa fare niente”. Il testo di Copelli, sferzante e cinico, coglie di sorpresa lo spettatore, che si interroga sulle ambiguità proposte. L’opera viene distribuita dalla performer Oscar.

Nella performance-danza ambientata tra il pubblico, Bianca Zuenelli percorre lentissimamente lo stesso itinerario dallo chalet alla quercia secolare, per poi tornare indietro e ripartire. Si tratta di un viaggio ideale, in cui si transita dal mondo dei vivi a quello dei morti e viceversa. Il titolo dell’azione, Possiedo il pungiglione velenoso della morte ma anche il suo antidoto, ci riconnette al tema dello Scorpione.

In riferimento agli schiavi rapiti dai pirati, Maria Vittoria Pagani propone, su un pannello ligneo sovrastato da quattro catene, immagini dipinte che rimandano a paesaggi immaginari: casette sugli alberi, altalene e amuleti scaccia-malvagità, elementi che diventano frammenti di un mondo possibile, in un riscatto visivo e spirituale.

Michele Fontana intaglia flauti lavorando delle canne e, una volta terminati, li suona per poi offrirli all’acqua. La dispersione lirica nella natura e il forte richiamo a un sentimento primitivo e arcaico riconducono lo spettatore a una dimensione primordiale.

Zheng Ningyuan si traveste da Santo pescatore in riva al laghetto e chiacchiera con i passanti, offrendo loro Baijiu (una grappa cinese) e assaggi di pesce essiccato. La narrazione, complessa e ricca di sfaccettature, appare incentrata sulla madre, sull’artista convertito al buddismo, sui cibi e sulle religioni.

il ponte inn mezzo al lago foto @pibrain8
Bambine Cervo performance Viola Cenacchi e Ottavia Zanello foto @pibrain8
Samuele Bartolini – “Arrow Forest” 2025 – foto @pibrain8

L’opera di Gioele Melandri consiste nella realizzazione di una tonsura monacale sul proprio capo, seguita da una stesura color oro. L’opera cita Duchamp e, allo stesso tempo, se ne discosta: lo spazio creato suggerisce la forma di una piccola aureola, una nuova coniugazione del tema della santità.

La scultura di Samuele Bartolini richiama il tridente di Nettuno, simbolo di comando. Collocata al limite tra spazio percorribile e acqua, introduce una nota di mistero in relazione al potere suggestivo delle profondità marine.

La performance di Viola Cenacchi e Ottavia Zanello vuole dare spazio a una serie di sensazioni legate al sacro e alla spiritualità. Davanti al lago, le due performer si intrecciano i capelli a vicenda, aggiungendo a ogni ciocca un nastro. I nastri dell’una e dell’altra vengono poi legati insieme, congiungendo fisicamente i due corpi tramite i capelli. Tra i vari riferimenti possibili, anche quelli relativi alle ninfe dei laghi, che bagnano i lunghi capelli nell’acqua.

L’evento si conclude con una piccola quadreria esposta su una parete del bar: tra le opere, l’autoritratto in veste di sirena di Dina Loudmer, la fotografia di una performance di Margherita Morgantin, una foto delle fontane del lago di Davide Bertocchi e una sintografia di una bambina che emerge dal lago, ad opera di Cuoghi Corsello.

Cover: Occhi Sorpresa di Cuoghi Corsello foto di Monica Cuoghi

Flauati e La Taverna performance di Michele Fontana foto @pibrain8
Tonsura di Gioele Melandri foto @pibrain8
Silvia Fanti Performqnce foto @pibrain8
Scioglimi di Maria Vittoria Pagani foto @pibrain8
Sintografia Cuoghi Corsello