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Ripensando il Romanticismo nell’arte contemporanea | Intervista con Elena Volpato 

Ripensare l’arte contemporanea attraverso la chiave del Romanticismo: la mostra alla CAMeC della Spezia ospita sette artisti che, in modo e sensibilità diversi, riflettono lo spirito e le complessità del periodo romantico.
CAMeC, Michele Tocca – Giovanni Anselmo – ph Irene Malfanti

Una mostra nata dai saggi di “uno dei più grandi storici dell’arte del secolo scorso”, Francesco Arcangeli: Ripensando il Romanticismo nell’arte contemporanea raccoglie e mette in dialogo le opere di sette artisti – Giovanni Anselmo, Massimo Bartolini, Ian Kiaer, David Schutter, Linda Fregni Nagler, Pesce Khete e Michele Tocca – seguiti e scelti da Elena Volpato. Ospitata fino al 13 settembre alla CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea della Spezia, la mostra esplora l’eredità spirituale e visiva di Caspar David Friedrich, John Constable e J.M.W. Turner attraverso lo sguardo di artisti contemporanei che raccontano, con le loro opere, un viaggio tra passato e presente per riscoprire il legame tra l’uomo, la natura e l’infinito.
Seguono alcune domande alla curatrice Elena Volpato. 

Elena Bordignon: Nato come reazione all’Illuminismo, il Romanticismo è stato un movimento viscerale che per motivi e propensioni ha portato l’uomo a confrontarsi con l’infinito. Critica alla Ragione, nuove relazioni con la Natura, l’artista come profeta e rivelatore di verità profonde, il concetto di ‘sublime’… Insomma confrontarsi con il Romanticismo può considerarsi una vera e propria sfida a tuttotondo. Come ti è nata l’idea di cogliere questa sfida?

Elena Volpato: È stata determinante la lettura dei saggi di Francesco Arcangeli sul Romanticismo e sulla corresponsione che, a metà degli anni cinquanta, individuò tra quel pensiero rivoluzionario e l’arte a lui contemporanea. Dopo averli letti, negli anni a seguire, mi è capitato di incontrare, senza cercarle, opere di artisti contemporanei che mi apparivano romantiche, anche se in modo completamente diverso da quelle dell’Ultimo naturalismo di cui scrisse Arcangeli. Non la sento dunque una sfida, ma come la restituzione di qualcosa che mi è accaduto di constatare: queste opere romantiche e queste tensioni espressive semplicemente esistono nel lavoro di alcuni artisti che seguo da tempo e mi sembrava giunto il momento di metterle insieme nel luogo più adatto per farlo, La Spezia con il suo Golfo dei poeti, con la memoria tragica di Percy Shelley.
Se una sfida c’è, è quella di essermi concessa l’ardire di affrontare un tema di Arcangeli, uno dei più grandi storici dell’arte del secolo scorso, dotato di una qualità di scrittura inarrivabile per intelligenza critica e qualità letteraria. Questa esposizione è un piccolo omaggio al suo insegnamento. A esergo del mio testo in catalogo, ho riportato una sua frase: “Non escludendo che un artista contemporaneo possa ancora farsi centro di rapporti formali, di perfetti equilibri, lo sentiremo tuttavia immediatamente lontano da noi se entro quella misura non avvertiremo la presenza d’una vibrazione, sia anche lenta e profonda, nata là dove quella misura non conta più.”

CAMeC, ph Irene Malfanti
CAMeC, Giovanni Anselmo e Linda Fregni Nagler ph Irene Malfanti

EB: Nel titolo – Ripensando il Romanticismo nell’arte contemporanea – c’è una parola che forse è una chiave per la comprensione della mostra: ‘ripensare’. Possiamo individuare una visione comune tra i sette artisti che hai scelto?

EV: Sì, ripensare è in sé un verbo romantico, perché indica la necessità di affondare lo sguardo in profondità, di pensare e pensare ancora, di sentire mentre riflettiamo; così come suggerisce il valore di riconsiderare il passato, tornando su quanto è stato fatto e detto, recuperandone i significati, rendendoli nuovi a contatto col presente.
I sette artisti che prendono parte all’esposizione – Giovanni Anselmo, Massimo Bartolini, Ian Kiaer, David Schutter, Linda Fregni Nagler, Pesce Khete e Michele Tocca – appartengono a generazioni diverse e anche a culture diverse, ma tutti lasciano emergere alcune tensioni verso l’infinito. Aprono a orizzonti assoluti, all’incanto di panorami senza confini, rendono la vibrazione dello spazio cosmico e vanno cercando nella realtà del mondo i significati dell’oltre.

EB: La mostra elegge tre tra i più grandi artisti della pittura dell’Ottocento: Caspar David Friedrich, John Constable e J.M.W. Turner. Quali riflessi della loro grandezza possiamo cogliere negli artisti contemporanei in mostra?

EB: Credo che alcune opere di Massimo Bartolini e di Ian Kiaer possano evocare alcune caratteristiche dei dipinti di Friedrich, per via della poetica del frammento in dialogo con l’aprirsi di orizzonti sconfinati. Verso oltremare di Giovanni Anselmo ha per me la stessa tensione del Mare di ghiaccio di Friedrich, e in una serie di opere che Linda Fregni Nagler ha realizzato per la mostra, a partire da alcune fotografie di fine Ottocento e inizio Novecento, alcuni osservatori di spalle contemplano dall’alto panorami diversi, da tutto il mondo, e la loro presenza è in tutto simile a quella del famoso Viandante sul mare di nebbia e di altre figure di contemplatori nei dipinti del tedesco.

Il sereno Romanticismo di John Constable, innamorato della campagna inglese, si rinnova nell’attualità delle opere en plein air di Michele Tocca, nei suoi studi di nuvole e cieli, nei suoi angoli di paesaggio. Constable è anche l’autore di un quadro The Admiral’s House in Hampstead a cui fa riferimento David Schutter, in una sua serie di tele dove mette a nudo alcune ambiguità della cultura dell’epoca romantica. Credo invece che Turner, con la sua doppia natura, tanto materica e vorticosa nei dipinti della maturità, quanto essenziale e nuda nei suoi acquerelli, torni nelle opere di Pesce Khete dove vive la stessa dicotomia.

Massimo Bartolini © MassimoDeCarlo e l_artista, ph Lorenzo Lessi
CAMeC, Giovanni Anselmo Pesce Khete ph Irene Malfanti
CAMeC, Pesce Khete ph Irene Malfanti

EB: Il percorso espositivo si sviluppa in tre filoni concettuali che corrispondono alle diverse “anime” del Romanticismo: l’arte ermetica e metafisica di Friedrich, il naturalismo schietto di Constable e il paesaggio come spazio mentale di Turner. Me li introduci brevemente?

EV: Si tratta di riferimenti che non ho voluto individuare rigidamente nel percorso di mostra, perché non volevo correre il rischio di trasformare l’arte del presente in una illustrazione di temi del passato o in una verifica di una mia tesi curatoriale. Mi premeva di più restituire a pieno la personalità dei sette artisti invitati, creare corrispettivi tra le loro opere e mostrare il loro diverso modo di guardare al Romanticismo. Sono molto grata all’Archivio Anselmo e agli artisti che hanno accettato l’invito. La maggior parte di loro ha realizzato anche delle nuove opere da accostare ad altre già esistenti, dimostrando così di accogliere e riconoscere quella scintilla di Romanticismo che mi sembrava di aver individuato nel loro percorso. Dunque le evocazioni, le piccole tracce delle tre anime storiche – Friedrich, Constable e Turner – si incontrano mescolate tra loro e credo che osservando i lavori esposti, anche con l’aiuto dei brevi testi di sala, i visitatori ne coglieranno la presenza e il senso, senza che pesino, come inquadramenti obbliganti, sulla lettura delle opere. 

EB: Nel presentare la mostra, sollevi delle domande legate a La Spezia: la città, “accolse i poeti romantici. Diede loro una terra da cui osservare l’immensità: mare e cielo uniti in un trascolorare di azzurri. Che ne è stato di quella tensione poetica? È solo un ricordo inscritto in un tempo ormai concluso?”. In seno a questa mostra, possiamo dare delle risposte ai tuoi interrogativi?

EV: Lo spero, anche se sappiamo che le domande possiedono un valore in sé, che travalica la nostra capacità di scioglierle in esplicite risposte. Ma mi auguro che chi vedrà la mostra possa uscire con una consapevolezza più viva dell’attualità di alcuni temi romantici, a partire dal rapporto con la natura, che iniziò ad essere vissuto come cruciale e critico proprio allora, e dal valore conoscitivo dell’esperienza emotiva. E più ancora mi auguro che si appassioni al coraggio dell’intensità che questi artisti possiedono e che la nostra cultura dovrebbe riacquistare. 

CAMeC, ph Irene Malfanti
Linda Fregni Nagler Untitled (ROM-015-ML_LFN) Dalla serie “Romantics”, 2026 stampa ai sali d’argento su carta baritata colorata a mano / gelatin silver print on hand-coloured baryta paper 14,5 x 15,5 cm Courtesy l’artista Foto Studio Linda Fregni Nagler