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Disegno, fotografia e deposito: le molteplici frequenze della GAM di Torino

Espandere i soliti percorsi istituzionali per offrire al pubblico un’esperienza visiva differente. Apre Quarta Risonanza, Un altro Novecento, Vincenzo Agnetti, le Collezioni: Lisetta Carmi e Giorgio Griffa e l'Intruso Pesce Khete
Un Altro Novecento – Installation view -GAM Torno – QUARTA RISONANZA Foto Perottino

La vertigine del deposito: il museo come organismo vivente

C’è una differenza sostanziale tra un museo che conserva e un museo che ridà vita alle proprie opere. La direzione della GAM di Torino, sotto la guida di Chiara Bertola, sembra muoversi proprio lungo questa seconda traiettoria, trasformando l’istituzione da imponente archivio storico a cassa di risonanza per il contemporaneo. Il palinsesto di questa nuova stagione, battezzato Quarta Risonanza, non è una semplice formula curatoriale, ma un tentativo radicale di scardinare la rigidità tassonomica delle collezioni permanenti attraverso l’attivazione dello spazio denominato come Deposito Vivente. La collezione non viene più intesa come una sequenza immobile di capolavori storicizzati, ma come un corpo organico, poroso, suscettibile di continue emorragie e riscritture di senso. Qui il deposito non coincide più con uno spazio invisibile di conservazione, ma diventa parte integrante del percorso espositivo: le opere appaiono accostate fuori dai tradizionali criteri storici, ancora sulle rastrelliere, allineate sugli scaffali o custodite nelle casse, in una dimensione sospesa tra archivio e allestimento. Riattivare i depositi significa sottrarre l’opera alla polvere della catalogazione archivistica per riportarla dentro una lettura viva e non puramente conservativa, i lavori storici escono dall’ombra non per celebrare sterilmente se stessi, ma per generare collisioni visive impreviste con lo spettatore. 
Un aspetto interessante è la volontà di rendere visibile anche ciò che normalmente resta nascosto nella macchina museale. Attraverso una grande parete vetrata il pubblico può osservare dal vivo il lavoro di restauro e conservazione delle opere: non più quindi un museo che espone soltanto risultati conclusi, ma un’istituzione che mostra apertamente i propri processi interni.

Un Altro Novecento – Installation view – GAM Torno – QUARTA RISONANZA Foto Perottino
Un Altro Novecento – Installation view – GAM Torno – QUARTA RISONANZA Foto Perottino

Un altro Novecento: la vulnerabilità e l’assolutezza della carta

La monumentale mostra “Un altro Novecento. Opere su carta dalle Collezioni della GAM”, curata da Fabio Cafagna ed Elena Volpato, incarna perfettamente questa filosofia della riscoperta. Raccogliere oltre 600 opere grafiche, tra disegni, acquerelli, incisioni e bozzetti che attraversano l’intero XX secolo dalle origini simboliste alle ricerche degli anni Novanta, significa operare una vera e propria deviazione critica rispetto alla narrazione ufficiale del Novecento. Se la pittura su tela e la scultura monumentale hanno storicamente risposto a istanze di ufficialità, stabilità e rappresentazione pubblica, la carta diventa il luogo del dubbio, della correzione e dell’inconfessato. In un presente dominato dalla smaterializzazione digitale, il ritorno alla carta assume anche un valore quasi controcorrente, non nostalgico, ma profondamente fisico. Le opere raccolte dalla GAM ricordano quanto il gesto del disegnare, incidere o annotare conservi una dimensione temporale e corporea che nessuna immagine retroilluminata riesce davvero a sostituire. La mostra finisce così per riattivare anche un piacere quasi dimenticato, quello dello stampato, della tattilità della carta, della prossimità fisica tra occhio e immagine.

Un Altro Novecento – Installation view -GAM Torno – QUARTA RISONANZA Foto Perottino
Un Altro Novecento – Installation view -GAM Torno – QUARTA RISONANZA Foto Perottino

Da Morandi a Sofu Teshigahara: la rarefazione e l’energia del segno

All’interno di questo immenso corpus cartaceo, sostenuto nel tempo da acquisizioni come quelle della Fondazione Guido ed Ettore De Fornaris e della Fondazione Arte CRT, la selezione brilla per densità poetica. Si rimane quasi ipnotizzati davanti alla precisione microscopica degli acquerelli di Giorgio Morandi, come la Natura morta (Botticina con vasetto rosa) del 1960, dove lo spazio vuoto intorno all’oggetto pesa quanto l’oggetto stesso. Poco più in là, la carta diventa invece il campo di una battaglia energetica e molecolare nei fogli di Tancredi, dove l’inchiostro si frantuma in una costellazione di segni nevrotici. Accanto a queste tensioni emergono anche le geometrie dinamiche di Giacomo Balla, le visioni perturbanti di Max Ernst e le spazialità radicali di Lucio Fontana. Una linea sotterranea ma chiarissima collega queste esperienze alla grafia aerea di Fausto Melotti o alla rarefazione del gesto di Sofu Teshigahara, la carta si fa soglia tra immagine e pensiero, tra costruzione e cancellazione, diventando il luogo privilegiato della sperimentazione di un secolo inquieto.

Lisetta Carmi. Erotismo e autoritarismo a Staglieno -Installation view – -GAM, Torino – QUARTA RISONANZA – Foto Perottino
Lisetta Carmi. Erotismo e autoritarismo a Staglieno -Installation view – -GAM, Torino – QUARTA RISONANZA – Foto Perottino
Lisetta Carmi. Erotismo e autoritarismo a Staglieno -Installation view – -GAM, Torino – QUARTA RISONANZA – Foto Perottino

4. Lisetta Carmi: l’intreccio tra eros, marmo e memoria

Il cuore concettuale di questo riallestimento trova però il suo picco di intensità nella sala dedicata a Lisetta Carmi, curata da Elena Volpato. L’ingresso in collezione di quindici stampe della celebre serie “Erotismo e autoritarismo a Staglieno” (1966-1976), grazie al progetto Strategia Fotografia 2025, non viene presentato come una semplice mostra fotografica autonoma, ma come un vero dispositivo di dialogo con la collezione storica del museo. Mettendo in dialogo gli scatti di Carmi con quattro sculture tardo-ottocentesche della collezione permanente, la GAM fa emergere la genialità dello sguardo della fotografa genovese. Carmi intercetta nel Cimitero Monumentale di Staglieno le contraddizioni visive della borghesia italiana: da un lato la sensuale, ambigua ed erotica rappresentazione delle figure angeliche e delle defunte tipica del Simbolismo, dall’altro la raggelante, severa autorità genitoriale riflessa nei monumenti delle famiglie facoltose. In questo cortocircuito tra la carne simulata nel marmo e l’obiettivo si attiva quella riflessione, cara a Roland Barthes, sul legame indissolubile tra immagine fotografica e morte. Carmi non documenta il lutto, ma decodifica l’ipocrisia e il desiderio represso di una classe sociale.

Vincenzo Agnetti. Oggi è un secolo – Installation view – GAM Torino – QUARTA RISONANZA – Foto Perottino
Vincenzo Agnetti. Oggi è un secolo – Installation view – GAM Torino – QUARTA RISONANZA – Foto Perottino

5. Il ritmo continuo di Giorgio Griffa e le contrazioni concettuali di Agnetti e Khete

Questo fitto reticolo di relazioni trova una sponda ideale nell’omaggio per i 90 anni di Giorgio Griffa al primo piano. Le cinque tele esposte, tra cui le storiche Impronta del pollice (1969) e Linee orizzontali (1973), dialogano a distanza con la mostra dedicata alla carta: anche qui la tela è grezza, non tesa su telaio, vulnerabile e nuda. Il segno di Griffa, anonimo e ripetitivo, è pura temporalità che si deposita sulla superficie, celebrando l’incompiuto come spazio di libertà assoluta.

Muovendosi verso la Videoteca e i corridoi grafici, la mostra dedicata al centenario di Vincenzo Agnetti, “Oggi è un secolo”, incentrata sulle sue Photo-graffie nate dall’esposizione totale alla luce di pellicole poi graffiate manualmente, e l’inserimento dell’“Intruso” contemporaneo Pesce Khete operano su una frequenza diversa, decisamente più cerebrale e contratta. L’incursione di Khete, che inserisce elementi nel percorso della mostra “Un altro Novecento. Opere su carta dalle Collezioni della GAM”, cerca un dialogo inedito con figure come Alberto Savinio, Luigi Spazzapan e Lucio Fontana. Eppure, se confrontato con la carne viva, psicologica e vibrante che si incontra nelle sale di Carmi e nei corridoi della grande mostra sul disegno, questo specifico segmento concettuale che unisce il rigore geometrico di Agnetti all’andamento zigzagante di Khete appare più rigido, quasi un contrappunto accademico e asciutto, necessario a raffreddare la temperatura emotiva del percorso.

6. La GAM come spazio di riscrittura

La forza di questa complessiva operazione della GAM risiede nella capacità di non appiattire le singole mostre in un percorso forzatamente omogeneo. L’indagine antropologica e psicologica di Lisetta Carmi non si confonde con l’astrazione analitica di Griffa, né le sovversioni linguistiche del concettualismo milanese si diluiscono nella delicatezza dell’acquerello morandiano. Al contrario, ogni mostra mantiene la propria specificità, ma beneficia della vicinanza geometrica e intellettuale delle altre. Più che una successione lineare di epoche e movimenti, la mostra restituisce la storia dell’arte come un sistema mobile di connessioni e risonanze. Sfruttando la vitalità del proprio deposito, che smette di essere un’area di stoccaggio per farsi, appunto, “vivente”, la GAM smette di presentare la collezione come un insieme statico e la trasforma in uno spazio continuamente riscrivibile.

Cover: Vincenzo Agnetti. Oggi è un secolo – Installation view – GAM Torino – QUARTA RISONANZA – Foto Perottino

Giorgio Griffa – GAM, Torino – QUARTA RISONANZA – Fotp Perottino
Giorgio Griffa – GAM, Torino – QUARTA RISONANZA – Fotp Perottino
Pesce Khete – GAM Torino – QUARTA RISONANZA – Foto Perottino
Pesce Khete – GAM Torino – QUARTA RISONANZA – Foto Perottino