La lunga strada di sabbia | Intervista con la curatrice

L’Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv presenta una mostra di fotografie di Paolo Di Paolo con testi di Pier Paolo Pasolini
22 Novembre 2022
Bagnanti al Lido di Coroglio (Pozzuoli), 1959 Foto: Paolo Di Paolo © Archivio Fotografico Paolo Di Paolo
Pier Paolo Pasolini sulla spiaggia del Cinquale (Versilia), 1959 Foto: Paolo Di Paolo © Archivio Fotografico Paolo Di Paolo

In occasione del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, l’Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv – diretto da Maria Sica – presenta la mostra La lunga strada di sabbia, un progetto a cura di Silvia Di Paolo e organizzato in collaborazione con la galleria Artspace di Tel Aviv diretta da Yair Barak, che ospita la mostra fino al 10 dicembre 2022. La mostra è il frutto di un doppio viaggio – letterario e fotografico – di due grandi personalità del mondo della cultura italiana.

Nel 1959, sul mensile Successo, Paolo di Paolo e Pier Paolo Pasolini firmano il reportage  La lunga strada di sabbia. L’obbiettivo della pubblicazione è quello di raccontare gli italiani in vacanza.
“In tre puntate i nostri inviati percorreranno i tremila chilometri delle coste italiane, annotando e fotografando gli aspetti meno consueti e più originali delle nostre vacanze. Come in un film sfileranno, nel racconto di Pasolini e nelle foto di Paolo di Paolo, quei volti e quei fatti che soltanto un’inchiesta così lunga può documentare”: alcune righe che si leggevano nel sommario della prima pagine di Successo.
La mostra organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv raccoglie questo prezioso reportage e ne ripercorre le tappe. Abbiamo posto alcune domande alla curatrice della mostra Silvia Di Paolo.

Elena Bordignon: La lunga strada di sabbia è il titolo di un reportage, firmato da Paolo di Paolo e Pier Paolo Pasolini. Fotografo e scrittore – non ancora regista – percorrono tremila chilometri nelle coste italiane, annotando e fotografando gli aspetti meno consueti e più originali delle vacanze degli italiani. La mostra ad Artspace racconta, per immagini, questo viaggio. Con quale criterio avete selezionato le immagini? Avete adottato un particolare allestimento per aree tematiche?

Silvia Di Paolo: Ho letto il testo integrale di Pasolini e sono riuscita così a ricostruire quelle che sono state le tappe del viaggio. Poi in archivio ho cercato i nomi delle località con cui sono state classificate le fotografie e ricostruito l’itinerario. Scegliere le fotografie non è stato facile perché oltre ad essere tante sono tutte davvero bellissime, ho fatto in modo che ce ne fosse almeno una per ogni regione d’Italia percorsa dai due autori.
L’allestimento segue esattamente l’itinerario del viaggio, dal confine occidentale dell’Italia a quello orientale. Le fotografie hanno tutte la stessa altezza e sono tutte allineate, così da creare anche visivamente una “lunga strada”.

EB: In merito al titolo, La lunga strada di Sabbia, perché è stato scelto per presentare questo reportage, in tre puntate, pubblicato nel 1959?

SDP: Il titolo nasce da un’idea di mio padre, partito in treno da Roma per incontrare il direttore di “Successo” nella sede milanese di Palazzi Editore; vede in stazione un poster con la mappa d’Italia, colpito dal lungo perimetro di spiagge evidenziate ha subito l’idea per il titolo del reportage estivo che stava andando a proporre al giornale. Il direttore Arturo Tofanelli entusiasta della proposta decide di coinvolgere un giovane promettente autore per scrivere i testi: Pier Paolo Pasolini, mette in contatto i due autori, e pochi giorni dopo inizia il viaggio.

Fuoriserie al Gargano, 1959_©Archivio Fotografico Paolo Di Paolo

EB: Fare le vacanze, ballare, andare in trattoria, viaggiare: gli italiani del dopoguerra cercano nello svago il riscatto dalle frustrazioni del fascismo e del dopoguerra. Le fotografie in mostra e i racconti di Pasolini in questo reportage documentano proprio questa voglia di evasione. Ci sono degli scatti in mostra che, più di altri, esprimono questa necessità di svago e divertimento?

SDP: “Vietato ballare in costume da bagno” appare su un cartello nell’affollato Lido di Pozzuoli, ma nessuno sembra curarsene: ballano tutti, in costume, scalzi, con i bigodini in testa, uomini allo specchio controllano le loro acconciature, le foto scattate in questo stabilimento raccontano perfettamente la voglia di svago e divertimento di quegli anni. Due Carabinieri camminano in perfetta uniforme con tanto di scarpe sulla spiaggia di Forte dei Marmi per controllare che i bikini non fossero troppo succinti; un gruppo di ragazzi a Santa Margherita Ligure prende lezioni di sci nautico, e delle anziane signore a Portofino guardano un po’ sdegnate i pantaloncini troppo corti di una giovane ragazza a passeggio.
La “tintarella” è la nuova parola in voga in quegli anni, prendere il sole in spiaggia è una novità ed è divertente notare come per molte donne ci fossero ancora degli aspetti pratici poco chiari a riguardo, le vediamo sdraiate in posizioni improbabili e completamente vestite alla ricerca dell’abbronzatura. È interessante notare come invece in molte località del sud sembra di fare un viaggio a ritroso nel tempo, con donne vestite di nero, con il velo sul capo; realtà rurali e molto povere a volte, ma sempre estremamente dignitose e raccontate con grande poesia.

EB: Da una parte la forma di racconto scritta, dall’altra fotografata. Ma al di là delle due diverse forme espressive, ciò che lo scrittore e il fotografo vogliono raccontare è molto diverso: Di Paolo racconta con sguardo pudico e discrezione i vizi e le virtù degli italiani; Pasolini, invece, nei suoi scritti, vuol fare emergere le contraddizioni degli italiani, con toni spesso aspri e con una scrittura ‘corsara’. Emerge, nella mostra, questa divisione e differente sensibilità tra Di Paolo e Pasolini?

SDP: Attraverso le fotografie, mio padre ha voluto documentare l’Italia che guarda al futuro, che sogna e cerca il cambiamento e che soprattutto vuole lasciarsi alle spalle la povertà e gli orrori della guerra. Pasolini è alla ricerca dei suoi “fantasmi letterari”, cerca ispirazione dalla sua formazione intellettuale. I due autori hanno quindi un approccio e una lettura della società del tutto diverse tra di loro, ma il Direttore del giornale ne è entusiasta ed incoraggia mio padre nonostante le sue perplessità: “state facendo un lavoro che lascerà il segno”. I due compagni di viaggio decidono di dividersi dopo la prima tappa, pur tenendosi costantemente in contatto. Nasce così un reportage unico nel suo genere, attuale e documentaristico nelle fotografie, poetico riflessivo e a tratti critico nei testi. Abbiamo voluto estrarre delle brevi citazioni dal testo di Pasolini, che accompagnassero le immagini in modo molto fluido, senza creare alcuna rottura, ma che sembrano anzi scritte apposta per arricchirle.

Walter Chiari a Fregene, 1959 Foto: Paolo Di Paolo © Archivio Fotografico Paolo Di Paolo
La prima volta al mare, Rimini 1959 ©Archivio Fotografico Paolo Di Paolo
Pier Paolo Pasolini, Genova, 1959 – Foto: Paolo Di Paolo © Archivio Fotografico Paolo Di Paolo
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