ATP DIARY

Nuvola Ravera

APPUNTI SU “UNA STORIA, DENTRO UNA STORIA, DENTRO UNA STORIA – PEELING” AZIONE ALL’INTERNO DELL’ESPOSIZIONE “VITA, MORTE E MIRACOLI, L’ARTE DELLA LONGEVITA” MUSEO DI ARTE CONTEMPORANEA VILLA CROCE – GENOVA Lo scorso marzo si è svolta, nelle sale del piano nobile di Villa Croce (ex museo di arte contemporanea di Genova) “Una storia, dentro una […]

APPUNTI SU “UNA STORIA, DENTRO UNA STORIA, DENTRO UNA STORIA – PEELING” AZIONE ALL’INTERNO DELL’ESPOSIZIONE “VITA, MORTE E MIRACOLI, L’ARTE DELLA LONGEVITA” MUSEO DI ARTE CONTEMPORANEA VILLA CROCE – GENOVA

Lo scorso marzo si è svolta, nelle sale del piano nobile di Villa Croce (ex museo di arte contemporanea di Genova) “Una storia, dentro una storia, dentro una storia – Peeling”, azione collettiva dell’artista Nuvola Ravera.

Ho preso parte a questo lavoro pensando che quella che Nuvola stava proponendo fosse principalmente un’azione nei confronti dello spazio, del museo, della sua storia passata e presente e, in quei tre giorni, ho cancellato con l’intento di “spellare” la superficie delle pareti per alleggerirla e in qualche modo – utopisticamente – salvarla. Solo oggi, a mesi di distanza, dopo tutto quello che è accaduto e quello che ormai non potrà probabilmente più succedere all’interno del (l’ex)museo, mi rendo conto che “Peeling” non era solo una cerimonia di purificazione volta a discutere la conservazione dell’universo culturale lì prodotto, ma era anche un modo per dirgli addio nell’attivazione di una sorta di scavo archeologico da restituire alla sepoltura.

La performance è stata infatti l’ultimo intervento artistico e collettivo ad essere realizzato all’interno di Villa Croce permettendo a tutti i performer/friuitori presenti di prendere coscienza, come in una seduta terapeutica, del ruolo che l’arte contemporanea può esercitare all’interno di una città, della sua valenza sociale e politica, e di come quest’ultima quando carente di conoscenza nel campo possa, con la sua ingerenza, minare alla base la produzione culturale relegandola al solo “far cassa”. Oggi, quello che un tempo è stato un centro di sperimentazione e ricerca, diventa un contenitore diversamente pieno con tanto di prezzario per l’affitto degli spazi e di ritrovi calcistici dove vengono esposte coppe, bandiere e striscioni perché “già museo di arte

contemporanea”. Nuvola Ravera con questo lavoro ha innescato all’interno della sua ricerca artistica una riflessione sempre più puntuale sulla messa in crisi di patrimonio storico e artistico nella contemporaneità e sull’urgenza di essere soggetto a continui momenti di riconfigurazione. Cosa significa veramente collettività? Quando il presente, e non solo il passato, può diventare un valore per la civiltà e invece a volte è solo gabbia opprimente e inattuale? Il diario su cui l’artista ha lavorato partendo da “Una storia, dentro una storia, dentro una storia – Peeling” mette insieme molteplici tasselli di un quadro sempre più ampio che dal parco di Carignano, affacciato sul Mar Ligure, attraversa tutta la penisola italiana con la necessità di far comprendere che la creazione di un coinvolgimento reale di parte di granelli di collettività esige di superare l’immobilità rassicurante di cui sono dotati certi ingombri ormai (o da sempre) sordomuti.

Michela Murialdo

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Diario Nuvola Ravera —

«L’opera d’arte esiste in un mondo pieno di mille altri oggetti, l’artista che crea il
silenzio o il vuoto deve produrre qualcosa di dialettico: un vuoto pieno, un vuoto che
arricchisca, un silenzio eloquente o che produca eco. Il silenzio perciò rimane inevitabilmente
una forma di parola (in molti casi di lamento o di accusa) e un elemento
all’interno di un dialogo»
SUSAN SONTAG, Stili di volontà radicale – Saggio sull’estetica del silenzio

“Muta di serpente” Courtesy Nuvola Ravera
“Muta di serpente” Courtesy Nuvola Ravera

Malraux nel museo immaginario sostiene che – una parte considerevole del nostro patrimonio artistico ci è stata trasmessa ora da uomini la cui idea dell’arte non era la nostra, ora da uomini per cui l’idea stessa di arte non esisteva. Secondo l’Unesco il museo, istituzione permanente, dovrebbe rispondere all’esigenza di acquisire, (dopo un’attenta selezione di porzioni di realtà) conservare, comunicare ed esporre oggetti ritenuti di interesse culturale, ad un pubblico ritenuto interessato. Viene da domandarsi che cosa sia importante però mantenere, chi siano i destinatari di questi storici interessi che occupano spazi fisici o ancora che ruolo assumono le collezioni e come renderle accessibili e penetrabili perché un’azione determinante si instauri sulle persone e perché queste non siano solo passanti distratti.

“Reperto archeologico e locandina festa ultras” Copyright Nuvola Ravera e utc
“Reperto archeologico e locandina festa ultras” Copyright Nuvola Ravera e utc

Qualsiasi scatola museo può attuare un percorso di negoziazione per far sì che la città gli viva almeno in parte addosso ma questo deve in qualche modo passare per l’atto di riguardare qualcun altro da includere. L’arte contemporanea, questo oscuro mostro a mille teste che soffre di schizofrenia credendo di essere uno, per fortuna non è tanto in grado di rispondere alle molteplici esigenze di comunità complesse. E’ un linguaggio e un mercato praticato solo da alcuni esemplari umani. I suoi luoghi si espandono e cercano di colonizzare i più disparati contesti che possono funzionare sia da scenografia ospitante che da attivatori di situazioni.

“Prezziario -Location al museo -” CopyrightVilla Croce società Open S.r.l
“Prezziario -Location al museo -” CopyrightVilla Croce società Open S.r.l

Il museo di per se’ vive già la condizione di opera che contiene, facendosi portavoce e incubatore di vicissitudini di arti, scienze e tecniche, ma può diventare protagonista centrale del dibattito artistico e urbano o farsi zona critica. Ho incontrato molti liguri che non sapevano di avere un museo di arte contemporanea in zona o lo percepivano lontanissimo dal centro per il solo motivo che è sopraelevato su un micro altipiano. Non sono interessati alla sua presenza o confondono la parola moderno con contemporaneo. D’altronde a volte mi chiedo anch’io con quale forza possano realmente agire tanti “dispositivi mostra” sulle persone e con quale durata. Il caso genovese d’incertezza delle sorti del museo è particolarmente assurdo e spinoso. Si fa però espressione di una tensione e di uno scollamento spesso esteso a tutto il globo in cui chi produce cultura la produce per i propri similissimi anche quando parla di esotici paesaggi, tagliando però volente o nolente fuori tutta una fetta di menti non consenzienti. Sarebbe anche ingenuo pensare di poter includere indiscriminatamente la totalità della popolazione a questa o a quella magia dell’evento. Come vi è un dentro e un fuori da se’, le dimensioni di soglia si ricostituiscono anche nei tessuti sociali, negli spazi architettonici e nelle abitudini ad abitare o meno delle esperienze. Quindi l’azione di peeling a Villa Croce ha voluto prendere per mano questo scollamento provando ad interrogarlo come un oracolo. Sono stati invitati una cerchia di amici e di sconosciuti per farli appropriare temporaneamente dello spazio usandolo fisicamente con il pretesto della cancellazione dei muri interni dell’edificio. Il pubblico stesso, in queste tre giornate di riscrizione delle pareti attraverso delle gomme di colore verde, ha voluto intervenire per asportare qualcosa di invisibile ma pesante agganciato all’idea stessa di museo. Il risultato è stata una pittura rupestre collettiva ed effimera, avvenuta nel buio di una caverna mascherata del bianchissimo candore dello spazio e dal sole accecante che entrava dalle finestre. Agendo nello spazio museale, spellando e togliendo la superficie non visibile di un “non so che” di storia appoggiato alle pareti, c’è stata l’intenzione di compiere un gesto infinitesimale di presa in carico di una storia ma anche di un presente, volendosene in parte distaccare negandolo e scrivendogli addosso dopo aver trattenuto solo il necessario.

Museo di famiglia - Courtesy Nuvola Ravera
Museo di famiglia – Courtesy Nuvola Ravera

In certi casi è rincuorante pensare che l’arte sia efficace in tante occasioni come strumento di riflessione, ma non sempre una chiamata o invito silenzioso a partecipare attivamente come organi attivi di un pensiero e di un fare artistico è lo spazio giusto per attivare un processo di comprensione comune. Non tutti condividono lo stesso linguaggio o spazio mentale. Sicuramente inglobare certi linguaggi e certe pratiche in un tessuto sociale può essere utile a rendere una comunità di persone più attente a sviluppare uno spirito critico nell’osservare la propria realtà e per disincastrarsi da taluni automatismi. Se l’arte riuscisse ad instaurare una reazione educativa e soprattutto diseducativa, responsabilizzante al contrario, forse non sarebbe spesso una sfilata di superficialità e tendenze. E’ una questione come spesso accade di (fra) intendimenti, ciò che io chiamo arte qualcun’altro potrebbe chiamarlo sacro, rituale, e altri ancora moda o spazzatura, ma stimolare l’accordo anche temporaneo di un piccolo gruppo di individui per perseguire insieme una visione da realizzare con incandescenza dentro e fuori la città, è già molto.

Nuvola Ravera

Si ringraziano i partecipanti alla performance: Gaia Andreuzzi, Carlo Antonelli, Gianmarco Accarpio, Valeria Barbera, Paolo Bazzali, Sergio Bertola, Matteo Brizio, Chiara Benedetti, Giovanni Bubola, Emanuela Burlando,Francesca Busellato, Francesco Cavalli, Matteo Citterio, Bruna Chiarle, Anna Daneri, Silvia Delucchi, Ruggero De Sabato, Zlatolin Donchev, Marta Dell’Angelo, Angela Ferrari, Alessandro Ferraro, Annalisa Gatti, Stefano Gobetti, Lea Ghyselinck , Edoardo Lazzari, Eva Macali, Arianna Maestrale, Emilia Marasco, Niccolò Masini, Luisa Mazier, Pietro Millefiore, Antonino Milotta, Michela Murialdo, Paola Mordiglia, Sohrab Najafi, Anna Oberto, Matteo Orlandi, Laura Perrone, Guendalina Ravazzoni, Jacopo Rinaldi, Giuseppe Ricupero, Monica Ricupero, Alberto Rizza, Giulia Maria Sofi, Jana Ring, Joel Valabrega, Francesca Vercellino

“Screenshot da Sans Soleil di Chris Marker”
“Screenshot da Sans Soleil di Chris Marker”
“Screenshot da T.A.Z. di Hakim Bey”
“Screenshot da T.A.Z. di Hakim Bey”
“Vita,morte,miracoli. L’arte della longevità”. il curatore Carlo Antonelli.
“Vita,morte,miracoli. L’arte della longevità”. il curatore Carlo Antonelli.
Una storia entro una storia dentro una storia - Peeling - Courtesy Marina Castagna
Una storia entro una storia dentro una storia – Peeling – Courtesy Marina Castagna
Una storia entro una storia dentro una storia - Peeling - Courtesy Marina Castagna
Una storia entro una storia dentro una storia – Peeling – Courtesy Marina Castagna
Una storia entro una storia dentro una storia - Peeling - Courtesy Marina Castagna
Una storia entro una storia dentro una storia – Peeling – Courtesy Marina Castagna
Una storia entro una storia dentro una storia - Peeling - Courtesy Marina Castagna
Una storia entro una storia dentro una storia – Peeling – Courtesy Marina Castagna
Una storia entro una storia dentro una storia - Peeling - Courtesy Marina Castagna
Una storia entro una storia dentro una storia – Peeling – Courtesy Marina Castagna
"Una storia dentro una storia dentro una storia - Peeling” Courtesy Nuvola Ravera
“Una storia dentro una storia dentro una storia – Peeling” Courtesy Nuvola Ravera
Una storia entro una storia dentro una storia - Peeling - Courtesy Marina Castagna
Una storia entro una storia dentro una storia – Peeling – Courtesy Marina Castagna