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nel paese delle ultime cose – NAM Not A Museum – Manifattura Tabacchi a Firenze

Testo di Mirco Marino — Manifattura Tabacchi ospita nel paese delle ultime cose l’esposizione conclusiva di Superblast II, il secondo ciclo di residenze artistiche a cura di Caterina Taurelli Salimbeni.La mostra si sviluppa dal basement al tetto. Le opere dei...

Caramelle – Lorenzo Lunghi_ph.Leonardo Morfini, ADRYA
Specchio Riflesso – Lorenzo Lunghi – ph. Leonardo Morfini, ADRYA

Testo di Mirco Marino

Manifattura Tabacchi ospita nel paese delle ultime cose l’esposizione conclusiva di Superblast II, il secondo ciclo di residenze artistiche a cura di Caterina Taurelli Salimbeni.
La mostra si sviluppa dal basement al tetto. Le opere dei sei artisti creano ognuna un proprio universo di senso componendo un microcosmo sensoriale, una città abitata da ombre e sogni. Prima di intraprendere la discesa nel magma delle “ultime cose”, una lettera è l’invito alla visita, racconta di un nuovo tempo, di un luogo umido e di porte da bussare.

Il piano sotterraneo accoglie il visitatore, una serie di colonne danno il ritmo all’architettura industriale. Le registrazioni delle performance che hanno avuto luogo in diversi spazi di Manifattura in occasione dell’apertura della mostra sono l’unica traccia rimasta dell’opera. È il lavoro di Irene Adorni dal titolo The Ultimate Ensemble, un trittico performativo che si scompone in vari spazi di Manifattura Tabacchi per essere riprodotto in forma di documentazione sonora. Quella di Adorni è una poetica dell’assenza, una poetica del corpo, del movimento e delle relazioni intangibili come i ricordi.

Le scale per accedere al tetto e all’opera presentata da Lorenzo Lunghi sono da concepire come soglia. L’atmosfera che crea il suo intervento si propaga verso il cielo e il paesaggio urbano. Lunghi progetta un’antenna specchiante nell’opera Specchio Riflesso. La superficie convessa mostra una realtà rovesciata, il naturale è immerso nell’artificiale. Lo specchio è oggetto che si dà come rappresentazione, il punto di contatto tra due dimensioni: l’artista mostra la percezione dell’immateriale, la traccia del cielo sul tetto dello stabile. A fianco di questa pende una seconda opera, Caramelle, una scultura precaria in caramello che subisce l’effetto dell’ambiente sciogliendosi a contatto con l’aria. 

The Ultimate Ensemble Irene Adorni_ph.Giovanni Savi

Una discesa porta nelle quinte di un teatro, un respiro suona nell’oscurità del microcosmo progettato dai MERZBAU. A lato uno stand con degli abiti di scena, il ritmo è quello di un sonno disturbato, un bagliore invita a procedere. Tre manichini zoomorfi sono ipnotizzati dalla visione de Le Sorelle, due marionette antropo-robotiche composte da oggetti di recupero. Fermi e a malapena visibili, i pupazzi sono illuminati da uno still video che immortala un volto dipinto di bianco. A un tratto il risveglio, le luci si accendono, il volto in video si muove e le marionette cominciano la loro recita macabra mosse da un sistema elettromeccanico. Lo spettacolo si conclude, il sonno avvolge nuovamente le sorelle e gli osservatori. Nell’atmosfera si percepisce una dimensione di attesa e sospensione.

Un muro con la scritta: FENOMENO blocca lo spazio successivo. È l’opera di Davide Sgambaro che racconta la comunicazione veloce del contemporaneo. Il fenomeno è il buco nel muro. Lo spazio vuoto accoglie i volti degli spettatori che vogliono farsi una foto con l’opera. Il muro è ricomposto dalle pareti dello studio dell’artista, mentre la scritta è creata con una bomboletta spray sottolineando una dimensione pop-trash a cui il pubblico  prende parte con il meccanismo tutto contemporaneo di condividere sui social le proprie esperienze. Il secondo lavoro di Sgambaro è la sagoma di uno smile proiettata da un fascio laser in una sala parzialmente inagibile, l’opera vuole farsi simbolo di quella fake happiness richiesta dalla società contemporanea dove i sorrisi sono spesso dovuti e dunque stereotipati.

Rusty S. _ Pitti Blue o Le Sorelle I-IV_MERZBAU – ph.Leonardo Morfini, ADRYA
Miss Italia Beatrice Favaretto_ph. Leonardo Morfini, ADRYA

Il percorso porta negli studi in cui i sei artisti hanno lavorato nei tre mesi di residenza. Una porta è chiusa e un cartellino riporta: Roi de Coupe. Colori forti e scritte pubblicitarie caratterizzano lo spazio. Si tratta dell’opera di Roberto Fassone, una casa editrice itinerante che prende il nome da una casuale seduta di tarocchi. Il progetto di Fassone indaga il mondo in quella distanza tra il sonno e la veglia. Un libro sul tavolo chiede “Sei in un sogno?” “Sì / No” “Come lo sai?”. Ogni libro è un intervento sulla scompaginazione del reale, ed esprime, per certi versi, l’instabilità di fondo che permea gli oggetti come forme di affermazione. Esiste un Moby Dick al cui interno può leggersi Dracula, una pubblicazione che raccoglie meme dall’internet culture, un’altra che a giorni alterni può spingerti al tuo meglio e al tuo peggio. Si tratta della casa editrice delle possibilità, un’antologia che a occhi chiusi riesce a produrre verità illogiche.

Una tenda rosa ci accoglie nella “stanza tutta per sé” di Ludovica Bertucci, la protagonista ventenne del video Miss Italia di Beatrice Favaretto. L’installazione video porta il visitatore nel mondo soft-porno, dolce e combattuto di Ludovica, nella ricostruzione di un racconto sulla percezione del proprio corpo. Il progetto video è un montaggio di più momenti ripresi da una webcam. Conversazioni, azioni, confessioni della protagonista: una narrazione in cui si alternano quadri di liberazione corporea e trasformazione del sé attraverso costumi drag, trucco e parrucche. Favaretto coglie quelle tracce erotiche nascoste nel corpo attraverso un video-ritratto delicato di scoperta e rappresentazione della sessualità.

Il suono di un respiro proviene da Too much and not the mood (Choosy) ultima opera in mostra di Davide Sgambaro. L’eco di tre megafoni accompagna fuori dal magma del paese delle ultime cose il visitatore di questo mondo nel mondo.

Caterina Taurelli Salimbeni mette in mostra lo specchio del mondo attraverso uno stretto rapporto tra spazi e opere. I diversi microcosmi sono retti dall’idea di traccia, un equilibrio ricercato attraverso estetiche gore del cinema anni Ottanta, devianze postcapitaliste e sogni indisturbati che dà vita a un’altra faccia del reale, strutturando un’esperienza che ridefinisce le relazioni con il luogo. Non in questo mondo, in un altro.


nel paese delle ultime cose | Public Program SUPERBLAST II

Il programma pubblico della collettiva nel paese delle ultime cose è immaginato come uno spazio di emanazione e completamento della ricerca che ha condotto alla realizzazione delle opere in mostra di Irene Adorni, Roberto Fassone, Beatrice Favaretto, Lorenzo Lunghi, MERZBAU e Davide Sgambaro. La rassegna si articola tra performance, laboratori e incontri a cura dei singoli artisti, secondo un approccio dialogico e interattivo, a creare percorsi alternativi rispetto ai linguaggi e alle tematiche esplorate dalla mostra. A questi appuntamenti si aggiungono le visite guidate con la curatrice e la mediazione culturale continuativa in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Firenze e il dipartimento SAGAS dell’Università degli studi di Firenze. 

Scopri il programma


La mostra è visitabile dal mercoledì alla domenica, dalle 14:00 alle 20:00. 
È possibile effettuare visite guidate con i mediatori culturali presenti in mostra, per queste non è necessaria la prenotazione.
Mercoledì 5 ottobre sarà possibile fare una visita guidata in mostra con la curatrice Caterina Taurelli Salimbeni – è richiesta la prenotazione su Eventbrite

Fenomeno(The Wall), Davide Sgambaro – ph.Leonardo Morfini, ADRYA
Fenomeno (Smiley), Davide Sgambaro – ph.Leonardo Morfini, ADRYA
Roi de Coupe, Roberto Fassone – ph.Leonardo Morfini, ADRYA