Grande apertura per il Museo delle Civiltà a Roma | Si parte dalla preistoria…

Il Museo delle Civiltà ha avviato un processo di progressiva e radicale revisione che metterà in discussione, provando a riscriverle, la sua storia, la sua ideologia istituzionale e le sue metodologie di ricerca e pedagogiche.
26 Ottobre 2022
Panoramica dall’alto di Piazza Guglielmo Marconi (EUR, Roma) /fotografia / Courtesy Museo delle Civiltà, Roma / photo © Andrea Ricci
Ciottolo inciso con figura di lupo da Grotta Polesini (Tivoli, Roma), Paleolitico superiore / pietra – Courtesy Museo delle Civiltà, Roma

Dal 26 ottobre 2022 il Museo delle Civiltà avvia nuovi percorsi di ricerca, archiviazione, catalogazione e digitalizzazione, per condividere nuove conoscenze, esperienze e narrazioni con il pubblico e con gli altri musei nazionali che fanno capo alla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura.

In Italia si contano circa 2.0000.000 tra opere e documentazioni demo-etno-antropologiche. Suddivisi nella rete museale italiana – dal Complesso Monumentale della Pilotta alle Gallerie Estensi, dai Musei Reali di Torino al Museo e Real Bosco di Capodimonte, per citarne alcuni – solo una piccola parte viene esposta con doverosi criteri museali. 

Parte di antichi nuclei collezionistici, queste tipologie di bene caratterizzano le raccolte museali in contesti che richiamano le wunderkammer  o camere delle meraviglie o delle curiosità. Natura e artificio spesso danno vita a felici incontri grazie alla preziosità degli oggetti che le costituiscono, dalle caratteristiche straordinarie e preziose. Frutti di scambi diplomatico o doni tra corti italiane, questa tipologia di beni, da oggi trovano un luogo pensato appositamente per apprezzare e potenziare il valore di questi inestimabili tesori. 

Ha aperto da pochi giorni il Museo delle Civiltà (termine non a caso declinato al plurale): un museo “di musei” e “sui musei” in cui sono confluite, dalla seconda metà del XIX secolo ad oggi, le collezioni di diverse istituzioni, riunite nella seconda metà del XX secolo presso l’attuale sede del museo, il Palazzo delle Scienze e il Palazzo delle Tradizioni Popolari, entrambi edificati per l’Esposizione Universale di Roma (E.U.R.) del 1942. Il Museo delle Civiltà ha avviato un processo di progressiva e radicale revisione che metterà in discussione, provando a riscriverle, la sua storia, la sua ideologia istituzionale e le sue metodologie di ricerca e pedagogiche.

A partire dall’autunno 2022, e per il prossimo quadriennio, il Museo delle Civiltà avvierà unaprogrammazione basata su un processo di progressiva e radicale revisione che riscriverà, provando a metterle in discussione, la sua storia e la sua ideologia istituzionale, a partire dalle sue metodologie di ricerca e pedagogiche.
La straordinaria articolazione e stratificazione delle opere e dei documenti che il museo conserva – dalla preistoria alla paleontologia, dalle arti e culture extraeuropee alle testimonianze della storia coloniale italiana, fino alle arti e tradizioni popolari italiane – è basata sulla coesistenza fra differenti origini, che hanno però un ricorrente fondamento ideologico nella cultura positivista, classificatoria, eurocentrica e coloniale del XIX e XX secolo.

Il programma 2022 e del prossimo quadriennio sarà dedicato all’avvio di questa riflessione, volta a ripensare e riattivare il museo come spazio-tempo discorsivo, critico e autocritico: basandosi su progetti di ricerca di lungo periodo, il programma riguarderà principalmente il ripensamento e riallestimento delle collezioni e degli archivi museali e la ridefinizione dei criteri di studio, catalogazione, esposizione e condivisione del sapere che il museo esprime.
Nel contesto più generale del “Grande Progetto Museo delle Civiltà” sostenuto dal Ministero della Cultura, il Museo delle Civiltà darà avvio a numerosi cantieri, non solo allestitivi ma anche metodologici, che porteranno gradualmente alla riapertura di tutte le sezioni del museo – molte delle quali non ancora pienamente operative o chiuse da decenni – ma anche alla contestuale e compartecipata discussione sull’opportunità di una loro riapertura, almeno secondo gli usuali formati museali
Al termine di questo processo il Museo delle Civiltà non sarà più suddiviso e frammentato in singole istituzioni museali indipendenti, ma unito e congiunto in nuclei collezionistici e archivistici fra loro interdipendenti. 

Falcetto con manico in legno e lamelle in selce dal villaggio de La Marmotta (Lago di Bracciano, Anguillara, Roma) / , Neolitico Courtesy Museo delle Civiltà, Roma
Affreschi del Palazze delle Arti Tradizioni Popolari (EUR, Roma) / photography Courtesy Museo delle Civiltà, Roma / photo © Corrado Bonora

Guidato dal team per la ricerca scientifica – Francesca Alhaique, Paolo Boccuccia, Francesca Candilio, Mario Mineo, Daniele Rossetti, Alessandra Sperduti – sotto la supervisore generale di Andrea Viliani, il 26 ottobre è stato presentato il nuovo allestimento della sezione del Museo delle Civiltà dedicata alle collezioni preistoriche. 

Il Museo delle Civiltà conserva la più ampia collezione preistorica italiana, composta da oltre 150.000 reperti provenienti da siti archeologici italiani ed internazionali, lungo un arco cronologico che si estende dalle più antiche fasi dell’età della pietra fino alle prime forme di scrittura. Nel nuovo percorso saranno esposti i reperti delle collezioni del museo più conosciuti dal pubblico, insieme a reperti raramente o mai esposti: il cranio neandertaliano Guattari 1 dal Circeo, esposto per la prima volta in modo permanente; le tre “Veneri” dai siti Savignano, Lago Trasimeno e La Marmotta; le piroghe recuperate dal fondo del lago di Bracciano, insieme a centinaia di reperti dal villaggio neolitico de La Marmotta; la necropoli e l’abitato eneolitico di Gricignano d’Aversa-US Navy; la cosiddetta Tomba della Vedova, nota anche per le sue vicende interpretative; i materiali del sito di Polada e l’eccezionale “ripostiglio” di Coste del Marano; un “bronzetto” di guerriero e lunghe spade rituali della cultura nuragica e, a conclusione del percorso espositivo, la Fibula Prenestina in oro, su cui possiamo leggere uno dei più antichi esempi di scrittura latina.

Il nuovo allestimento mira a mettere in discussione, da vari punti di vista, la definizione stessa di “preistoria”

Essa coinciderebbe infatti con la “storia prima della storia”, ovvero con il periodo che dal divenire biologico dell’essere umano giunge al formarsi di civiltà caratterizzate dal fatto di non aver lasciato fonti scritte. Ma la storia inizia davvero con la scrittura, come ci hanno insegnato a scuola? Ed è corretto dividere in modo così netto il racconto dell’esperienza umana sul pianeta Terra, affidando a un ipotetico “prima della storia” tutti quei milioni di anni che compongono, invece, la maggior parte di quest’esperienza?
Non chiamiamo più questa sezione “preistoria” proprio perché ci racconta anch’essa una “storia”: la quale è composta, se non da testimonianze scritte, dalle innumerevoli storie che emergono dallo studio e dall’interpretazione delle testimonianze materiali lasciate da chi è vissuto prima di noi e che ci restituiscono, nel loro insieme, molteplici sistemi di pensiero, invenzioni culturali, organizzazioni economiche, politiche e sociali in un intreccio che non ha seguito un’evoluzione lineare ma che ha conosciuto invece continui adattamenti e trasformazioni, migrazioni, contatti, competizioni, crisi e, persino, estinzioni. (dal CS)

Sempre il 26 ottobre sono stati inaugurati i due nuovi ingressi simmetrici del Museo delle Civiltà: quello già operativo nel Palazzo delle Scienze e quellodel Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari, riaperto dopo un restauro complessivo dell’area al piano terra dell’edificio.
Entrambi gli ingressi saranno riconfigurati come un’introduzione storica e critica al museo, un racconto dell’istituzione nel corso del tempo, attraverso le sue differenti incarnazioni, per provare a rispondere alla domanda: “che museo sto per visitare?”

Sono state inoltre avviate le sei Research Fellowship del Museo delle Civiltà, la cui attivazione costituirà il cardine di entrambi i nuovi ingressi. Alcune vetrine, appartenenti a varie epoche della storia del museo, saranno lasciate vuote per essere affidate a sei artisti, invitati a dare così avvio a un nuovo programma di lungo termine in cui sviluppare autonomi progetti di ricerca. 

I sei artisti che compongono il programma pluriennale di Research Fellowship del Museo delle Civiltà sono: Maria Thereza Alves (1961, San Paolo, Brasile); Sammy Baloji (1978, Lubumbashi, Repubblica Democratica del Congo) in collaborazione conThe Recovery Plan, Firenzee Art Hub. DAAR-Decolonizing Architecture Art Research (istituito nel 2007) – Sandi Hilal & Alessandro Petti (1973, Beit Sahour, Palestina; 1973, Pescara, Italia); Bruna Esposito (1960, Roma, Italia);  Karrabing Film & Art Collective (istituito nel 2013) – Elizabeth A. Povinelli (1962, Buffalo NY, Stati Uniti d’America), in collaborazione con Visible (Cittadellarte-Fondazione Pistoletto; Fondazione Zegna); Gala Porras-Kim (1984 Bogotá, Colombia.), in collaborazione con MAO-Museo Arte Orientale, Torino

Per le tante iniziative, aperture, presentazioni, incontri e progetti vi invitiamo a visionare il sito museocivilta.cultura.gov.it/

Allestimento delle collezioni etnografiche del Museo “Luigi Pigorini” negli anni ‘70 (EUR, Roma) / 1972-76 fotografia storica / Courtesy Museo delle Civiltà, Roma
Allestimento delle collezioni etnografiche del Museo “Luigi Pigorini” negli anni ‘70 (EUR, Roma) / 1972-76 fotografia storica /Courtesy Museo delle Civiltà, Roma
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