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Mimmo Paladino al Memoriale della Shoah 

L’artista rilegge il quartetto musicale di Olivier Messiaen composto nello Stalag VIII-A

Testo di Giulio Fonseca —

In questi giorni e fino al 28 febbraio è in corso al Memoriale della Shoah Mimmo Paladino. Görlitz – Stalag VIII A– 15 gennaio 1941, percorso di trasformazione artistica, visiva e musicale che vede il coinvolgimento di Mimmo Paladino e Liliana Segre. 

Un piccolo recap per chi non sapesse dell’esistenza di questo importante museo. Promosso dalla Fondazione Memoriale della Shoah, presieduta da Ferruccio de Bortoli, il Memoriale nasce nel 2013 nei sotterranei della Stazione Centrale con l’impegno di restituire a Milano un luogo non solo dove poter ricordare e commemorare le vittime dello sterminio avvenuto durante la seconda guerra mondiale, ma anche uno spazio di confronto e di educazione in merito al tema, affinché non si ripeta mai più.

in occasione dell’imminente Giornata della Memoria (27 gennaio), il Memoriale propone in queste prime settimane del 2026 la mostra Mimmo Paladino. Görlitz – Stalag VIII A – 15 gennaio 1941, che rientra in una serie di iniziative proposte nell’ambito della XVIII edizione della rassegna “Segrete. Tracce di Memoria”. Il progetto, realizzato in collaborazione con Art Commission ed Edizioni Colophonarte, dà forma al Quatuor pour la fin du Temps (o Quartetto per la fine dei Tempi), composizione da camera che Olivier Messiaen compose durante la prigionia nel campo di concentramento Stalag VIII-A a Görlitz. La composizione a quattro – Messiaen al piano, violinista, violoncellista e clarinettista – fu completata nei primi giorni del 1941. Il comandante di quel campo, che destino volle fosse un grande appassionato di musica, ne autorizzò l’esecuzione, che ebbe luogo per la prima volta pochi giorni dopo alla presenza di circa 400 persone, tra prigionieri e membri SS dello Stalag. 

L’artista Mimmo Paladino si pone in dialogo diretto con quest’opera e con la sua esecuzione, partendo dalla musica e interrogando per mezzo di tavole in acquaforte e acquatinta il tempo, la fine e la possibilità di rinascita. La testimonianza di Paladino si basa sulla materialità del segno e la dimensione simbolica/mitica. Le sue opere sono espressioni immobili che danno corpo all’Apocalisse musicale di Messiaen. 

Al centro della sala un bambino disteso a terra è una presenza ambigua: non pare morto ma nemmeno in vita. Il suo corpo ferito – una macchia cromatica che rievoca il sangue copre il petto e un punto del braccio destro – si abbandona ad una postura che richiama l’immaginario del sonno, della vulnerabilità di un essere umano visto più come un simbolo che come un individuo. Il visitatore lo percepisce quasi come un ostacolo, ai suoi piedi e senza alcun tipo di protezione. Paladino non mostra la violenza in atto, ma il suo esito silenzioso ma pungente. Forse osservare implica anche assumersi una certa dose di responsabilità?

Mimmo Paladino. Görlitz – Stalag VIII A, 15 gennaio 1941 – Credits Fondazione Memoriale della Shoah di Milano – Foto Matteo Dotti

Relazionato al Quatour pour la fin du Temps, il bambino può essere letto come una figura del tempo interrotto: l’infanzia è la massima promessa di futuro, qui appare invece una condizione bloccata, incerta. Ciò non implica un rimando diretto con i bambini della Shoah, ma in qualche modo incarna la stessa condizione a cui furono sottoposti durante le deportazioni. È perdita, è sospensione del tempo. 

L’apparente dubbio sulla condizione del bambino si pone in dialogo con il saggio di Sandro Cappelletto, che porta al suo interno un contributo importante di Liliana Segre, una delle voci più autorevoli dell’Olocausto, superstite ad Auschwitz nel 1944 e senatrice a vita italiana dal 2018. La sua testimonianza funziona perché interrompe il flusso critico-musicale e riporta concretamente l’esperienza da lei vissuta. La deportazione, la prigionia, la sopravvivenza sono sempre misurate, ma potenti e non protette.  

In Cappelletto la musica e in Segre la memoria coesistono, riuscendo a trasmettere l’idea che l’arte non può sanare, ma solo custodire. Per la Segre il tempo è sempre stato diverso, è una frattura, abitata da corpi e memorie di chi come lei è riuscito a sopravvivere e di chi invece non ha più rivisto casa. Una parola che le sentiamo molto spesso ripetere è: indifferenza. È proprio contro l’indifferenza che Liliana Segre vuole combattere e lo fa rivolgendosi in particolar modo ai più giovani: le sue parole risuonano forti, bisogna essere più responsabili nelle scelte che adottiamo e come ci poniamo verso noi stessi e verso gli altri.

In occasione del progetto, mercoledì 21 gennaio, come avvenne nel 1941 nel campo di Görlitz, è stato eseguito dal vivo il Quatour pour la fin du Temps: un momento di esperienza sonora collettiva che rafforza il legame con lo spazio e con la testimonianza.

Il suo creatore, Olivier Messiaen, ricercava nel suono la maggior parte delle risposte in merito a tanto dolore e perfidia, ed ammirevole come in un luogo di desolazione e morte sia nata una composizione così profonda, impegnata e dall’immenso valore artistico.

In Mimmo Paladino. Görlitz – Stalag VIII A – 15 gennaio 1941 Paladino svolge un lavoro maturo, permettendo all’opera di rimanere aperta e vulnerabile, confrontandosi con un evento musicale dai risvolti estremi e costruendo le opere in correlazione da un lato con la riflessione di Cappelletto che restituisce alla musica di Messiaen il suo valore intatto nel tempo, dall’altro con la testimonianza di Liliana Segre che mette in luce il vissuto reale.

Mimmo Paladino. Görlitz – Stalag VIII A, 15 gennaio 1941 – Credits Fondazione Memoriale della Shoah di Milano – Foto Matteo Dotti