MELMA – Nico Vascellari in mostra al Forte Belvedere

“La Melma è una materia primordiale, qualcosa che cela la vista e proietta sull’ignoto [...]. Ho sempre parlato dell’arte come una pesca a mani nude nel fango, dove è possibile trovare ciò che non conosci ma che tenti di riconoscere.” Nico Vascellari
29 Luglio 2023

Artista eclettico tra i più noti del panorama italiano, Nico Vascellari (Vittorio Veneto, 1976) è il protagonista della mostra MELMA a Forte Belvedere visibile dal 24 giugno fino all’8 ottobre 2023. Il progetto, curato da Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento, è solo la prima tappa di un percorso che nei prossimi mesi porterà il lavoro di Vascellari in alcuni dei luoghi simbolo della città: Piazza della Signoria, Palazzo Vecchio e il Museo Novecento.

Dopo le grandi personali dedicate a Jan Fabre, Giuseppe Penone, Anthony Gormley ed Eliseo Mattiacci, l’istituzione fiorentina torna ad essere interamente occupata dal lavoro di un unico artista. L’ambizioso progetto espositivo arriva a 20 anni dalla sua prima mostra a Firenze inaugurata il 25 giugno 2003 “si intitolava Buio Primario”ha raccontato Vascellari “l’idea era quella di investigare il mondo delle talpe, del sottosuolo, creare un vincolo tra il mondo sotterraneo e quello celestiale, attraversando l’elemento che collega tutti noi: la terra. Mi piace pensare che MELMA sia un proseguimento di quel percorso”.

Al centro del discorso dell’artista troviamo infatti il concetto di melma intesa come materia primordiale densa e fangosa, in grado però di aprire una porta verso l’ignoto che è poi per Vascellari metafora della ricerca artistica. “Ho sempre parlato dell’arte come una pesca a mani nude nel fango” ha infatti raccontato “dove è possibile trovare ciò che non conosci ma che tenti di riconoscere”. La melma pur richiamando per ognuno di noi lo sporco e il paludoso e facendo ormai riferimento, in senso figurato, a qualcosa di corrotto e abietto, nelle intenzioni poetiche di Vascellari non è mai presentata con la volontà di esprimere un giudizio morale; quella parte melmosa è infatti il “residuo di natura che ancora ci fa creature terrestri in un’epoca in cui i corpi si sostituiscono con macchine pensanti” come ha spiegato il curatore Risaliti “dalla melma infatti nasce la vita, e la vita contempla l’orrido e l’osceno, assieme alla grazia e allo splendore”. 

La mostra, tanto ricca quanto difficile, occupa tutti gli spazi di Forte Belvedere dal giardino ai tre piani della palazzina, e si articola in un accurato percorso attraverso le diverse forme d’arte sperimentate da Vascellari. All’esterno, nel giardino e sui bastioni, si trovano nove sculture realizzate in alluminio fuso della serie Horse Power (2023). Nelle due cannoniere, sempre in esterno, troviamo invece le opere video Fossil of Experience del 2023 e Horse Power del 2019. L’artista lavora sul rapporto tra uomo e natura e su quello tra ciò che è naturale e ciò che invece è meccanico. Nella serie Horse Power gli animali sono infatti aperti per rivelare al loro interno, non organi, ma motori ed ingranaggi: “Il suo lavoro è un lavoro di ibridazione totale tra mondo animale e tecnologia” ha raccontato il curatore “Nelle cannoniere sono proiettati dei video: in uno, gli esseri umani sovrappongono il loro volto a quello di animali, nell’altro è proiettato un rituale performativo antropologico e primordiale dove il sacrificio è più della tecnologia che dell’uomo”.

Nico Vascellari – MELMA, Forte Belvedere, Firenze 2023 – Installation view Foto © ElaBialkowskaoknostudio

A fare trait d’union tra le opere dell’esterno e i circa trenta lavori all’interno troviamo sulla facciata della palazzina l’opera Falena del 2022. Si tratta di un’installazione monumentale composta da falci placcate d’oro che, montate radialmente su quattro livelli sovrapposti, creano una grande forma circolare che evoca le geometrie di un fiore e che al tempo stesso ci rimanda a una sorta di grande ingranaggio meccanico. 

Di grande impatto visivo è l’opera Visita Interiora Terrae, che accoglie il visitatore all’ingresso del forte. Si tratta infatti della ripresa video di una sua performance nella quale, dopo essersi fatto sedare, viene trasportato privo di sensi da un elicottero rimanendo sospeso in aria. Vascellari sceglie così di non fare affidamento sui sensi ma di lasciarsi guidare dalla forza dell’esperienza umana. “L’idea nasce da due immagini” ha raccontato “da una parte i salvataggi dei grandi mammiferi e dall’altro l’inizio della Dolce Vita di Federico Fellini in cui si vede un Cristo che da Milano viene trasportato in elicottero fino a Roma”. Ad accompagnare il video della performance vi è il rumore assordante del motore dell’elicottero, fondamentale infatti nel lavoro dell’artista è proprio la dimensione sonora che sperimenta sotto vari aspetti e che torna anche in opere come Tre, Quattro Galline in mostra al primo piano. Si tratta di un lavoro, grazie al quale si è per altro aggiudicato il premio Pino Pascali del 2022, nel quale un meccanismo viene nascosto sotto una scatola di cartone della stessa dimensione delle gabbie da allevamento, simulando la presenza di una gallina. 

Vascellari torna inoltre a riflettere sull’ibridazione tra naturale e artificiale come si osserva nella serie di opere Uroboro, del 2023, in cui un serpente di legno forma un cerchio mordendosi la coda realizzata con uno pneumatico. Simbolo alchemico per eccellenza l’uroboro è l’immagine dell’energia che si rigenera e dell’eterno fluire di forze in cui, nell’idea dell’artista, l’artificiale ingloba il naturale. Nella serie Nido l’elemento della casa-nido viene invece destrutturato per ricondurlo ad una dimensione umana e di studio scientifico. La mostra termina con due opere al secondo piano: Earthrise in cui l’illuminazione alternata di due lampadine crea un suggestivo gioco di ombre e Aldilà un lavoro con il quale si apre all’esterno grazie ad una botola che conduce al meccanismo dell’orologio sulla facciata del forte. 

Vascellari riflette dunque sul fenomeno ancestrale della relazione uomo-ambiente e uomo-animale articolando la sua ricerca attraverso soluzioni differenti sia dal punto di vista metodologico che iconografico. Partendo dunque da questa sua ricerca nel substrato melmoso della coscienza umana riporta in superficie quel qualcosa di inspiegabile che sta alla base dell’esperienza: l’arte infatti per Vascellari “è incomprensibile, deve essere una sorta di pesca di ciò che è inspiegabile, come è inspiegabile quello che viviamo”.

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