Marcel Broodthaers e la bellezza delle Poesie Industriali

Il MASI di Lugano ospita i principali motivi delle celebri serie di placche create dall’artista belga tra il 1968 e il 1972
17 Ottobre 2022
Marcel Broodthaers – Poesie Industriali – Esposizione al MASI, Lugano 2022
Marcel Broothaers, Pipe alphabet, 1969, Plastica termoformata e verniciata © Succession Marcel Broothaers / 2022, ProLitteris, Zurich

Marcel Broodthaers e « la parole des Moules »
Giornata di studi
Sabato 22 ottobre 2022
11:00 – 16:00

Il MASI offre al suo pubblico la possibilità di incontrare a Lugano alcuni dei maggiori esperti sull’arte di Marcel Broodthaers che parteciperanno con un intervento di approfondimento preparato in occasione della giornata di studi e della mostra.

PROGRAMMA

Mattina, LAC – Hall

11:00 | Marcel Broodthaers: Il grado zero della scrittura – italiano

Dr. Maria Elena Minuto (Université de Liège; KU Leuven)

Il 29 ottobre del 1968, nello stesso anno in cui Lucy R. Lippard e John Chandler pubblicavano il saggio The Dematerialization of Art e Sol LeWitt scriveva le Sentences on Conceptual Art, il poeta e artista belga Marcel Broodthaers (1924-1976) esponeva per la prima volta alla Librairie Saint-Germain-des-Prés di Parigi una selezione dei suoi Poèmes industriels (1968-1972) – delle placche di plastica termoformata fabbricate come dei gaufres – descritti dall’artista come delle “trappole che bisogna avere il desiderio di decifrare”. Nei Poèmes industriels le lettere dell’alfabeto, le pipe e le forme geometriche mettono in scena delle dimensioni paradossali del linguaggio conferendo una nuova identità critica e concettuale al controverso rapporto tra parola e immagine. Dagli scritti poetici degli anni Sessanta ai Poèmes industriels, l’intervento analizza in un’ottica comparatistica e interdisciplinare l’opera di Broodthaers alla luce dell’inedita relazione tra poesia e arte visiva.

Pomeriggio, LAC – Sala 4

13:30 | Le Poesie Industriali di Marcel Broodthaers – inglese
Prof. Dr. Deborah Schultz (Regent’s University London)

Le opere di Marcel Broodthaers uniscono tra loro forme visive semplici e concetti complessi. Coniugando parole e immagini e utilizzando vari linguaggi artistici, l’artista mette in relazione tutte le aree della sua pratica artistica. Questo intervento di Deborah Schultz approfondisce le opere esposte in mostra, le Poesie industriali. Note anche come placche di plastica e realizzate da Broodthaers durante un periodo relativamente breve, dal 1968 al 1972, saranno analizzate come una chiave di lettura per comprendere meglio il complesso ed eterogeneo corpus di opere da lui realizzate.

14:15 | Marcel Broodthaers e il cinema – inglese
Prof. Dr. Steven Jacobs (Universiteit Gent e Universiteit Antwerpen)

Nonostante una filmografia di almeno 50 titoli, molte opere (non filmiche) e scritti che fanno riferimento al cinema, alla sua (pre-)storia, alla sua tecnologia e ai suoi strumenti, raramente si considera Broodthaers come un regista. Broodthaers è spesso presentato come l’artista per eccellenza della “condizione post-medium”, che fonde costantemente media artistici, tecnologie e metodi di visualizzazione. Questo intervento cerca di guardare a Broodthaers come un regista in senso stretto. Sebbene i suoi film eccentrici non sembrano essere legati alle tendenze cinematografiche a lui contemporanee, toccano molti dei temi e delle caratteristiche del cinema d’avanguardia. Concentrandosi su La Clef de l’horloge (1957-58), La Pluie (projet pour un texte) (1969), La Pipe (1969-1972), Une seconde d’éternité (d’après une idée de Charles Baudelaire) (1970) e A Voyage on the North Sea (1973-74), l’intervento analizza il linguaggio cinematografico unico di Broodthaers e il suo interesse per la durata, la stasi e le logiche della riproduzione meccanica.

15:00 | Surrealista, artista Pop o concettuale? Marcel Broodthaers nel suo tempo – inglese
Dr. Dieter Schwarz

Il ruolo incerto e indefinito di Marcel Broodthaers si può considerare parte della sua opera: è un poeta, un regista o un artista? Inoltre, in quale momento artistico va inscritto il suo lavoro: nel tardo surrealismo, nella Pop art internazionale degli anni Sessanta o nella nascente arte concettuale degli anni Settanta? In questo intervento verranno discusse le letture contemporanee, le interpretazioni sbagliate e i fraintendimenti sull’opera di Broodthaers, in parte astutamente provocate e compromesse dall’artista stesso.


Quella ospitata al MASI Lugano è una mostra complessa e affascinante. Dedicata ad uno degli artisti più ‘ostici’ e poliedrici del ‘900, Marcel Broodthaers, la mostra Poesie Industriali presenta i principali motivi delle celebri serie di placche create dall’artista tra il 1968 e il 1972 ( a cura di Dirk Snauwaert e Charlotte Friling, in mostra fino al 13/11/2022).
Broodthaers nasce professionalmente nel contesto della poesia, anzi è proprio con la poesia che fa il suo esordio nel 1945 con la pubblicazione di un componimento nel giornale surrealista Le Ciel Bleu, esperienza che gli permette di venire in contatto con René Magritte e i surrealisti di Bruxelles. E’ solo nel 1964 che si presenta come artista, quando partecipa alla mostra Lauréats du Prix de la Jeune Sculpture Belge al Palais des Beaux-Arts, dove presenta quattro opere in forma di oggetti assemblati. Questa mostra, nella sua carriera, può sembrare una sua mossa strategica: scopre che il linguaggio visivo è più efficace di quello scritto della poesia. E’ come se spostasse la sua forma espressiva dalla parola all’immagine, senza però perdere di vista la sua anima da poeta.

Nel periodo su cui si concentra la mostra a Lugano – 1968 e il 1972 – l’artista era impegnato in un ampio progetto, conosciuto come Musée d’Art Modern, Département des Aigles, fondato nel settembre 1968 nella sua casa a Bruxelles. Interessato più alla veicolazione di messaggi che all’oggetto artistico, in tutta la sua carriera ha sempre cercato di sondare i meccanismi e il funzionamento sia dell’opera d’arte che dell’ambiente che la sostanzia. Da cui i molti ruoli in cui si è calato: poeta, curatore, direttore di museo e non ultima artista. In tutta la sua produzione, forse sono proprio le placche che rivelano la labirintica complessità della sua ricerca.
Disinteressato alla tecnica tanto quanto all’estetica della sua produzione, le opere di Broodthaers sono intelligibili non tanto come ‘opere d’arte’ bensì come meccanicismi da decifrare: lui ha sempre voluto un fruitore attivo, non passivo. Le metafore più prossime per spiegare i suoi lavori sono senza dubbio i rebus, anzi egli stesso, alla domanda su cosa significassero i suoi lavori, risponde spesso: “Sono dei rebus da decifrare”.

Prendendo ispirazione dalle targhe delle strade, l’artista inizia a produrre le placche attorno al 1968, come oggetti assolutamente asettici, privi di ‘bellezza’ e prodotti come una qualsiasi insegna pubblicitaria o segnaletica. Commissionate a una ditta di insegne di plastiche di Bruxelles, queste targhe sono realizzate con la tecnica  della plastica termoformata: delle lastre di plastica venivano surriscaldate e, una volta messe sottovuoto, fatte aderire a delle matrici che realizzava lui. Le prime creazioni sono molto legate al linguaggio della poesia con significati metaforici e simbolici, poi sono più all’insegna della ricerca visiva e meno legate all’importanza della parola. Per molti versi le placche rivelano, così come le tante altre opere da lui prodotte, come abbia esplorato in maniera analitica e poetica il rapporto tra arte e linguaggio, ma anche l’identità sociale dell’opera, il valore del museo come luogo di sacralizzazione e di confine con la vita.
Ogni serie di placche è come un rebus da decifrare. Ce ne sono che approfondiscono tematiche politiche realizzate nel ’68, altre sono più vicine alle sue ricerche legate al ‘museo fittizio’, sempre del ’68. Molte placche rivelano quelli che sono stati i suoi modelli di riferimento, chiaramente Magritte, ma anche i poeti dell’ ‘800 come Mallarmè e Baudelaire. 

Si racconta che grazie a un libro che Magritte gli regalò, una copia di Un Coup de Dés di Mallarmé, Broodthaers sia stato investito da un flusso ininterrotto di parole che scorrevano senza punteggiatura lungo le pagine in corpi e caratteri differenti tra diversi margini di bianco. Travolto da quello che potremmo definire uno ‘shock estetico’ – così l’ha definito Achille Bonito Oliva in una recensione alla mostra che il Mambo di Bologna ha dedicato all’artista belga nel 2012 – Broodthaers è spinto a riproporre l’azzeramento del tradizionale spazio letterario spingendo la ‘parola’ a rimaterializzarsi in un’immagine.

Marcel Broodthaers – Poesie Industriali – Esposizione al MASI, Lugano 2022
Marcel Broothaers, Livre Tableau ou Pips et formes académiques, 1970, Plastica termoformata e verniciata © Succession Marcel Broothaers / 2022, ProLitteris, Zurich
Marcel Broodthaers – Poesie Industriali – Esposizione al MASI, Lugano 2022

Questa trasformazione farà si che le sue opere si avvicinino sempre di più ad una indeterminatezza non frutto di casualità o divertito non-sense, bensì come risultato di un processo consapevole e intellettualmente profondo.
Magritte è molto presente tra le opere in mostra, sia nelle placche che nel film La Pipe (Gestalt, Abbildung, Figur, Bild), in cui gli oggetti appaiono e scompaiono dietro una nuvola di fumo, a sottolineare quanto sia ambigua e ‘fumosa’ la rappresentazione di un oggetto attraverso le immagini.
Così come, ribadiamo, la presenza di Mallarmé è decisiva, basti pensare alle opere in mostra dove emerge l’importanza – simbolica oltre che letteraria – della punteggiatura, come ad esempio in L’Alphabet e Modèle: la virgule, in cui la virgola  è protagonista come espressione di una pausa, contropartita del silenzio.
Virgole, punti, soldi, geometri, disegni per lo più ricavati dall’immaginario pubblicitario, sono ‘segni’ svuotati del loro significato per diventare significanti ‘puri’, autonomi. Anche l’elemento della freccia è molto presente. Disseminate in molte placche, le frecce creano un certo disorientamento, puntando in direzioni disparate, tanto da confonderci.

Le interessanti conversazioni di Marcel Broodthaers pubblicate nel libro Lettere aperte e conversazioni (Edizioni Casagrande, in coedizione con MASI Lugano, a cura di Francesca Benini – studiosa che ha curato la presentazione della mostra al MASI di Lugano in collaborazione con Maria Gilissen Broodthaers, Marie-Puck Broodthaers e Succession Marcel Broodthaers) – svelano le ragioni di molte scelte compiute dall’artista, chiariscono molti enigmi legati alla sua ricerca, ma lasciano anche emergere la poetica indeterminatezza che attornia il gesto artistico nella sua essenza.


“Il in pratica non creo forme, e non forme estremamente rudimentali, il che mi permette di proiettare le mie idee in modo facile per me. In questa placca, per esempio, questo elemento è un elemento che ritrovo per le strada, indica agli automobilisti la precedenza.”

“In questa placca che indica il museo, che si trova nel mio studio, ho voluto raggruppare tutte le parole che troviamo nel museo: “guardaroba”, “scala A”, “informazioni”, “scala B”, il numero di telefono. Un po’ come se alla fine queste indicazioni avessero la stessa importanza delle opere d’arte esposte. con queste placche ho cercato soprattutto di scoprire un nuovo sistema di lettura. La poesia adesso si legge più facilmente, mi pare, non è più rinchiusa nel suo libro-bara.”

“Credo che oggi non siamo più capaci di inventare qualcosa. Ho l’impressione che esistano già tutte le forme di linguaggio: persone come Ingres, Wiertz, Courbet inventavano veramente una nuova forma di espressione. rispetto alla loro epoca. E credo che oggi non facciamo che applicare quello che già esiste. Fra l’altro c’è un fenomeno artistico abbastanza curioso, ovvero che le stesse idee, gli stessi elementi esistono in diverse teste contemporaneamente senza che le persone si siano incontrate. Queste placche in plastica per esempio, ho avuto la sorpresa di scoprire che in Germania ci sono due artisti che facevano una cosa simile… ricorrevano in ogni caso alla stessa tecnica, utilizzavano in ogni caso lo stesso linguaggio senza che ci fossimo incontrati, senza che ci fossimo messi d’accordo.”

“Il non cerco di fare qualcosa di bello, inseguo, fin dove è possibile un’idea fondamentale. (…) Ed è proseguendo quell’idea che forse riesco a fare qualcosa di bello. E dopo tutte quelle esperienza, sarei anche tentano di credere che se si prosegue un’idea, un’idea in quanto tale, ma a fondo, come arte plastica, forse si scopre la bellezza tradizionale” 

Marcel Broodthaers – Poesie Industriali – Esposizione al MASI, Lugano 2022
Marcel Broothaers, Museum – Musée, Section Cinéma, 1971, Plastica termoformata e verniciata © Succession Marcel Broothaers / 2022, ProLitteris, Zurich
Marcel Broodthaers – Poesie Industriali – Esposizione al MASI, Lugano 2022
Marcel Broothaers, L’Alphabet, Plastica termoformata e verniciata © Succession Marcel Broothaers / 2022, ProLitteris, Zurich
Marcel Broodthaers – Poesie Industriali – Esposizione al MASI, Lugano 2022
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