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Loose ends | Galleria Renata Fabbri, Milano

Strategie instabili e momentanee,  estemporaneità, reiterazioni, sostituzioni, riconfigurazione: queste le caratteristiche che caratterizzano la mostra Loose Ends, ospitata fino al 18 maggio 2019 alla galleria Renata Fabbri a cura di curated by Branka Bencic). Gli artisti invitati – Vlatka Horvat...

Loose Ends, 2019, installation view, Renata Fabbri arte contemporanea, Milano

Strategie instabili e momentanee,  estemporaneità, reiterazioni, sostituzioni, riconfigurazione: queste le caratteristiche che caratterizzano la mostra Loose Ends, ospitata fino al 18 maggio 2019 alla galleria Renata Fabbri a cura di curated by Branka Bencic). Gli artisti invitati – Vlatka Horvat , Sophie Ko, Ištvan Išt Huzjan e Dino Zrnec – hanno creato un fitto dialogo, a volte costruito in quelli che potremmo definire risposte “monosillabi”, dove la lingua comune sembra essere la trasformazione dei materiali, la loro sovrapposizione o incastro.
Quattro idiomi (o codici) che circuiscono significati misteriosi, brani di discorsi che, seguendo esperienze aleatorie, raccontano ciò che di più ambiguo e inafferrabile esiste: il caso. 
Le opere indagano la materialità dei processi artistici nel loro articolarsi attraverso la produzione e l’esposizione, in particolare guardano ad aspetti precari ed effimeri inscritti nel processo stesso del fare.

La mostra è articolata attraverso una serie di elementi formali, analogie, giustapposizioni e reciprocità che caratterizzano le opere nella loro riconfigurazione di linguaggi minimalisti, post- minimalisti, concettuali ed astratti. Le opere dei quattro artisti, con modalità e risultati differenti,
indagano i sottile legami che collegano il visivo, il tattile e, non ultimo, il significato intrinseco delle forme, il loro costituirsi e disfarsi nel tempo.

Ištvan Išt Huzjan, Unnamed image, 2013, tessuto candeggiato, cm 16x(10×5)
Loose Ends, 2019, installation view, Renata Fabbri arte contemporanea, Milano

Tra le relazioni spesso inafferrabili tra le opere, si crea uno iato, un vuoto che, inevitabilmente, rimanda alle ‘cose del mondo’, alla realtà quotidiana: la sezione di un edificio invisibile, la delicata geometria che governa il nostro muoverci tra gli oggetti, una natura stilizzata e astratta, la scarnificazioni del ‘contenitore-cornice’,  la resa in brandelli di un ipotetico paesaggio notturno…
Le associazioni, così come le tante soluzioni immaginifiche che celano le opere di Loose Ends, sono infinite e imprevedibili.

Siamo spesso portati a pensare che ogni azione sia proiettata verso un fine o uno scopo. Tuttavia c’è una distinzione tra le azioni che sono “mezzi per un fine” (“means to ends”) e quelle che non lo sono, che costituiscono un fine in se stesse.
Loose Ends esplora e attiva tali elementi di sospensione, un gap che divide la realtà di un oggetto, un’azione, un’immagine dal proprio significato. Uno spazio che rimane vago, definito da connessioni allentate o inesistenti tra parti diverse. Situazioni o azioni diventano articolate come possibilità e tentativi, sia per raggiungere, che per evitare o per tracciare nuovi fini o, ancora, per incorporare uno spazio senza fini. Aspettando che il significato venga re-inscritto, Loose Ends rappresenta una situazione di termini estetici, spaziali e concettuali per formare un linguaggio visuale di frammenti, forme temporanee instabili e precarie. Strutturata come narrativa frammentata, uno scenario di potenzialità sta emergendo all’orizzonte.”
(da CS)

Loose Ends, 2019, installation view, Renata Fabbri arte contemporanea, Milano
Vlatka Horvat, Equivalents (I,II,III), 2014, materiali vari su pannelli di legno, dimensioni variabili
Ištvan Išt Huzjan, Unnamed figure, 2018, telaio e filo metalico, cm 2x79x87
Loose Ends, 2019, installation view. Da sinistra a destra: Sophie Ko, Geografia temporale, pigmento puro, cm 140×80; Sophie Ko, Geografia temporale, pigmento puro, cm 140×80