
Uno spazio nel centro di Firenze in cui spettatore e artista sono separati da un confine sottile, tra chi osserva e chi è osservato. Queste le premesse con cui Spazio Marameo ha ospitato in residenza Luca Granato (Cosenza, 1999) protagonista della mostra Liminale, a cura di Lucrezia Caliani e organizzata in collaborazione con l’associazione culturale Osservatoriomaree. La mostra, visitabile fino al 3 maggio, è ospitata negli spazi dell’Hotel Torre Guelfa, a pochi passi da Ponte Vecchio a Firenze.
Spazio Marameo, nato grazie all’Associazione Eterotopie, si pone in maniera diversa nel panorama fiorentino: non uno spazio per il turismo di massa ma una nicchia di ricerca per giovani artisti e curatori, attenta al rapporto tra pratiche artistiche e contesto urbano. Fondato nel 2025, lo spazio ha ospitato le mostre di Luca Campresti, Nicola Ghirardelli e Teresa Bucca. “Marameo nasce all’interno della vecchia sala d’attesa dell’Hotel Torre Guelfa, nel centro di Firenze, in un contesto urbano sempre più segnato da dinamiche di gentrificazione” ha raccontato Gianluca Braccini, tra i fondatori insieme a Jonathan Soliman Awadalla, Cristoforo Maria Lippi e Corso Zucconi. “L’idea è quella di trasformare questo ambiente in uno spazio espositivo situato all’interno dell’albergo ma completamente visibile dall’esterno, in questo modo, Marameo diventa parte integrante di un edificio che intreccia la dimensione dell’ospitalità con quella dell’apertura pubblica”.
Su queste basi si sviluppa la ricerca di Luca Granato, ospitato in residenza nello spazio per alcune settimane. La particolare configurazione architettonica – a metà tra luogo di passaggio, spazio pubblico e ambiente espositivo – diventa parte integrante del lavoro dell’artista, trasformando il processo creativo in un momento visibile e aperto alla città.

“Lavorare a Firenze ha significato entrare in una città che sembra esistere prima ancora di essere vissuta, come un’immagine già costruita e continuamente restituita”, ha raccontato l’artista. “Più che uno spazio da attraversare, Firenze appare come un dispositivo che lavora incessantemente per preservare la propria forma, per mantenersi riconoscibile, per rinnovare senza sosta la propria identità. Il centro si presenta come una superficie densa, compatta, quasi impermeabile, in cui ogni elemento concorre a sostenere un’immagine ideale e condivisa. Allontanandosi, questa compattezza si dissolve gradualmente: lo spazio si espande, perde intensità, si fa più incerto”.
In mostra una selezione piuttosto ampia del lavoro di Granato, che spazia dal video alla stampa anastatica, fino alla fotografia. Nel video l’artista si muove tra le vie del centro, colpendo i gruppi di turisti che ogni giorno le attraversano: un gesto minimo di perturbazione che apre un punto di vista alternativo attraverso cui osservare la città. Non tanto quello della sua bellezza artistica, quanto quello della difficoltà, per chi la abita, di muoversi nello spazio. “Attraversare la città significa inserirsi in un flusso continuo, fatto di traiettorie già definite e movimenti costanti. I percorsi sembrano guidare i corpi, organizzarne il passaggio, stabilirne i tempi”, ha spiegato Granato.
Il discorso prosegue spostandosi oltre il centro, alla ricerca di luoghi un tempo marginali e oggi pienamente integrati nel tessuto urbano. “In una città così profondamente stratificata dal punto di vista storico, si avverte una tensione verso una condizione che Marc Augé ha definito come non luogo: non per assenza di memoria, ma per la difficoltà di trasformare l’esperienza in relazione duratura. Da queste esperienze è emersa una domanda legata alla possibilità stessa di abitare: che cosa significa permanere in un luogo che sembra strutturato per essere attraversato?”
Frutto di questa ricerca ai margini è Liminale, una coperta abbandonata in un parco che perde completamente la sua funzione originaria e viene intelaiata e nobilitata con la foglia oro. In mostra anche una fotografia e una stampa anastatica che riproducono dei dettagli della terra mossa sulla riva dell’Arno, insieme a una serie di dipinti realizzati su tele lavorate con terra e altri elementi naturali.
Nel lavoro di Granato l’attenzione per Firenze non si focalizza più sulle sue “bellezze” storiche e artistiche, ma su come il suo centro sia ormai sempre più costruito a misura di turista e non di abitante. E così mentre la vita quotidiana scivola verso i margini, la città non evolve, ma si stabilizza come scenografia patinata per le foto e i video di qualche turista arrivato chissà da dove.
Luca Granato, Liminale
A cura di Lucrezia Caliani
Spazio Marameo – Hotel Torre Guelfa, Borgo Santi Apostoli 8, Firenze
Fino al 3 maggio 2026
Cover: Luca Granato in Spazio Marameo (c) Jonathan Soliman Awadalla
