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Lettere Efesie | Caterina Morigi alla Galleria Studio G7

Morigi disvela un sentiero nascosto, mostrando il legame che già univa tra loro questi capolavori dell’arte d’ogni tempo.

Testo di Matteo Carli

Era il momento di guardare in faccia alla realtà. Pensò e fu

Nella fiaba di Giuliana Benassi, che accompagna la prima personale di Caterina Morigi alla Galleria Studio G7 di Bologna, l’artista ricopre il ruolo di Dama, una sognatrice decisa a radunare in un unico luogo icone dell’arte più o meno recente. Come Teresa nella Rimini di De André, Dama si muove nella storia per il fulmine della Tempesta di Giorgione, le labbra della Marylin di Andy Warhol, l’abbraccio celeste della divinità egizia Nut e altro ancora: 

«Dopo tutto era primavera. A Venezia l’aria è ancora respirabile, prima dell’arrivo dei turisti e dell’estate. Dama aveva un potere, riusciva a prendere dettagli di immagini e trasportarli altrove. Infatti, dal 2090 era stato legalizzato l’utilizzo del teletrasporto visivo di immagini. Funzionava come un vecchio Photoshop che permetteva di scontornare il dettaglio di un’immagine e portarla altrove, per copiarla e incollarla. Dopotutto era da lì che nasceva l’idea di una frammentazione della realtà, della perdita dell’immagine vera e integra, della mancanza di contemplazione, dell’ambiguità, della velocità dello sguardo»

Il luogo destinato a raccoglitore è l’Abruzzo, Lanciano per la precisione, dove l’azienda Aganippe Pavimenti srl fornisce a Morigi la graniglia su cui fermare i ritrovamenti. Il materiale, splendido nelle sfumature di colore in mostra, si presta come comune sfondo nelle operazioni di stampo dechirichiano dell’artista: i reperti selezionati vanno dall’arcaico al mitologico, dal classico al pop, incisi ad alta definizione nella graniglia, sottratti alla loro consueta realtà e ricontestualizzati nell’utopistico sogno di Morigi. Gli elementi astratti si trasformano in simboli narranti la figura della donna archetipica, principio d’ogni cosa, personaggio divino e sembianza terrena: ne sono esempio assoluto le piastrelle raffiguranti un seno perfettamente sferico, tratto dalla Madonna Lactans di Jean Foquet, che pavimentano buona parte della galleria, a mo’ di modulo architettonico e poetico dell’intera esposizione. 

Morigi disvela così un sentiero nascosto, mostrando il legame che già univa tra loro questi capolavori dell’arte d’ogni tempo. Le lettere efesie, misteriose parole che gli antichi greci incidevano su amuleti, sono riunite a messaggio: a noi non resta che decifrare e accogliere. 

Caterina Morigi, Lettere Efesie, installation views, Galleria Studio G7, Bologna, foto Francesco Rucci, courtesy l’artista e Galleria Studio G7
Caterina Morigi, Madonna del latte V, 2025, decoro in graniglia, cm 20x20x1, foto Francesco Rucci, Courtesy l’artista e Galleria Studio G7