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Juergen Teller e la sfrenata voglia di fotografare la vita

Mostri sacri della fotografia di moda come Newton e Lindberg, raccontavano un immaginario di moda dove le modelle erano algide presenze, intoccabili e spigolose, elegantissime e inumane. Poi è arrivato lui, negli anni ’90, a scompaginare le riviste patinate con un tipo di fotografia di moda lontanissimo dalle visioni prevedibili a cui eravamo abituati. Juergen […]

Go-Sees, Domenique, London, 29th September 1998 © Juergen Teller, All rights Reserved

Mostri sacri della fotografia di moda come Newton e Lindberg, raccontavano un immaginario di moda dove le modelle erano algide presenze, intoccabili e spigolose, elegantissime e inumane. Poi è arrivato lui, negli anni ’90, a scompaginare le riviste patinate con un tipo di fotografia di moda lontanissimo dalle visioni prevedibili a cui eravamo abituati. Juergen Teller, tra la metà e la fine degli anni ’90, ha deciso di documentare una consuetudine delle modelle: andare negli studi di fotografi e farsi immortalare nelle speranza di essere reclutate in qualche servizio. Teller, facendo di necessità virtù, ha trasformato una consuetudine in uno dei progetti fotografici più dirompenti di quegli anni: ha scattato una lunghissima serie di fotografie, 462, diventate poi un libro intitolato Go-Sees. Gli scatti hanno tutti lo stesso schema, mostrano le modelle nella porta d’ingresso o sul marciapiede fuori dal suo studio a West London. Le modelle per lo più sorridono, altre guardano con imbarazzo lo stipite della porta, alcune sono goffe, o, con una spontaneità sorprendente, eseguono esercizi di ginnastica con piglio adolescenziale, mimano passi di ballo, emulano pose statuarie. Tra i tanti volti, molti si perderanno nell’oblio, altri, invece diventeranno le top-model che conosciamo. Da allora, di scatti memorabili, Teller ne ha fatti tantissimi, pubblicati nelle più importanti riviste patinate di tutto il mondo come iD, Dazed and Confused, Purple, Vogue Italia e AnOther

Un’ottima occasione per ripercorrere la sua lunga e intensa carriera è la mostra I need to live, ospitata alla Triennale di Milano fino al 1 aprile 2024 (a cura di Thomas Weski in collaborazione con Juergen Teller e Dovile Drizyte, sua moglie). Prima di giungere a Milano, l’esposizione è stata presentata al Grand Palais Éphémère di Parigi (16/12/23 – 9/01/24). Attraverso 1000 fotografie, Teller ci rivela il suo modo non solo di raccontare la moda, ma anche di vivere il mondo patinato, tra star hollywoodiane, cantanti, personaggi sconosciuti o volti notissimi del fashion system. 
Significative le prime immagini che aprono la mostra, omaggio a due notissime modelle, Kristen McMenamy e Kate Moss. Lo scatto di McMenamy è particolarmente significativo perché questo scatto faceva parte di uno dei primi servizi con cui Teller debuttò nel 1996 sulla rivista Süddeutsche Zeitung con, appunto, una copertina con la McMenamy completamente nuda con la scritta “Versace” disegnata sul petto con un cuore. Prima di allora le sue foto venivano pubblicate principalmente sulle copertine degli album e in altri circuiti. 
L’altra immagine, invece, immortala una giovanissima Kate Moss, che accetta di tingersi i capelli rosa flou per una sfilata di Versace nel 1999. Nel 1998 Teller aveva fotografato Kate a letto, con i capelli rosa sparsi sul cuscino, e ha intitolato lo scatto “Young Pink Kate”.

Jurgen_Teller, I need to live – Delfino Sisto Legnani – DSL Studio © Triennale Milano
Paradis 4 Summer 2008 Mariacarla (No.24) © Juergen Teller, All rights Reserved

Altra immagine rivelativa, una ritratto di Teller che cavalca un mulo. Di sequenze ironiche, divertenti e leggere ne potremmo citare tantissime, tra la selezione di servizi fotografici di moda, le campagne pubblicitarie- memorabile quella recente per Marc Jacobs che mostra, tra gli altri, Cindy Sherman e Lila Moss – e non ultimi i tantissimi libri che il fotografo ha realizzato in collaborazione con Gerhard Steidl della Steidl Verlag di Gottinga nell’arco degli ultimi vent’anni. Un’ampia selezione di questi volumi è presente in mostra insieme ad altre pubblicazioni, riviste e materiale stampato, mostrando il contesto culturale in cui il lavoro di Teller viene spesso presentato per la prima volta.

Il ritmo della mostra è stato studiato alla perfezione: a pareti interamente coperte di piccole immagini (per lo più scatti di servizi di moda), si intervallano gigantografie particolarmente significative, che mostrano due dei soggetti preferiti di Teller, suo figlio e la moglie Dovile Drizyte. A quest’ultima è dedicata una stanza intera con The Myth series del 2022. Gli scatti hanno per cornice l’interno del Grand Hotel Villa Serbelloni sul Lago di Como, dove i Teller si sono prestati a diversi scenari in ognuna delle novantaquattro stanze dell’hotel. Le immagini mostrano il corpo nudo di Drizyte, mentre in altre le sue gambe o i suoi piedi appaiono tra un piumone, dietro tende o mobili. Questa serie è stata definita da Teller “È il mio progetto più romantico”. 

La stanza con maggior intensità e dove i dialoghi tra le immagini si fanno interessanti è quella centrale, che ospita dettagli di una foresta di giorno, il concerto di Kurt Cubain del 1991, la foto di sua mamma tra le fauci di un coccodrillo, un ritaglio di giornale sul suicidio di suo padre, il cambio del pannolino di suo figlio, una piccolissima foto di Sinead O’Connor e un insolito ritratto dal titolo Father and Son, Bubenreuth del 2003, che mostra Teller in piedi, nudo accanto alla tomba di suo padre, un piede appoggiato su un pallone da calcio e una birra in mano.
Moltissime le foto del figlio, immortalato mentre dorme o mangia, dal bagnetto al battesimo. Non mancano le rockstar (Iggy Pop), il filosofo (Slavoj Zizek) o personaggi famosi come Agnès Varda, Björk, Michelle Lamy, Catherine Deneuve, Rick Owens ecc. 
Iconici gli scatti che immortalano Vivienne Westwood nuda e sorridente o Charlotte Rampling ripresa in gesti affettuosi con lo stesso Teller o nuda accanto a Raquel Zimmerman al Louvre… 

Con il suo stile sovraesposto e l’atipico approccio alla “messa in scena”, il suo lavoro, negli anni, si è distinto nel mare magnum della carta patinata. Con una rara e spesso indecifrabile sensibilità Teller è riuscito a raccontare insoliti racconti esistenziali che sono andati ben oltre l’abito, il marchio o la campagna pubblicitaria. Probabilmente il suo segreto si nasconde nella capacità di mettere a proprio agio i suoi soggetti, con empatia, riuscendo così a creare atmosfere tanto realistiche quanto teatrali. 
Il fatto che dopo trent’anni di lavoro e l’enorme successo ottenuto, Teller sia rimasto fedele al suo ideale fotografico è decisamente raro. In un settore come quello della moda dove il talento e la creatività sono piegati a fini prettamente commerciali, la sua carriera professionale è veramente esemplare. Rifiutandosi di essere qualcosa di diverso da quello che è, andando controcorrente e imponendo il suo stile provocatorio e irriverente.

Self-portrait for Business of Fashion, London 2015 © Juergen Teller, All rights Reserved
Jurgen_Teller, I need to live – Delfino Sisto Legnani – DSL Studio © Triennale Milano