Beatrice Burlone
Mal della luna
Mal della luna prende il nome da una malattia oculare che colpisce i cavalli, provocando una cecità intermittente. Questa condizione diventa metafora di una cecità umana più profonda che sottolinea l’ambiguità nel rapporto di dominio tra uomo e cavallo.
A1

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Attraverso immagini di occhi equini, punti di vista del cavallo e oggetti impiegati nel controllo e nell’addestramento, il progetto interroga la logica di dominanza che tradizionalmente crea le fondamenta di questo legame.
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Da qui nasce anche una riflessione personale: dopo anni di pratica nell’equitazione tradizionale, ho sentito il bisogno di rimettere in discussione il mio ruolo, le mie azioni, il mio sguardo.
Una visione che si pone dall’esterno e si colloca nella logica del guardare e dell’essere guardati; una logica femminista che segue le similitudini tra lo sguardo dell’uomo sull’animale e quello dell’uomo sulla donna.
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Rappresentazioni simboliche e storiche, fotografie e immagini d’archivio raccontano una narrazione costruita: un cavallo semplificato, glorificato, estetizzato, sempre subordinato allo sguardo umano. Da queste, si costruisce una sovrapposizione: una metamorfosi in cui la donna diventa cavallo e viceversa, nel tentativo di fondere due creature spesso vittime di quello stesso sguardo; tradizionale e maschile.
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Il progetto cerca di restituire voce e complessità a ciò che spesso resta inascoltato: la soggettività animale e una relazione fondata sul rispetto, non sul dominio.
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Se ci troviamo davanti a un animale che sembra un’anatra, che ha le piume di un’anatra, che nuota come un’anatra e che fa “quack quack” come un’anatra, la cosa più probabile è che, non giriamoci attorno, ci troviamo in presenza di un’anatra.
Joan Fontcuberta
Fidarsi delle apparenze è spesso una necessità pratica, un residuo di quella componente istintiva e animale che ancora oggi ci portiamo appresso. Nella fotografia, però, questa fiducia diventa un’abitudine, quasi un riflesso automatico; l’immagine tecnica è garante di un’intrinseca oggettività, come se essa potesse sottrarsi all’interpretazione e alla manipolazione. Eppure la storia della fotografia è costellata di messe in scena, di “false anatre” che hanno tentato di decostruire il medium e mettere in crisi la fotografia come indice della realtà. La rubrica Il teorema dell’anatra nasce proprio da questa soglia di incertezza: quante anatre riconosciamo senza avvicinarci? E quanto del nostro sguardo è già addestrato a crederci?
Rubrica promossa da LABA Libera Accademia di Belle Arti, Brescia —
- Sperone: arnese metallico provvisto di punta che si applica al tacco degli stivali del cavaliere per stimolare il cavallo. Sono diffusi diversi video nei quali i cavalieri “dimostrano” come questo strumento sia innocuo: passandoselo delicatamente sul viso, senza porre alcuna pressione. ↩︎
- Un cavallo viene considerato “sordo” alle pressioni quando si abitua ad esse o le rifiuta, e le cause sono da rintracciare sempre nell’atteggiamento dell’uomo. Il cavallo è molto sensibile, tanto da sentire una mosca che si appoggia sul manto. ↩︎
- Cartolina del 1928 di una donna con tacchi e frustino, e il suo cavallo. ↩︎
- Morso: rappresenta una tipologia di imboccatura, che agisce all’interno della bocca del cavallo attraverso delle pressioni: sono piuttosto forti sulla lingua, le gengive e il palato e sono potenzialmente devastanti se effettuate da mani inesperte o inconsapevoli, provocando danni fisici irreparabili. ↩︎
- Simulazione della visione equina. Il cavallo presenta un campo visivo di 350°, una vista binoculare frontale, dei punti ciechi e una vista monoculare laterale, che consente ad ogni occhio di vedere cose differenti. Si ritiene che siano in grado di vedere solo alcuni colori, escludendo, ad esempio, il rosso e il viola. ↩︎
- “La prima norma da imitare del loro codice cerimoniale corrisponde alle “buone maniere” di salutarsi e richiede un momento di condivisione, cioè una fase di attesa per avere tempo di osservare il comportamento dell’altro prima di agire. Lo scopo è presentarci e conoscerci, ma manifesta anche le nostre intenzioni e capacità comunicative al cavallo.” da Guida al rispetto del cavallo di Giulia Gaibazzi. Equitare, 2020. ↩︎
- Il dipinto è La firma in bianco di Magritte che rappresenta uno strumento di comprensione della realtà e di confusione dell’occhio. Concettualmente si lega alla relazione tra ciò che l’uomo crede di sapere e ciò che è reale nel suo “tradizionale” rapporto con il cavallo. ↩︎
- Cartolina del 1927 di una donna a cavallo. ↩︎