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Il centenario di Arnaldo Pomodoro. L’eredità di una forma aperta

Mostre, ricerca e spazio pubblico nel 2026 della Fondazione Arnaldo Pomodoro, tra memoria attiva e una riflessione sul ruolo della scultura nello spazio contemporaneo

Testo di Arianna Maria Leva —

Il 2026 segna un passaggio simbolico e reale per la Fondazione Arnaldo Pomodoro. Il centenario della nascita dell’artista arriva infatti a pochi mesi dalla sua scomparsa, trasformando il programma annunciato in qualcosa che va oltre la celebrazione: un momento di verifica, di ridefinizione, di assunzione di responsabilità culturale. Non si tratta solo di ricordare un Maestro, ma di interrogare il presente a partire dalla sua opera.

Il palinsesto del centenario, articolato tra mostre, progetti di ricerca, attività formative e collaborazioni istituzionali, restituisce l’immagine di una Fondazione che sceglie di non chiudersi nella commemorazione, ma di lavorare sull’idea di continuità. In questo senso, il 2026 non appare come un punto di arrivo, bensì come un dispositivo attivo: una piattaforma che usa l’eredità di Pomodoro per produrre nuovi discorsi sulla scultura, sullo spazio pubblico e sul ruolo delle istituzioni artistiche oggi.

Ripercorrere il lavoro di Arnaldo Pomodoro (1926–2025) significa confrontarsi con una concezione della forma che non è mai pacificata. Le sue sculture, anche nelle versioni più monumentali, rifiutano l’idea di superficie liscia, celebrativa, definitiva. Sfere, dischi, colonne vengono sistematicamente incisi, aperti, violati dall’interno. È proprio in questa tensione tra compattezza e frattura che si gioca una delle eredità più attuali dell’artista: la scultura come organismo instabile, attraversato da forze storiche, politiche e simboliche.
Non è un caso che il lavoro di Pomodoro abbia trovato nello spazio pubblico uno dei suoi territori privilegiati. Le sue opere non si limitano a occupare una piazza o un edificio, ma ne ridefiniscono l’esperienza. Chiedono al corpo di girarci intorno, di avvicinarsi, di leggere le incisioni come tracce di un linguaggio che non si lascia decifrare fino in fondo. 
Il programma del centenario sembra muoversi consapevolmente lungo questa linea, alternando momenti di rilettura storica a progetti orientati al presente e alle nuove generazioni. In particolare, l’attenzione alla ricerca, agli archivi, alla trasmissione del sapere e al dialogo con la scultura contemporanea indica una volontà chiara: non musealizzare Pomodoro, ma mantenerlo in tensione con il tempo che abitiamo. Il cuore simbolico del centenario sarà la grande mostra antologica alle Gallerie d’Italia di Milano, Arnaldo Pomodoro: una vita, a cura di Luca Massimo Barbero e Federico Giani, in programma a Milano dal 29 maggio al 18 ottobre 2026. Mostra pensata non come semplice retrospettiva ma come attraversamento lungo oltre sessant’anni di ricerca. Più che costruire una narrazione lineare, l’esposizione si propone di restituire la complessità di un lavoro che ha continuamente messo in crisi i confini tra forma, materia e spazio. L’inclusione di materiali d’archivio e la rilettura dei display storici ideati dallo stesso Pomodoro suggeriscono un approccio che guarda alla mostra come strumento critico, capace di interrogare non solo le opere ma anche le modalità con cui vengono mostrate e trasmesse nel tempo.

Evento Orizzonte con Morandi. Foto Francesco Mazzei. Courtesy Fondazione Arnaldo Pomodoro

Anche le collaborazioni istituzionali, come quella con Fondazione ICA Milano, vanno lette in questa direzione, come tentativi di allargare il campo, mettere in discussione genealogie consolidate, aprire il discorso. In questo quadro si inserisce il Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura, che nel 2026 assume un peso particolare. Nato per volontà dell’artista, il Premio non funziona come omaggio postumo, ma come spazio di confronto con pratiche scultoree contemporanee che si muovono in territori spesso lontani dalla monumentalità novecentesca. La collaborazione con Fondazione ICA Milano rafforza questa direzione, trasformando il Premio in un dispositivo di dialogo tra generazioni, linguaggi e geografie, e ribadendo l’idea che l’eredità di Pomodoro non sia un modello da replicare, ma una tensione da riattivare.
A emergere, nel complesso, è un’idea di Fondazione come organismo vivo, coerente con la visione dello stesso Pomodoro, che ha sempre pensato il proprio lavoro come parte di una rete di relazioni culturali e non come gesto isolato. La scultura, per lui, non era mai solo un oggetto, ma un luogo di pensiero, un campo di forze, una domanda aperta sul rapporto tra individuo e collettività.

Un altro asse fondamentale del programma riguarda il lavoro sugli archivi e sulla trasmissione del sapere. La digitalizzazione dei materiali, l’attenzione al Catalogue Raisonné e la donazione della biblioteca personale di Arnaldo Pomodoro all’Università degli Studi di Milano non sono gesti accessori, rendere accessibili strumenti di studio, immagini, testi e documenti significa spostare l’eredità dell’artista dal piano celebrativo a quello della conoscenza condivisa.

Accanto alle mostre e alla ricerca, il festival ORIZZONTE|Parole, immagini e musica per edificare il futuro a cura di Giovanni Caccamo, ribadisce la volontà della Fondazione di agire anche come piattaforma di confronto pubblico. Il dialogo tra arti, musica, parole e immagini estende il pensiero di Pomodoro oltre il perimetro della scultura, mettendolo in relazione con temi civili, sociali e culturali più ampi. 

Parallelamente nel 2026 la Fondazione proporrà altre iniziative culturali, tra cui esposizioni itineranti, prestiti temporanei di opere, laboratori, progetti performativi e il documentario Arnaldo Pomodoro – La natura della forma, che attraverso materiali d’archivio e interviste traccia un ritratto coinvolgente del Maestro. Il programma, in costante aggiornamento, testimonia la vitalità di una Fondazione che interpreta l’eredità di Pomodoro come stimolo a esplorare nuovi territori dell’arte e dello spazio pubblico, senza mai esaurire la ricchezza delle sue attività.

Nel contesto attuale, segnato da una crisi diffusa delle forme monumentali e dei modelli di autorità culturale, tornare a Pomodoro significa forse interrogarsi su come costruire oggi opere capaci di durare senza diventare retoriche. Il centenario del 2026, più che un tributo, appare allora come un invito: usare l’eredità del Maestro non per chiudere un discorso, ma per continuare a incrinarlo.

Cover: Ritratto Arnaldo Pomodoro. 2014 foto © NICOLA GNESI

Shortlist Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura VIII edizione