Oh to be in love
Quando entro al supermercato, con o senza lista di cose da comprare, esco quasi sempre a mani vuote. Non so se sia dovuto all’iperstimolazione visiva, alla luce che tassativamente m’infiamma la cervicale o all’ansia di spendere soldi. Con o senza acquisti, faccio sempre le solite corsie: nella sezione dei prodotti di bellezza cerco creme per il viso alle rose; nella sezione frigo controllo gli ultimi formaggi vegetali; l’ultima, invece, è il reparto cartolibreria. Comprare libri non mi fa mai sentire in colpa, anche se poi li impilo uno sopra all’altro e ci metto un paio di mesi prima di iniziarli. Li muovo per la stanza, prima da una parte poi dall’altra. Prima sulla sedia, poi sul comodino, poi tra gli altri libri. Uno dei miei preferiti è sempre vicino: L’amante di Marguerite Duras.
[…] Presto fu tardi nella mia vita. A diciott’anni era già troppo tardi. Tra i diciotto e i venticinque anni il mio viso ha deviato in maniera imprevista. Sono invecchiata a diciott’anni. Non so se succeda a tutti, non l’ho mai chiesto.
Devo ammettere che, anch’io, ho il terrore di svegliarmi invecchiato di colpo. Pensare che l’ottanta percento della polvere che si deposita in giro per la casa, sui libri mai iniziati, è pelle sfogliata dal nostro stesso corpo. Forse—inconsciamente—è solo paura che le cose finiscano prima del tempo. Ritorniamo ai soldi. Non avere uno studio può esser tanto liberatorio quanto affaticante. Quando cammino per strada e mi ritrovo di fronte le imponenti facciate delle carrozzerie, mi immagino immediatamente lì dentro, circondato da installazioni e sculture mastodontiche. Accadrà mai? Lo voglio davvero?


Oh to be in love è il titolo della nona traccia da The Kick Inside, album di debutto Kate Bush, datato 1978. “yesterday is always too good to forget”, dice. Può succedere anche per le cose che non sono ancora accadute? L’immaginazione è sempre fuori controllo. You Could Have Been Anyone’s Dream è un’installazione realizzata a fine 2022, in occasione di Pluriball, progetto conclusivo di CAMPO22, il corso di studi e pratiche curatoriali promosso dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Appena iniziata la mia carriera, pensavo di produrre per serie: tre versioni di un’opera, poi altre cinque, poi due, fino a quando non si esaurivano. Adesso mi rendo conto di come, una volta uscite nel mondo, vivono di vita propria e lo abitano finché devono. Non per mia scelta. Loro hanno il potere di decidere se e come stare al mondo. Nel caso di questa qui—come per poche altre—la loro vita non si è ancora del tutto sviluppata. Le immagino in spazi più grandi, installate diversamente. Forse con più cura. Come posso anche solo pensare di poter giocare a fare la divinità con la vita degli altri? Il titolo è deliberatamente rubato dalla stessa canzone che citavo prima. “Oh, to be in love, and never get out again”. Non uscire più. In casa realizzo quasi tutto per le opere che espongo, e in questo caso ho fatto bollire in acqua distillata delle rose rosse. Acqua di rose do it yourself. Ricordo lo stupore di Leonardo Pietropaolo e Bianca Basile quando, nei giorni successivi all’opening della mostra curata dal loro collettivo, hanno iniziato a fare capolino piccoli puntini sulla superficie dell’elisir di bellezza rosso borgogna. Era muffa. È forse questo quello che succede quando i sentimenti non si esprimono?


Lo sappiamo, le relazioni amorose sono difficili. Non a caso, le acque di rose usate in quest’opera sono due: la versione fatta in casa e una facilmente acquistabile in un qualsiasi supermercato. La seconda non ammuffisce mai. Perfetta, iper-performante. Rimane uguale a se stessa, senza mai muoversi. Mi piace svelare segreti. Forse anche questo sapore di niente-di-eccezionale—fatto di cose comuni—mi emoziona. L’opera vuole indagare il linguaggio amoroso e le conseguenze delle difficoltà comunicative tra amanti. Adesso, a distanza di quattro anni dalla sua nascita, è ancora errante. Oggi ha bisogno di evolvere per estinguersi: spazi più grandi, un nebulizzatore come quelli che si trovano nel reparto pescheria del supermercato per nebulizzare nell’aria il profumo di rose, bottiglie vuote di alcolici, riempite con l’acqua rossa profumata che ci marcisce dentro. Sognare in grande non costa niente.
Le asimmetrie dell’amore sono il punto nevralgico dell’opera. Il saggio di Eva Illouz Perché l’amore fa soffrire è un’altra fonte di ispirazione. La paura d’impegnarsi, la mercificazione dei sentimenti e dei corpi, la visione crudele della bellezza. Torniamo alla Duras. Nella sua vita si è ritrovata più volte sola. Quello che provava per il suo amante cinese, quando da piccola abitava a Sa Dec—in quella che una volta era l’Indocina francese—, era un amore clandestino, immaturo, affrettato. In un’intervista disse “ci stavo assieme solo per i soldi”, per poi aggiungere “perché lo amavo”.
[…] E poi sembrava che non avesse altro da dire. Ma poi glielo aveva detto. Le aveva detto che era come prima, che l’amava ancora, che non avrebbe potuto mai smettere d’amarla, che l’avrebbe amata fino alla morte.
Le parole del piacere e del dolore. Marguerite, nel 1991, dopo esser venuta a sapere della scomparsa del suo primo amore, decise di riscrivere il suo stesso romanzo, questa volta intitolandolo L’amante della Cina del Nord, uscito in Italia nel 1992. L’anno della mia nascita.
Cover: You Could Have Been Anyone’s Dream (2022), vaso, catino, timer, acque di rose

Ha collaborato Simona Squadrito
Per leggere gli altri interventi di I (never) explain
I (never) explain – ideato da Elena Bordignon – è uno spazio che ATPdiary dedica ai racconti più o meno lunghi degli artisti e nasce con l’intento di chiedere loro di scegliere una sola opera – recente o molto indietro del tempo – da raccontare. Una rubrica pensata per dare risalto a tutti gli aspetti di un singolo lavoro, dalla sua origine al processo creativo, alla sua realizzazione.