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“I Am the Century” di Alice Neel: Dipingere l’anima per catturare lo Zeitgeist | Pinacoteca Agnelli, Torino

Volti e corpi che raccontano intimità, tensioni e relazioni. Curata da Sarah Cosulich e Pietro Rigolo, la mostra celebra la pittrice pioneristica che ha rappresentato il secolo scorso.
Installation view Alice Neel. I Am the Century Pinacoteca Agnelli Torino, 2025 Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino © The Estate of Alice Neel Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano
Installation view Alice Neel. I Am the Century Pinacoteca Agnelli Torino, 2025 Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino © The Estate of Alice Neel Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano

Intro di Salvatore Emanuele —

I Am the Century si focalizza sull’evoluzione stilistica di Alice Neel evidenziando la sua pratica rivoluzionaria e il continuo confronto con i canoni artistici tradizionali della ritrattistica maschile. La retrospettiva è suddivisa su due livelli e il board curatoriale ha costruito la mostra in sei nuclei tematici che dialogano con la sua biografia. Il percorso espositivo esplora la connessione dell’artista con i suoi soggetti e le loro storie di vita, accompagnando lo spettatore attraverso tappe dell’esistenza – dalla nascita alla morte – passando per la crescita fino all’età adulta con lo sviluppo della sessualità e alla formazione di una coscienza civica e politica.
La mostra riflette la sensibilità di Alice Neel verso disuguaglianze e ingiustizie. Nel suo primo ventennio di vita newyorkese, la pittrice ha vissuto tragiche e straordinarie vicissitudini personali e collettive incrociando inevitabilmente grandi cambiamenti storici, politici e sociali. 

Il desiderio di ritrarre gli stessi soggetti in diverse fasi della vita è stato centrale nella pratica della Neel dimostrando di avere empatia in tutte le fasi dell’esistenza. Nel periodo in cui era immersa nel tessuto sociale che la circondava, l’artista ritrae figure politiche e intellettuali, persone emarginate e svantaggiate oltre agli amici e alla sua famiglia. Il corpo femminile e in particolare la gravidanza viene esplorata come un’esperienza di vita inscritta nel corpo. I nudi di donne incinte sono tra le raffigurazioni più oneste e incisive di questo periodo trasformativo e incorporano perfettamente intimità e provocazione. Sono opere dipinte negli anni caldi del movimento femminista pronte a sfidare lo sguardo maschile patriarcale. 
La linea estetica e pittorica di Alice Neel rimarrà sempre la stessa, documentare la cruda e vera realtà di chiunque abbia davanti, associata ad una percezione più introspettiva della figura umana. Attraverso la mostra non seguiamo solo l’evoluzione pittorica di Alice Neel ma entriamo nelle vite di chi ha incontrato, amato e trasformato in dipinto, confermando la sua convinzione che la pittura figurativa sia un mezzo per catturare lo Zeitgeist “lo spirito del tempo”. 
I Am the Century conferma Alice Neel come una delle figure più autentiche e radicali della ritrattistica. Con la sua capacità unica di dipingere l’anima dei soggetti, continua a parlare al presente, ricordandoci il potere dell’arte nell’osservare e raccontare la realtà.

ALICE NEEL
I Am the Century

A cura di Sarah Cosulich e Pietro Rigolo
Pinacoteca Agnelli, Torino
Fino al 6 aprile 2026

Installation view Alice Neel. I Am the Century Pinacoteca Agnelli Torino, 2025 Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino © The Estate of Alice Neel Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano
Installation view Alice Neel. I Am the Century Pinacoteca Agnelli Torino, 2025 Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino © The Estate of Alice Neel Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano
Installation view Alice Neel. I Am the Century Pinacoteca Agnelli Torino, 2025 Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino © The Estate of Alice Neel Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano
Installation view Alice Neel. I Am the Century Pinacoteca Agnelli Torino, 2025 Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino © The Estate of Alice Neel Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano

PERCORSO ESPOSITIVO
La mostra include sessanta opere e si sviluppa in sei capitoli.

La prima sala si intitola Il corpo sociale e si focalizza sull’interesse di Alice Neel nelle persone negli anni Venti e Trenta. Le prime opere che Neel espose risalgono al 1926, anno in cui si trasferì brevemente a Cuba con suo marito, l’artista Carlos Enríquez Gómez. Profondamente sensibile alle disuguaglianze e alle ingiustizie, iniziò a delineare un’estetica che oscillava tra la cruda documentazione della realtà e una percezione più simbolica e introspettiva della figura umana. Questo stile si sviluppò parallelamente alla sua crescente consapevolezza politica e all’adesione a idee progressiste.

In questo periodo, una tavolozza con tonalità calde e terrose e un approccio più libero e fluido lasciano gradualmente spazio a una resa più definita, con sfondi piatti e una visione frontale del soggetto. Già in questi decenni, il nudo emerge come un genere che l’artista reinventa radicalmente. Spogliati di ogni erotismo convenzionale, i corpi – sia di bambini che di adulti – vengono presentati con disarmante franchezza e spietata onestà, senza concessioni all’idealizzazione.

A partire dagli anni Trenta, Neel realizzò numerose scene urbane per il WPA (Works Progress Administration), un’iniziativa federale statunitense volta a creare occupazione durante la Grande Depressione e a sostenere economicamente gli artisti attraverso commissioni regolari. Donna fortemente orientata a sinistra, Neel dipinse lavoratori, proteste e la vita quotidiana della classe operaia urbana. In Synthesis of New York – The Great Depression (1933), l’artista esprime una cupa e visionaria critica della società, mentre in Movie Lobby (1932) rivolge lo sguardo verso la classe media, raffigurando uno spazio opulento ma alienante.

Il desiderio di ritrarre le persone, insieme a una riflessione sul tempo e sulle diverse fasi della vita, è stato centrale nella pratica di Alice Neel per tutta la sua carriera. Le opere presentate nella seconda sala, intitolata Vita e morte, e vita, furono realizzate negli anni in cui Neel visse nel quartiere di Spanish Harlem a New York. In questo periodo, profondamente immersa nel tessuto sociale che la circondava, l’artista ritrasse figure politiche e intellettuali, la comunità di origine latino-americana del quartiere, persone emarginate, immigrati, oltre alla propria cerchia di amici e alla sua famiglia allargata.

Neel, che dipinse frequentemente gli stessi soggetti nell’arco di diversi decenni, manifestò una profonda empatia per le diverse fasi dell’esistenza e per l’inevitabile ciclicità del tempo, come dimostrano le opere in mostra: dalla giovinezza alla maternità, dall’infanzia dei figli Richard e Hartley alla vecchiaia della madre. Un esempio toccante è Dead Father, l’unico ritratto che Neel abbia mai realizzato del padre, dipinto a memoria subito dopo il suo funerale. L’opera testimonia non solo un legame personale, ma anche la complessa relazione tra perdita e creazione che attraversa tutta la produzione dell’artista, e che si riflette anche nelle sue nature morte, intese come memento mori e meditazioni sull’effimero.

Il percorso cronologico della mostra è temporaneamente sospeso nella terza sala, Lo sguardo psicologico, per lasciare spazio a opere dai profondi accenti psicologici. Gli anni Venti e Trenta rappresentano una fase della vita dell’artista segnata da perdite ed eventi traumatici che portarono a una debilitante instabilità emotiva: la morte della figlia Santillana, la fine del matrimonio con Carlos Enríquez Gómez – che le portò via la seconda

figlia, Isabetta – e il ricovero in diversi istituti a seguito di una profonda depressione e due tentativi di suicidio. I disegni e i dipinti di questo periodo riflettono e sublimano questa nuova realtà, offrendone una visione intima, spesso dolorosa e a tratti persino allucinatoria. In queste opere si avverte l’influenza del Surrealismo e dell’Espressionismo, esplorati in un momento in cui il bisogno di introspezione di Neel sembra farsi più pressante. Gli occhi dei soggetti sono spesso abbassati o chiusi, i corpi sproporzionati, i colori esasperati. Questa svolta introspettiva – un tentativo sia di fuga che di elaborazione di una realtà difficile – è spesso accompagnata dalla presenza di figure allegoriche e da occasionali riferimenti alla storia dell’arte. In Flight into Egypt (1939), ad esempio, la decisione profondamente personale di Neel di ricominciare con un nuovo compagno e trasferirsi nel quartiere di Spanish Harlem viene riformulata come un viaggio biblico attraverso Central Park. Degenerate Madonna (1930) reinterpreta un motivo secolare attraverso una lente personale segnata dal lutto e dall’allontanamento, riflettendo il dolore di Neel per l’improvvisa morte della prima figlia e la separazione dalla seconda.

La quarta sala, intitolata La nuda verità, approfondisce la rappresentazione del corpo femminile da parte di Neel e in particolare della gravidanza, che l’artista esplora come esperienza di vita inscritta nel corpo, piuttosto che attraverso riferimenti simbolici o storico-artistici. I nudi di donne incinte realizzati da Neel negli anni Sessanta e Settanta sono tra le raffigurazioni più oneste e incisive di questo periodo trasformativo nella vita di una donna. Queste opere, dipinte negli anni caldi del movimento femminista, potrebbero sembrare perfettamente in sintonia con il tentativo di sfidare lo sguardo maschile tradizionale. Tuttavia, la gravidanza era un tema spesso evitato dalle femministe, poiché rischiava di relegare la donna al ruolo tradizionale di procreatrice e custode del focolare. Neel affronta questi soggetti con una combinazione di sensibilità e schiettezza, utilizzando l’immediatezza della pennellata per esprimere non solo la bellezza della gravidanza, ma anche il suo peso fisico ed emotivo.

Neel era profondamente devota ai suoi figli, ma anche consapevole di come la maternità potesse influenzare l’autonomia di una donna e la sua vita artistica o professionale. La sezione include ritratti delle stesse donne prima e dopo la gravidanza, riflettendo l’interesse dell’artista per i cambiamenti psicologici e sociali che accompagnano la maternità. In Ginny in Blue Shirt (1969), la nuora di Neel appare composta e sicura di sé, mentre nel successivo Ginny and Elizabeth (1975) è pienamente immersa nel ruolo di madre, la sua identità ormai intrecciata a quella della figlia. Questa evoluzione è ancora più evidente nel confronto tra Pregnant Julie and Algis (1967) e The Family (Algis, Julie and Bailey) (1968). Nel primo, Julie è centrale e piena di forza; nel secondo, la sua presenza attenuata contrasta con la crescente centralità del padre, evocando sottilmente le dinamiche familiari in trasformazione.

La quinta sala, Spazi famigliari, presenta opere realizzate da Neel negli ultimi due decenni della sua vita, raffiguranti una vasta gamma di soggetti che riflettono l’ampiezza del suo universo sociale: dai protagonisti del mondo dell’arte, artisti affermati e figure politiche, ai familiari, conoscenti e persone incontrate occasionalmente. Insieme, costituiscono un archivio umano egalitario e profondamente rivelatore; non si tratta di una raccolta astratta di tipi, ma di una costellazione emotiva e politica che intreccia indissolubilmente la sfera privata dell’artista con lo spirito del suo tempo.

Installation view Alice Neel. I Am the Century Pinacoteca Agnelli Torino, 2025 Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino © The Estate of Alice Neel Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano
Installation view Alice Neel. I Am the Century Pinacoteca Agnelli Torino, 2025 Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino © The Estate of Alice Neel Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano
Installation view Alice Neel. I Am the Century Pinacoteca Agnelli Torino, 2025 Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino © The Estate of Alice Neel Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano

Alice Neel si trasferì nell’Upper West Side all’inizio degli anni Sessanta, un periodo che coincise con una nuova energia creativa e con una crescente attenzione nei suoi confronti da parte della scena artistica newyorkese. Nel corso della sua vita, Neel non ebbe mai uno spazio dedicato allo studio, e anche questo nuovo appartamento, come il precedente a Spanish Harlem, funzionava contemporaneamente come abitazione, spazio di lavoro e deposito per le opere che, fino a quel momento, riusciva raramente a vendere. Questo ambiente domestico influenzò profondamente il rapporto speciale che Neel sviluppò con i suoi modelli e modelle, la maggior parte dei quali veniva ritratta sempre sulle stesse sedie o divani. Questo legame intimo con la dimensione domestica si riflette anche nelle nature morte e nelle vedute dalle finestre, che appaiono come estensioni dei suoi ritratti e del suo modo di osservare il mondo attraverso il filtro del quotidiano.

Questa selezione di opere mette anche in luce l’evoluzione dello stile pittorico di Neel a partire dagli anni Sessanta, quando l’uso di impasti spessi e toni terrosi più scuri lascia progressivamente spazio a un approccio più libero e sperimentale. Questo include l’uso di una tavolozza più fredda, pentimenti (ripensamenti lasciati visibili dell’artista), l’esposizione parziale della tela preparata, l’impiego della tecnica del non finito, l’astrazione crescente degli sfondi e il contorno marcato delle figure, spesso tracciato con una distintiva, spessa linea blu.
Grazie alle nuove opportunità di esporre, viaggiare e socializzare, l’entourage di Alice Neel si ampliò notevolmente negli ultimi vent’anni della sua vita, includendo numerosi intellettuali, membri dell’alta società, artisti, curatori e direttori di musei. Ritratti in atteggiamenti, pose e modalità diverse – talvolta nudi, e sempre in qualche misura imperfetti, vulnerabili e irriverenti – i suoi soggetti continuarono a essere raffigurati principalmente nel soggiorno dell’artista.

Per Alice Neel, la pittura figurativa era un mezzo per catturare lo “Zeitgeist”, lo spirito del tempo, che dà il titolo alla sesta e ultima sezione. Ogni persona raffigurata incarna caratteristiche psicologiche e sociali uniche, ma i ritratti riflettono anche il paesaggio culturale mutevole che Neel ha attraversato nel corso del Ventesimo secolo. Questa sezione conclusiva presenta capolavori tardivi che presentano personalità della New York di quegli anni. Il contrasto più sorprendente è quello tra l’artista femminista Annie Sprinkle, che all’epoca lavorava come pornostar, e il sindaco di New York Ed Koch. Neel presentò i due durante una cena di gala organizzata proprio da Koch, provocando un certo imbarazzo generale.

L’intellighenzia del mondo dell’arte newyorkese è rappresentata in questa sala da figure come Irma Seitz, artista e filantropa, sposata con l’influente curatore del MoMA William Seitz, la critica d’arte femminista Cindy Nemser, e il curatore e critico John Perreault – importanti sostenitori di Neel negli ultimi anni della sua carriera. Nemser ricordò in seguito di essersi presentata per il ritratto insieme al marito Chuck, e che i due si spogliarono progressivamente su richiesta di Neel, che non era soddisfatta del loro abbigliamento e quindi della composizione del quadro, fino a portarli ad essere completamente nudi. Secondo la testimonianza di Perreault, che in quel periodo stava organizzando una mostra dedicata all’artista, lui accettò di posare senza abiti su suggerimento di Neel, che desiderava includere un nudo recente nell’esposizione. In quest’opera audace, Neel sovverte deliberatamente il genere tradizionale dell’odalisca – storicamente riservato al corpo femminile – ritraendo un uomo nella stessa posa languida.

LA PUBBLICAZIONE
Edita da Mousse Publishing, Alice Neel. I Am the Century è la prima pubblicazione in italiano dedicata a Alice Neel e include contributi appositamente commissionati a studiose e artiste che analizzano la pratica di Neel sotto molteplici punti di vista.
La storica dell’arte Kelly Richman-Abdou si interroga sull’elaborazione del tema della maternità nella prima fase del suo percorso artistico, mentre Jennifer Higgie riflette sull’interesse di Neel per l’autoritratto, un genere che l’artista esplora raramente durante la sua carriera. L’artista e teorica Mira Schor offre un’analisi più formale delle tele, proponendo uno studio della sua pittura alla luce degli sviluppi dell’arte astratta nella seconda metà del Novecento. Annie Sprinkle infine offre una testimonianza ironica e allo stesso tempo commovente della sua esperienza, come amica e come modella dell’artista. La pubblicazione è inoltre corredata da un’ampia sezione di tavole, che comprende tutti i dipinti in mostra a colori e a pagina intera, e da un’estesa cronologia della vita dell’artista, in cui sono presentate foto d’epoca, materiale d’archivio e analisi dettagliate di molti dipinti in mostra.
(da comunicato stampa)

Installation view Alice Neel. I Am the Century Pinacoteca Agnelli Torino, 2025 Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino © The Estate of Alice Neel Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano
Installation view Alice Neel. I Am the Century Pinacoteca Agnelli Torino, 2025 Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino © The Estate of Alice Neel Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano
Installation view Alice Neel. I Am the Century Pinacoteca Agnelli Torino, 2025 Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino © The Estate of Alice Neel Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano