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Faux Amis di Piotr Uklański: Similitudini e Cortocircuiti | Pinacoteca Agnelli, Torino

La quarta edizione del progetto Beyond the Collection che per la prima volta si estende in altre istituzioni torinesi: il Museo della Frutta “Francesco Garnier Valletti” e il Museo di Anatomia Umana “Luigi Rolando”
Installation view, Piotr Uklański, Faux Amis, Pinacoteca Agnelli Torino, 2025. Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano

Testo di Salvatore Emanuele

Faux Amis di Piotr Uklański comunica ed interagisce con lo Scrigno e la collezione permanente della Pinacoteca Agnelli. La drammaturgia la si trova già nel titolo della mostra – letteralmente “falsi amici” – è un’indicazione del suo meccanismo, come in linguistica parole simili possono tradurre significati distanti le opere di Uklański convivono con capolavori e oggetti delle collezioni dei tre musei. L’intento della mostra è quello di evocare similitudini pittorico-visive e cortocircuiti sul significato delle opere, mettendo in luce tematiche come il colonialismo, l’approvazione culturale e la questione di genere. Uklański mette in pratica un cannibalismo storico-artistico reinterpretando le opere della collezione permanente costruendo nuove narrative. 
La prima opera che incontriamo, Untitled (dancing canovas), 2025 è isolata ma si annuncia prima di essere vista attraverso la musica che si diffonde nello Scrigno. Solo dopo aver raggirato un muro emerge – una delle sue opere più note, Dance Floor – la piattaforma led calpestabile che invita il fruitore a camminare e a “ballare” insieme ai calchi in gesso di Canova, attivando il concetto di estetica relazionale. 
Procedendo nello spazio, Piotr Uklański sfrutta lo scandire dei muri, che creano sezioni isolate, per costruire accoppiamenti tra opere contemporanee e storiche.  Il primo mette in dialogo Untitled (Alison), 2021 a La baigneuse blonde di Renoir. Due dipinti dove la corporeità esplicita e consapevole di Alison entra in tensione con la figura femminile idealizzata di Renoir. Ciò che potrebbe apparire come provocazione si trasforma in una riflessione sullo sguardo patriarcale e sul ruolo della musa, mettendo in contrapposizione passività e autodeterminazione. 
Poco oltre, Uklański accosta Untitled (Fanny Eaton as Morgan le Fay), 2021 al Portrait of Laure di Manet. La particolarità per il ritratto di Eaton risiede nel fatto che Uklański si è ispirato a un disegno preparatorio dell’artista Frederick Sandys datato nel 1862, lo stesso anno del dipinto di Manet. In questo caso il confronto restituisce identità a due donne che la storia dell’arte aveva riconosciuto solo come modelle e non come donne indipendenti, evidenziando le implicazioni coloniali e la responsabilità dell’immagine nella costruzione dello sguardo. 

Installation view, Piotr Uklański, Faux Amis, Pinacoteca Agnelli Torino, 2025. Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano
Installation view, Piotr Uklański, Faux Amis, Pinacoteca Agnelli Torino, 2025. Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano

Un’ulteriore stratificazione si trova nell’accostamento tra Untitled (Eastern Promises X), 2019 – dalla serie Ottomania – che raffigura una donna con il turbante e Méditation – Après le bain di Matisse. Uklański mostra come l’interpretazione politica e culturale di un’opera cambi nel tempo. Il dipinto evidenzia l’appropriazione culturale insita nell’orientalismo e invita a leggere il soggetto come simbolo di storie politiche e riferimenti storici tra Polonia e Impero Ottomano, dal XV secolo fino alle tensioni contemporanee.
Il percorso culmina con Untitled (Faux Amis: Bellotto’s The Ruins of the Kreuzkirche in Dresden, 1765 and Uklański’s Untitled (Monument to the Heroes of the Red Army at the Cemetery of Soviet Soldiers, Bielsko-Biała), 2015), 2025 che sovrappone il dipinto di Bellotto del 1765 a una fotografia di Uklański che ritrae il monumento commemorativo della liberazione della Polonia dai nazisti nel 1945. L’accostamento stimola riflessioni su identità nazionale, geografia politica, potere e sul ruolo dell’artista come testimone della storia. 
Uscendo dallo Scrigno l’esperienza prosegue idealmente nei due musei torinesi coinvolti. Al Museo della Frutta, le tele della serie Les Fleurs du Mal, 2024 dialogano con i modelli pomologici di Garnier Valletti, unendo perdita bellica ed estinzione biologica in una meditazione sull’assenza. Al Museo di Anatomia Umana, le opere Not Enough Blood, 2013 e I C U, 2013 si inseriscono tra i reperti ottocenteschi come presenze disturbanti e vitali, riportando sangue, sguardo e corpo al centro di uno spazio sospeso nel tempo. 
Faux Amis di Piotr Uklański trasforma la visita alla Pinacoteca Agnelli in un’esperienza di consapevolezza critica, dove ogni opera si rivela inaspettata. Attraverso accostamenti e dialoghi tra passato e presente, Uklański invita a rileggere la storia dell’arte come un archivio vivo stimolando riflessioni su genere, colonialismo, memoria e responsabilità dell’immagine.

Installation view, Piotr Uklański, Faux Amis, Pinacoteca Agnelli Torino, 2025. Image Courtesy Pinacoteca Agnelli, Torino Ph. Credit Sebastiano Pellion di Persano