Testo di Alice Botti —
Pensata per gli spazi della Sala delle Ciminiere e visitabile fino al 7 settembre 2025, la mostra Facile Ironia. L’ironia nell’arte italiana tra XX e XXI secolo percorre un arco temporale di circa settant’anni, mostrando come artiste e artisti di diverse generazioni abbiano impiegato il linguaggio dell’ironia per costruire le loro opere e per riflettere sulla società e sui suoi costumi. Attraverso un percorso espositivo curato da Caterina Molteni e Lorenzo Balbi e messo in risalto dall’allestimento dell’exhibition designer Filippo Bisagni, un fenomeno all’apparenza così semplice viene sventrato e analizzato in macroaree tematiche, illustrandone la trans-storicità e le diverse declinazioni. Il gioco umoristico si palesa fin da subito, ancora prima di entrare nella Sala delle Ciminiere, con i piccioni tassidermizzati (Ghosts, 2021) di Maurizio Cattelan appollaiati sopra alla biglietteria. Si entra poi nella prima sala, quella dedicata all’ironia come paradosso, in cui il video La conta (1967) di Marisa Merz è affiancato alla celebre Mozzarella in carrozza (1968-1970) di Gino De Dominicis, esposta per la prima volta dopo 15 anni in un museo pubblico. Segue una serie di opere che esplora l’ironia nel suo legame col gioco, come Il grande rettile (1966) di Bruno Munari, per l’occasione chiesto in prestito al Museo della Città di Livorno e la scultura dell’imperatore Marco Aurelio con busto femminile (The Swan, 2023) di Francesco Vezzoli.



La Merda d’artista (1961) e il Fiato d’artista (1960) di Piero Manzoni sono, invece, i protagonisti assoluti della sezione incentrata sul nonsense, a cui fa seguito un’intera sala dedicata all’ humour come arma femminista di critica al patriarcato, con opere – tra le altre – di Tommaso Binga, Mirella Bentivoglio e Ketty La Rocca. L’ironia adoperata come insitutional critique e mobilitazione politica è il filo conduttore di un’ulteriore macroarea, in cui saltano all’occhio l’Animazione «Renzi che salta» (2015) di Piero Gilardi e la fotografia On the edge (Sulla cresta dell’onda) di Piero Golia. Quest’ultima, utilizzata anche come foto promozionale della mostra, ritrae l’artista nel 2000 a Torino durante Artissima, quando salì su una palma rifiutandosi di scendere finché una sua opera non fosse stata acquistata. Non poteva mancare, infine, una riflessione umoristica legata al web, di cui si fa portavoce Valentina Tanni con The Great Wall of Memes (a partire dal 2013), esposto a fine percorso nel Foyer del museo. Ironica di per sé nel titolo, Facile Ironia. L’ironia nell’arte italiana tra XX e XXI secolo, con la sua vasta rassegna di opere ed artisti, ci invita a riflettere sulla natura del linguaggio e sui cliché che lo definiscono, evidenziando come parodie e battute di spirito possano tramutarsi in un rimedio a ciò che tormenta l’essere umano, il tutto attraverso la capacità non scontata e mai banale di divertire.
Facile Ironia. L’ironia nell’arte italiana tra XX e XXI secolo
6 febbraio-7 settembre 2025
a cura di Caterina Molteni e Lorenzo Balbi
MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
Cover: Veduta della mostra Facile ironia. L’ironia nell’arte italiana tra XX e XXI secolo – Foto di Carlo Favero © Marisa Merz, by Siae 2025; © Archivio Gino De Dominicis, Foligno, by Siae 2025


