
Una conversazione tra passato e contemporaneo, dal 3 giugno al MAAM di Grosseto, un allestimento mette a confronto diretto vasi etruschi e ceramiche contemporanee, per scoprire se quella spinta creativa che muoveva i vasai di duemila anni fa circola ancora nelle mani di chi disegna oggi. Design Funzione Arte torna con una terza edizione che promette di invertire la solita narrazione tra antico e moderno, non un dialogo a senso unico, ma uno scambio vero.
La mano che disegna il tempo
Alessandro Corina, il designer dietro al progetto, parte da un’osservazione semplice ma radicale: gli Etruschi facevano sedere uomini e donne alla stessa tavola. Un gesto che oggi ci pare banale, ma allora era una dichiarazione di modernità così forte che Corina ne ha tratto due tazze complementari, pensate come oggetti che si cercano e si completano. Non è solo una trovata retorica. È il cuore della mostra, la visione artigianale come processo invisibile che trasforma il sogno in oggetto tangibile. Vasi antichi a confronto con le ceramiche di Elena Salmistraro, Pepa Reverter, Matteo Cibic e Jaime Hayon non sono messi in parallelo per bellezza formale, ma per una tensione creativa tra i secoli.
Cinema come artigianalità
La seconda anima della mostra è il video di Virgilio Villoresi, un regista toscano che si definisce provocatoriamente “artigiano del cinema”. Stop motion, scenografie costruite interamente a mano, rifiuto deliberato della CGI. Un linguaggio che nasce dal dialogo profondo con le avanguardie storiche del cinema sperimentale, dai riferimenti di Maya Deren a Kenneth Anger, da Jean Cocteau a Patrick Bokanowski.
Il suo film accompagna lo spettatore in un viaggio onirico tra capanne etrusche, botteghe artigiane contemporanee e scenari sospesi tra memoria e immaginazione. Ceramiche antropomorfe ballano in una coreografia surreale che richiama il ciclo continuo della vita e della trasformazione. Accanto alla proiezione, le scenografie originali costruite per il film permettono al pubblico di osservare da vicino il passaggio dall’idea alla materia, dalla costruzione artigianale alla narrazione cinematografica. È il modo più schietto possibile di tradurre il concetto senza spiegarlo a parole, mostrarlo nel processo stesso di creazione.




Tre assi per una visione
La mostra si struttura attorno a tre pilastri interconnessi. Il design prende forma nel museo, dove reperti antichi dialogano con oggetti contemporanei, creando un filo invisibile tra il fare antico e la creatività di oggi. La funzione si dispiega attraverso una tavola rotonda il 3 giugno al Teatro degli Industri di Grosseto, dove imprenditori, designer e professionisti che hanno fatto della visione il proprio punto di forza dibatteranno il significato contemporaneo dell’artigianalità. L’arte coincide con l’intervento di Villoresi, che traduce il concetto di manualità in linguaggio visivo contemporaneo.
Un museo che non racconta, ma ascolta
Il MAAM ospiterà quattro mesi di dialogo vero: conferenze con archeologi, designer e imprenditori, ma soprattutto laboratori per ragazzi e bambini. Perché la sfida maggiore è trasmettere ai giovani il valore del saper fare manuale, quando il mondo pressa verso l’automazione. “Questa edizione assume un significato particolare perché mette al centro il valore dell’artigianalità, intesa non solo come tradizione, ma come capacità di trasformare idee, sensibilità e creatività in opere e contenuti che parlano al presente”, sostiene il sindaco di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna. L’evento rappresenta un investimento culturale strategico della città, costruito attraverso una collaborazione tra realtà pubbliche e private. Infine, Luca Giannini, direttore scientifico del museo, sostiene che la produzione artigianale è uno dei tratti più distintivi della nostra specie. A Grosseto, almeno fino a settembre, questo tratto rimarrà vivo, visibile e possibile.





