Dancers and Mourners | Intervista con Adrian Paci

“Da anni mi interesso del rito come contenitore e generatore di gesti, di ritmi, di atmosfere che parlano di un altro modo di abitare lo spazio e il tempo. Oggi forse siamo di fronte all’indebolimento della dimensione simbolica della vita, siamo molto presi della nostra contingenza che ci forza verso azioni pragmatiche.” Adrian Paci
30 Novembre 2023
Adrian Paci Dancers 2023 oil con canvas 120 x 160 cm / Courtesy the artist and kaufmann repetto Milan / New York
Adrian Paci, Dancers and Mourners, 2023 Installation view, kaufmann repetto, Milan Courtesy the artist and kaufmann repetto Milan : New York

Fossero delle persone, i contrasti che incontriamo nella sua ricerca, potrebbero essere raccontati come forme danzanti che piroettano senza sosta ed esitazioni. Vitalità e scomparsa, personale e collettivo, fissità e movimento, classico e contemporaneo. Ancora, l’immobilità della pittura e la fuggevolezza delle immagini video. Adrian Paci armonizza questi contrasti per raccontare l’ “irraggiungibile”, l’”enigmatico”, scavare nella dimensione umana – a volte quella più sfuggente come quella quotidiana – per scoprire le forme “simboliche della vita”. In occasione della sua mostra personale Dancers and Mourners alla galleria kaufmann Repetto di Milano – dal 24 novembre 2023 – Paci presenta un nuovo gruppo di opere su tela, frutto della sua ricerca costante sull’aspetto spirituale, rituale e collettivo della celebrazione e ritratto attraverso le lenti del found footage, dei video amatoriali e del cinema d’autore.
In occasione di questa mostra abbiamo posto alcune domande all’artista: su come ‘vive’ e considera la pittura, come ha messo in relazione la vita e la morte, le sue fonti di ispirazione e, non ultima, l’importante della centralità della figura umana sia nei video che nei suoi quadri.

Elena Bordignon: Hai ribadito molte volte che ti senti come un “pittore che fa video e altre cose”. E come se tu volessi affermare la centralità, nella tua ricerca, della pittura non solo come mezzo per produrre immagini, ma anche come forma espressiva che ti permette di accentuare la forza e il valore della rappresentazione. Come racconteresti la tua relazione con la pittura? Che valore e autorità le conferisci?

Adrian Paci: È vero, ho ribadito questa cosa varie volte forse perché ancora in molti rimangono sorpresi quando vengono a conoscenza della mia produzione pittorica. Chi conosce il mio lavoro sa che la pittura è stata una presenza costante, ma è anche vero che sono più conosciuto per le mie video installazioni. Al di là di questo, credo che la pittura abbia un ruolo non tanto in quanto tecnica, ma in quanto atteggiamento. Considero il momento contemplativo della pittura un momento molto importante nel pensare il gesto artistico. Poi mi interessa la sua dimensione fisica, la sensualità dell’impasto della sua materia. Non è solo rappresentazione ma meditazione fisica sulle cose che vengono tradotte e travasate nel corpo pittorico. In un certo senso però funziona così anche per chi fa un video. La visione che ha di fronte entra a far parte del corpo dell’immagine in movimento e si trasforma in un “blocco di movimento durata” per perifrasare Deleuze.

EB: Il titolo della mostra ospitata da kaufmann repetto,  Dancers and Mourners, racchiude due opposti, se vogliamo anche due stati d’animo: i danzatori, dunque un inno alla vitalità, e le persone che presenziano ad un funerale, investite dunque da un evento tragico. Come leghi e metti in relazioni questi due aspetti dell’esistenza?

AP: Quello che mette insieme la danza e il funerale è il momento rituale. Da anni mi interesso del rito come contenitore e generatore di gesti, di ritmi, di atmosfere che parlano di un altro modo di abitare lo spazio e il tempo. Oggi forse siamo di fronte all’indebolimento della dimensione simbolica della vita, siamo molto presi della nostra contingenza che ci forza verso azioni pragmatiche. La ritualità invece libera i gesti da questa dimensione pragmatica e costruisce comunità. Dei riti mi ha sempre interessato la presenza della finzione accanto a momenti fondamentali dell’esistenza, questa dimensione teatrale che accompagna la vita, e anche la morte, dandole un’altra possibilità.

Adrian Paci, Dancers and Mourners, 2023 Installation view, kaufmann repetto, Milan Courtesy the artist and kaufmann repetto Milan : New York

EB: La serie di opere su tela Dancers and Mourners si basa su vari fotogrammi tratti da fonti diverse. Mi racconti a quali fonti ti sei riferito?

AP: Da anni raccolgo video amatoriali, cassette VHS oppure materiali che trovo online. Sono molto attratto dall’immaginario degli anni 90. Quel periodo introduce nella narrazione ufficiale albanese dominata dal potere e dall’ideologia, una forma anarchica, domestica, formalmente scombinata e tecnicamente di basse pretese. Gli anni 90 sono anni molto interessanti perché da una parte rappresentano l’esplosione di una società chiusa per anni che aveva voglia di rinnovarsi, ma anche il ritorno di una ritualità e spiritualità soffocata durante gli anni di regime. In tutta questa esplosione anarchica però io vado a trovare questi “frame” che hanno sapori antichi e memorie quasi classicheggianti. 

EB: Nelle tue opere è centrale la figura umana, spesso immersa in contesti popolari o più intimi, famigliari. Quando definisci queste figure con le pennellate, probabilmente compi dei ritratti di un’umanità universale. Come riesci a trasfigurare il singolo in una figura quasi archetipa?

AP:Ti ringrazio di questa affermazione nella tua domanda, perché ritengo importante il rapporto con il singolo, lo specifico, così come ritengo necessario un respiro più ampio che riesce a dare a questa specificità una dimensione estesa nel tempo e nello spazio. Non so dirti una formula per raggiungere questa cosa ma penso che si tratti di una sensibilità nel vedere nel concreto del singolo una dimensione ulteriore. Non mi interessa mai descrivere e offrire informazioni sui fatti. Un incontro ravvicinato può suggerire potenzialità che vanno oltre alla dimensione descrittiva e affermare quell’alterità che rimane sempre presente anche se il rapporto può essere intimo. C’è spesso nel mio lavoro, sia pittorico che video, un passaggio da uno “zoom in” a uno “zoom out”, da uno sguardo ravvicinato ad uno sguardo che tende ad acquisire una certa distanza. Non mi interessa raccontare quello che so ma indagare quello che rimane enigmatico e in un certo senso irraggiungibile.

EB: Alla pittura alterni il linguaggio video. Ci sono delle attinenze tra i due mezzi espressivi? Cosa racconta il video che la pittura non riesce a rappresentare? O viceversa, cosa rivela la pittura che il video non riesce a narrare?

AP: Il video lavora con il tempo oltre che con l’inquadratura dell’immagine. L’immagine nel ritmo del tempo racconta storie. C’è sempre un’immediatezza nel video che nella pittura viene filtrata di più dalla materia pittorica. Usando i due linguaggi ho cercato sempre di affermare nel movimento del video quel aspetto fermo della pittura e invece nella pittura di includere la dimensione del movimento del video. Si tratta sempre di mantenere una zona oscillante, una specie di tremolio sia fisico che concettuale che però suggerisce pensieri e apre la possibilità di immaginare. 

Adrian Paci, Dancers and Mourners, 2023 Installation view, kaufmann repetto, Milan Courtesy the artist and kaufmann repetto Milan : New York

Public program
La centralità del video nella pratica di Adrian Paci viene esplorata in una sala dedicata dove, per tutta la durata della mostra, si alterneranno video recenti. La galleria ospiterà un ricco public program in cui si analizzerà ogni opera con la partecipazione di curatori, artisti e ricercatori.
Giovedì 14 dicembre, ore 18:00 – Talk di Corrado Gugliotta
Giovedì 11 gennaio, ore 18:00 – Talk di Anna Castelli e Gianluca Solla
Giovedì 25 gennaio, ore 18:00 – Performance di Admir Shkurtaj

Calendario delle proiezioni:
24.11.2023 – 11.12.2023 The Wanderers
12.12.2023 – 03.01.2024 U’ncuontru
04.01.2024 – 11.01.2024 Vedo Rosso
11.01.2024 – 20.01.2024 Prova
21.01.2024 – 25.01.2024 Shamatà

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