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Cremona Contemporanea e lo stato di meraviglia

Cremona Contemporanea, in corso fino al 31 maggio, è una rassegna curata da Rossella Farinotti dedicata all’arte visiva che ha l’ambizione di trasformare Cremona in un luogo di conoscenza e scoperta e, aggiungerei, di meraviglia.

Palazzi, chiostri, sale affrescate, stanze nobiliari. Nascosta dietro piccole vie e grandi piazze, Cremona svela i suoi bellissimi spazi grazie a un progetto seminale: Cremona Contemporanea. Già dal nome dell’iniziativa – Contemporanea – la rassegna apre alla necessità di vedere la città in una diversa prospettiva: alla consueta visione – storica, tradizionale, conosciuta – vuole mostrare un diverso modo di attraversare il patrimonio storico-artistico, scoprendone i dettagli, o rivelandone l’intrinseca bellezza. Cremona Contemporanea, in corso fino al 31 maggio, è una rassegna curata da Rossella Farinotti dedicata all’arte visiva che ha l’ambizione di trasformare Cremona in un luogo di conoscenza e scoperta e, aggiungerei, di meraviglia. Perché entrare nella Cattedrale di Santa Maria Assunta – maestoso luogo di culto dove si stratificano romanico, gotico, motivi rinascimentali con l’esuberanza barocca – e imbattersi nella grande e coinvolgente installazione di Marinella Senatore Io contengo moltitudini, ha del meraviglioso. Entrare nella Cattedrale e seguire, anche casualmente, la luce improvvisa che gioca con il colonnato, e confrontarsi con un’opera che si scopre frutto di un’intensa collaborazione con la comunità del carcere di Rebibbia, non è cosa comune e, per molti versi facile. “Aprire una porta dove tutti la chiudono”, “We rise by lifting others”, “Libertà è partecipazione”, “Chi è libero dentro è libero ovunque”: queste e molte altre scritte sembrano scivolare per essere portate via, per essere assorbite e vissute.
Quest’opera “collettiva” della Senatore, per molti versi dà il là alla quarta edizione di Cremona Contemporanea che, anno dopo anno, è cresciuta per visibilità, coinvolgimento di sempre nuovi artisti, ma soprattutto, è cresciuta nella consapevolezza dell’importanza di partire proprio dai luoghi, dalle atmosfere che la città offre. Ecco allora che i saloni medioevali del Palazzo del Comune, la maestosità del Palazzo Vescovile – uno dei luoghi scelti che è possibile visitare grazie a questa manifestazione – il settecentesco Palazzo Stanga Trecco, così come gli spazi abbandonati e fatiscenti del Monastero del Corpus Domini sono tutti ambienti che grazie a sculture, installazioni, opere video e quadri, assumono una diversa valenza. Al loro utilizzo – luoghi di rappresentanza o di abbandono, luoghi simbolici o ricettacolo di tempi migliori – si sommano narrazioni, storie, sperimentazioni che hanno dell’affascinante e, in alcuni casi – mi ripeto – del misterioso. Su tutti l’intervento di Lorenzo Scotto di Luzio che, prodotto per Cremona Contemporanea, ha letteralmente trasformato la percezione della Chiesa sconsacrata dei Santi Marcellino e Pietro con un’installazione sonora. L’artista napoletano trasla il grande spazio della chiesa – dove rimangono colonne, lesene, cornicioni e un imponente altare – trasformandolo in un ‘non luogo’: diffonde nello spazio dei classici avvisi che potremmo sentire in metropolitana, negli aeroporti o nelle stazioni ferroviarie. ”Si ricorda ai passeggeri che è necessario seguire le indicazioni del personale”,”Attenzione prego, si ricorda ai passeggeri che è severamente vietato attraversare i binari, non oltrepassare la linea gialla”.

Lorenzo Scotto di Luzio, installation view at Cremona Contemporanea 2026 – Chiesa dei Santi Marcellino e Pietro – courtesy of Cremona Contemporanea – Photo Rossetti-Chico
Emma Masut – Miriam Cahn – Installation view at Cremona Contemporanea 2026_Palazzo del Comune – courtesy of Cremona Contemporanea – Photo Rossetti-Chico

Anche laddove gli spazi ospitano più interventi, grazie all’attento lavoro di curatela e alla particolare sensibilità degli artisti, ogni stanza, corridoio, androne o sala nobile, diventa da cornice perfetta a luogo di risonanza per le opere stesse. Questa ‘risonanza’ è certamente dovuta all’ottimo lavoro svolto dai curatori invitati da Rosella Farinotti per questa edizione. Novità generosa, i curatori Valeria Mancinelli, Gioele Melandri, Gianluca Ranzi e Saverio Verini hanno, non senza empatia con i luoghi, espanso l’intervento degli artisti in modo mirabile. Al Palazzo del Comune, Gioele Melandri fa dialogare le opere della giovanissima Emma Masut – piccoli quadri umbratili e umorali – con la sintesi pittorica di Mirian Cahn; Federico Tosi crea un mondo in miniatura: un villaggio abbandonato, installato sopra un alto bancale pieno d’erba, ricordando un’era passata, forse immaginaria perduta nella notte dei tempi; da scovare, incorniciato in un lussuoso specchio con modanature dorate, il piccolo e suggestivo acquerello di Pajè: un inno al tratto pittorico quasi miniato e all’effervescenza di una ‘bella mano’. 

Entrare nell’imponente sala di Palazzo Vescovile e perdersi tra i tanti ritratti di personalità ecclesiastiche che hanno fatto la Chiesa di Cremona, ci dà la sensazione di assaporare le atmosfere di secoli fa. Barocco e ambizione, ritrattistica di altri tempi e sontuosità reverenziale, fanno da cornice ai piccoli quadri di suorine finemente disegnate da Valerio Nicolai e all’intenso e incisivo ritratto di Mirian Cahn la cui densità espressiva, anche quando si cimenta in un ritratto di pochi centimetri, non viene mai meno, anzi è proprio con le misure minime che l’artista dà prova della sua massima bravura. Al centro del salone, quasi come fosse un grumo di pura energia, Il Sigillo Rosso di Giò Pomodoro, un maestro storico dell’arte italiana scelto dalla Farinotti per questa edizione, omaggiato in altri luoghi della città: Palazzo Del Comune, Palazzo Vescovile, Politecnico di Milano – Polo territoriale di Cremona. L’artista è presente con una selezione di lavori realizzati tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta in fibra di vetro e poliestere.
Prima di scendere dallo scalone settecentesco del Palazzo Vescovile, sopra un grande tavolo, un secondo intervento di Federico Tosi: un imbarazzante portacenere in ceramica che racconta di ore, giorni, un tempo che sembra infinito trascorso ad osservare le volute di fumo (illusorio, in questo caso). Stride questa presenza ironica e un po’ perversa; condiziona la nostra attenzione dal farsi troppo ossequiosa (non dimentichiamoci che siamo al Palazzo Vescovile!) per portarci in ben altri lidi. 

Federico Tosi – installation view at Cremona Contemporanea 2026 . Palazzo del Comune . courtesy of Cremona Contemporanea . Photo Rossetti-Chico
Gio’ Pomodoro – installation view at Cremona Contemporanea 2026 . Palazzo del Comune . courtesy of Cremona Contemporanea – Photo Rossetti-Chico
Jimmy Milani – installation view at Cremona Contemporanea 2026 – Palazzo Stanga Trecco – courtesy of Cremona Contemporanea . Photo Rossetti Chico

Oltre ad artisti affermati, Cremona Contemporanea dà spazio a giovani talenti ‘in erba’. Nella sede di Palazzo Fodri, nello spazio di PQV Fine Art. Dopo la NABA di Milano, l’Accademia di Belle Arti di Brera, quest’anno è stato coinvolto il Politecnico delle Arti di Bergamo che, grazie alla guida e curatela di Nicola Ricciardi, pone in dialogo, le opere di Olmo Erba, Eleonora Molignani e Roberto Picchi. Spicca il lavoro di Molignani che con precoce talento crea forme ambigue lavorando sui calchi di forme animali: due nasi di maiale diventano un abbraccio sensuale o il muso della talpa dal naso stellato trasforma una banalissima parete in una costellazione.

Altro luogo denso e, senza esagerazioni, magnifico, il Palazzo Stanga Trecco. A darci il benvenuto nel piano nobile Jimmy Milani con la labirintica installazione che gioca con un messaggio semplice e diretto Tutto e Umano, scritto tra pareti trasparenti intelaiate. Tanti i rimandi, dal design alla pittura, così come ampie sono le prospettive per un’opera che all’aspetto ludico aggiunge una forte componente ‘umana’. In questo luogo è la curatrice Valeria Mancinelli a far dialogare le stanze nobiliari opportunamente oscurate con i video di Jelena Jureša, Francesca Grilli e Lina Lapelyte. La Grilli racconta di un gruppo di bambini invitato a interpretare il futuro degli adulti attraverso la pratica della chiaroveggenza; in The Speech (2024, 22’)  Lapelyte, mostra un gruppo di bambini e adolescenti mentre costruisce una scultura sonora collettiva fatta di suoni ispirati al mondo animale. Suggestivo e ipnotico, il film di Jelena Jureša: Don’t Take It Personally (2025, 55’) si configura come un film-concerto che unisce performance dal vivo e frammenti visivi ispirati alla pittura dell’età dell’oro olandese, costruendo una riflessione sui comportamenti collettivi, tra violenza, rimozione e indifferenza. 

In questo Palazzo il curatore Saverio Verini ha invitato gli artisti Federico Tosi, Roberto de Pinto Mattia Pajè e Giulia Poppi. Tosi è presente con piccole sculture, tutte diverse per dettagli, colori, dimensioni, che raffigurano delle dita mozzate, poste con stridente ironia sopra un elemento d’arredo del Palazzo. Se Tosi dialoga con il luogo con il suo spirito irriverente, diversa è l’attitudine di de Pinto. La sua installazione sembra espandersi come un’eco. Lasciata la parete, il tratto pittorico dell’artista si è dilatato in un salotto di fine Ottocento: il mobilio antico sembra riverberare i tratti decisi del suo ritratto, dilaniato da nette sforbiciate e sensuali stratificazioni di tela che un po’ mostrano e po’ nascondono. Più discreto l’intervento di Pajè che dissemina sul pavimento di  una stanza piccoli omini che sembrano riposare o essere reduci di una forte esplosione che li ha lasciati tramortiti a terra. Quasi fosse espressione di una malattia sconosciuta di Palazzo Stanga Trecco, l’intervento di Giulia Poppi, consiste nell’installazione Sffsssshh: sembra una membrana trasparente che fuoriuscire dall’intonaco. Piccole sfere di plastica, riverberano la luce naturale, tanto da sembrare autogenerarsi e gonfiarsi con una lieve brezza.

Francesca Grilli – installation view at Cremona Contemporanea 2026 . Palazzo Stanga Trecco – Courtesy of Cremona Contemporanea . Photo Rossetti Chico

Semi abbandonati e in via di deperimento, altri due luoghi completano Cremona Contemporanea: l’Ex Chiesa di San Benedetto che ospita la grande installazione di Davide Allieri – presente anche con una crisalide futuristica al Bunker di via Grado 19 – che ci porta in una sorta di set cinematografico apocalittico: antenne e finte parabole installate in alti tralicci di metallo. La sensazione è quella di un set abbandonato dove dobbiamo decidere se essere protagonisti vincenti o vittime di una visione distopica. 

Attraversando il diroccato Monastero del Corpus Domini con stupore – e ritorna la meraviglia – ci imbattiamo nelle opere di Angélique Aubrit e Ludovic Beillard, Linda Fregni Nagler, Albert Pinya, Martina Rota e Marinella Senatore. Chiuse in piccole stanze fatiscente una selezione di fotografie  della serie News from Wonderland di Linda Fregni Nagler. Deformazioni, ambiguità, bizzarri equilibri formali, sembrano riverberare dalle fotografie allo spazio che rivela crepe e intonaco degradato. Saverio Verini, curatore che ha invitato l’artista, introduce il lavoro di Fregni Nagler come presenza spettrale e ambigua. Proseguendo più all’interno del monastero, un angusto vano all’ombra è trasformato in una piccola prigione dalla coppia di artisti francesi Angélique Aubrit e Ludovic Beillard. Invitati da Melandri, gli artisti presentano una narrazione ( parte di un progetto più ampio) dove misteriose presenze – grossi animali pelosi e il fantoccio di un uomo – animano la nostra immaginazione anche grazie ad una performance studiata dagli artisti per vivificare queste surreali presenze. 

Chiude idealmente il percorso un’opera di Marinella Senatore installata al centro del chiostro, nel rigoglioso giardino semi-abbandonato.  A Blend of Common Humanity (Una miscela di comune umanità) si trova lì, “immersa nella natura, come un monito che raccoglie e unisce l’umanità intera. Ancora una volta, un messaggio chiaro e naturale in un luogo profondamente simbolico. L’opera gioca con il passato: è sempre stata lì, ad attenderci?” 

Cover: Marinella Senatore Installation view at Cremona Contemporanea 2026 Monastero del Corpus Domini Courtesy of Cremona Contemporanea, the artist and Mazzoleni © Marinella Senatore Photo Rossetti/Chico

Linda Fregni Nagler – Installation view at Cremona Contemporanea 2026 – Monastero del Corpus Domini – Courtesy of Cremona Contemporanea – Photo Rossetti-Chico