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Continental: L’Eurasia di Eva Marisaldi, un continente carico di tensioni e possibilità.

L’Eurasia diventa uno spazio relazionale e performativo, quasi una categoria critica del pensiero. Nella volontà di fuggire una narrazione lineare e identitaria in Continental riecheggia la stessa prospettiva con cui Victor Sklovskij nel 1931 rilegge il Milione di Marco Polo.
Eva Marisaldi, Continental – Installation view – Galleria de’ Foscherari, Bologna

Testo di Francesco Ricci

Where and what is Europe? Dove e cosa è l’Europa, si chiedeva nel 2012 Jimmie Durham nel suo lavoro the History of Europe, e già allora era chiaro che l’Europa non esistesse, fosse un continente autoproclamatosi tale, separato dall’Eurasia, sua vera entità geomorfologica, in virtù di privilegi accordati secondo un’ottica economico-politica.
La domanda successiva quindi dovrebbe essere: cosa è l’Eurasia? Una realtà geografica, oppure un’utopia, una dimensione simbolica capace di riconciliare le qualità intellettuali e spirituali dell’Ovest e dell’Est, come nella performance dell’artista-sciamano Joseph Beuys, Eurasienstab del 1967.

A rispondere, in maniera sempre nuova e soprattutto mai definitiva, ci ha pensato Eva Marisaldi in collaborazione con Enrico Serotti, nella mostra Continental, curata da Leonardo Regano alla Galleria de’Foscherari a Bologna, fino al 25 Aprile 2025.
Eva Marisaldi è una delle più importanti artiste della scena italiana contemporanea, nata a Bologna nel 1966 dove ancora oggi lavora e insegna, ha studiato al DAMS e all’Accademia di Belle Arti. La sua pratica artistica da sempre si muove tra diversi media, dai più classici ai più sperimentali, dalla scultura alla fotografia, dal disegno al video, dalle installazioni all’arte cinetica e alle performance. Nel 1998 inizia una lunga collaborazione con il musicista Enrico Serotti con cui realizza animazioni, installazioni, animatronics presentati ad alcune delle più prestigiose manifestazioni nazionali e internazionali.
Nell’esposizione bolognese Marisaldi e Serotti presentano un corpus di opere eterogeneo che spazia dai disegni ai video, dalle installazioni alle sculture.
Con il loro linguaggio multiforme gli artisti non cercano mai una sintesi ma preferiscono enumerare diversi punti di vista allo scopo di ribaltare narrazioni istituzionali attraverso operazioni di détournement e straniamento. Allo stesso modo Continental non vuole essere un tentativo di ridisegnare il continente, delimitando nuovi confini di una mappa alternativa, ma un modo per tratteggiare uno spazio dinamico, un luogo di tensioni e possibilità.
L’Eurasia diventa così uno spazio relazionale e performativo, quasi una categoria critica del pensiero. Nella volontà di fuggire una narrazione lineare e identitaria in Continental riecheggia la stessa prospettiva con cui Victor Sklovskij nel 1931 rilegge il Milione di Marco Polo.

L’ostranenie, lo straniamento, con cui lo scrittore russo racconta in modo inatteso oggetti e situazioni per coglierne la natura profonda è lo stesso straniamento giocoso con cui Eva Marisaldi ed Enrico Serotti indagano processi geopolitici e antropologici alla ricerca di soluzioni alternative alla barbarie del mondo contemporaneo. Il manifesto programmatico di questo progetto è DJ, il video posto all’apertura della mostra all’esterno della galleria. Partendo dalla foto di un lavoratore afghano in posa come un dj con i suoi attrezzi da lavoro, le musiche e l’animazione ribaltano la linearità della narrazione sovrapponendo contesti e azioni in un loop ipnotico.
All’interno il Continente prende vita e si sviluppa tra le installazioni Shampoo 1 e Shampoo 2. La sovrapposizione di stream radiofonici casuali, con la comparsa aleatoria di versi poetici sullo schermo dell’apparecchio crea una dimensione letteralmente multi-mediale. Lo spazio tradizionale si dissolve in una polifonia di lingue, musiche e frammenti testuali che l’intelligenza artificiale abbina come in un cut up dadaista.
Un non-luogo fluido dove le identità prestabilite si ibridano e si contaminano.
Le cinque tavole di legno dipinte appese al muro, decorate con motivi raffiguranti fuochi d’artificio tratti da un catalogo di inizio Novecento, riproducono la struttura del gioco d’azzardo giapponese Pachifiko. Il gioco nasce nel dopoguerra come una sorta di flipper, grazie al riutilizzo di cuscinetti a sfera destinati a veicoli militari.
Il processo trasformativo di un residuo militare in un elemento ludico diventa così un modo per guardare con speranza al futuro, senza smettere di interrogare il presente sui rapporti e le tensioni geopolitiche nel Pacifico tra Stati Uniti, Cina e Taiwan.
L’installazione For Ken Loach ci introduce all’aspetto politico e comunitario del progetto espositivo. I piccoli furgoncini in legno delle dimensioni di camioncini giocattolo, evocano un episodio realmente accaduto in Inghilterra. Un corteo funebre per un collega scomparso organizzato da un gruppo di gelatai, accompagnato dai tipici caroselli musicali che fuoriescono dagli altoparlanti dei furgoni dei gelati. La cacofonia generata dalla sovrapposizione dei diversi suoni emancipa la melodia dalla sua funzione pubblicitaria fino a farle assumere un carattere elegiaco. Un gesto ludico dal significato fortemente politico che trasforma un lutto privato in un’esperienza collettiva.
Il riferimento del titolo è al film The Spirit of ‘45 del 2013 del regista britannico Ken Loach, noto per la sua attenzione ai diritti dei lavoratori e ai valori di una solidarietà sociale dal basso al di fuori delle istituzioni.

Eva Marisaldi, Continental – Installation view – Galleria de’ Foscherari, Bologna

Intorno a questa processione di furgoncini sono appesi ai muri i disegni della serie Continental che danno il titolo alla mostra. Stampe su tessuto ispirate ad immagini pubblicitarie tratte da quotidiani e riviste in cui la pace e la guerra, ricchezze e povertà si contrappongono per cercare di trasformare dei soprusi in riscatto.
Nel disegno raffigurante il celebre episodio delle zebre dello zoo di Gaza, il gesto estremo ed insieme disperato di dipingere i muli come zebre, diventa un inno all’immaginazione, ed esempio paradigmatico del dispositivo dello straniamento Skovskista. Un gesto visionario che attraverso la sua carica immaginativa è capace di creare delle alternative in tempo di guerra per opporsi alla brutalità del reale.
Tappeta divide lo spazio fisico della galleria in due, ma unisce quello concettuale della mostra.
Secondo il cosiddetto principio della continuità il cervello tende a considerare continuo quello che in realtà è separato. L’accostare sullo stesso asse i disegni geometrici dei due tappeti separati dalla colonna, ci dà la percezione di un unico disegno su di un unico tappeto. La colonna così invece di separare unisce, simboleggiando la catena montuosa degli Urali, confine geografico tra Europa e Asia, che non divide i due continenti ma si fa soglia da attraversare.
Nella sala accanto, la mostra si conclude con Eurasia e Social.
Il video Social si sofferma sull’attività delle formiche senza alcun intento documentaristico. Realizzato con una camera a fibra ottica per riprese macro a livello del suolo, il film è stato girato in Salento nell’arco di tre estati tra le sette e le otto del mattino. In un terreno allestito come un set cinematografico, attraverso l’accostamento di elementi naturali e artificiali come viti e resti di oggetti industriali, Social mette in scena una performance in miniatura. I processi ripetitivi e meccanici che caratterizzano la vita delle formiche diventano caricature delle tensioni sociali e simboliche del genere umano. In Eurasia la Marisaldi riproduce in sei piccoli bassorilievi altrettanti fotogrammi di un video, diventato virale, della cosiddetta primavera araba.
Nella scena ambientata in strada a Teheran, in Iran, una ragazza correndo fa cadere il turbante ad un imam con un gesto leggero.
Ancora una volta un gesto piccolo, non-violento, dal carattere ludico diventa un potente gesto di destabilizzazione dell’autorità politico-religiosa.
Possiamo così affermare che Continental rappresenti un manifesto della pratica artistica del duo Marisaldi – Serotti. L’attenzione a quella dimensione geo-politica in grado di emergere solo dalle pratiche quotidiane e concrete capaci di comporre una nuova forma di narrazione comunitaria improntata alla solidarietà sociale.
Allo stesso tempo però Continental risponde alla domanda iniziale: Che cosa è l’Eurasia?
Un territorio da attraversare. Uno spazio di continue possibilità in perpetuo divenire.