CartaCoreana – Hanji: il segreto dell’albero del gelso della carta | Museo Bilotti, Roma

Conversazione con Claudio Libero Pisano e Riccardo Ajossa
16 Febbraio 2022
Carta Hanji – Iginio De Luca – Tevere Expo

Intervista di Vania Granata

CartaCoreana – Hanji è un progetto espositivo nato dalla collaborazione tra l’Accademia di Belle Arti di Roma e l’Istituto Culturale Coreano dove la scelta di utilizzare la tecnica millenaria e strettamente artigianale della carta coreana come medium del contemporaneo diviene protagonista assoluto, nonché collante, tra cinquantaquattro differenti artisti coinvolti. 
La concezione della mostra – prorogata sino al 22 maggio al Museo Bilotti – coordinata e curata da Claudio Libero Pisano (ordinario di Museologia del Contemporaneo presso l’Accademia di Belle Arti di Roma) si snoda sui processi della relazione e della connessione inter pares attraverso cui sono assimilati sia i differenti lavori di artisti riconosciuti – italiani e coreani – sia le opere di studenti alla loro prima importante esperienza espositiva. 
Molto interessante e sempre informato sulle medesime direttive anche il versante organizzativo e di costruzione della stessa che ha previsto la scelta di coinvolgere gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma nelle vesti di co-curatori. 
Cuore dell’esposizione è il segreto antichissimo della carta coreana, realizzata a partire dall’albero del gelso, il Dak. Su questa millenaria tecnica Riccardo Ajossa (tra i maggiori esperti di carta Hanji a livello italiano ed europeo, oltre che ordinario di Tecnologia della Carta all’Accademia di Roma) ha condotto il laboratorio presupposto alla mostra. Partecipandovi, ogni artista in esposizione ha quindi appreso la modalità manuale di preparazione della carta coreana entrando a far parte del progetto  CartaCoreana- Hanji.

Di seguito la nostra intervista a Claudio Libero Pisano e Riccardo Ajossa sui contenuti della mostra.

Vania Granata: Come è nata l’idea del progetto espositivo CartaCoreanaHanji che ti vede in veste di coordinatore e curatore? 

Claudio Libero Pisano: L’Accademia di Belle Arti di Roma è l’unica in Europa ad avere un laboratorio per la produzione di carta Hanji. Per questo motivo esiste da anni un rapporto privilegiato con l’Istituto di Cultura Coreano. Ogni anno opere in carta coreana realizzate dagli studenti venivano presentate presso l’Istituto. 
Il progetto di mostra CartaCoreana è nato con l’obiettivo di uscire da quanto già sperimentato. Abbiamo così coinvolto molti artisti italiani, diversi per età e formazione, chiedendo loro di venire nel laboratorio e realizzare ciascuno il proprio foglio di carta. Senza limiti e indicazioni sull’opera finale, ma per noi era decisivo il loro esserci, fare materialmente la carta soprattutto perché si tratta di un’esperienza singolare, per la storia della carta Hanji e per la ritualità con la quale viene realizzata. L’istituto Culturale, a sua volta, ha invitato artisti dalla Corea. Complessivamente sono in mostra 54 artisti.

V. G: “Ci vorrebbe una vita intera per conoscere i segreti della carta Hanij” affermi nel video che introduce l’esposizione al Bilotti di Roma. Il tuo è un percorso di ricerca altamente specializzato nel campo della carta coreana (e non solo) che collima e si perfeziona con l’insegnamento della sua produzione. Qual’è il segreto che la carta Hanji custodisce?

Riccardo Ajossa: Da venti gli anni circa, mi dedico alla produzione della carta artigianale applicata all’arte contemporanea nonostante questo resti, per molti versi, un campo relativamente poco approfondito. In Occidente ne abbiamo una consapevolezza tutto sommato relativa, ma è conoscendo l’Oriente che ci si rende conto che la conoscenza occidentale è solo una parte infinitesimale di tutta la storia della carta di fibre vegetali. In Oriente infatti, questa tecnica millenaria esprime un processo identitario la cui produzione investe nazioni, centri, addirittura villaggi. Ognuno ha elaborato strumentazioni, metodologie e approcci differenti per ottenere il medesimo risultato: il foglio di carta. Conosciamo oggi la Via della Seta, ma abbiamo meno consapevolezza della “Via della Carta”, altrettanto affascinante ed antropologicamente fondamentale. 
Sei anni fa, grazie all’Istituto di Cultura Coreana di Roma, ho iniziato a conoscere l’Hanji, ed insieme abbiamo deciso di approfondire la ricerca ed agevolare la conoscenza di questa preziosa tecnica in Occidente. Nel 2017, grazie a questa collaborazione peraltro veicolata anche dalla galleria romana Spazio Nuovo che ha promosso il mio lavoro, sono stato invitato in Corea per comprendere e approfondirne il processo di produzione. Ho quindi avuto cura di riportarne gli esiti nel Laboratorio della Carta dell’Accademia di Belle Arti di Roma dove insegno.

Carta Hanji – Cho Byung guk – Birch Forest
Carta Hanji – Zaelia Bishop – Abracacometa

V.G. Artisti affermati e studenti hanno potuto apprendere i fondamentali passaggi di quest’arte millenaria grazie al laboratorio da te condotto per CartaCoreana- Hanji. Vorrei tu mi parlassi di questa esperienza.

R.A.: Guardo la carta con un sacro rispetto e la celebro perché elemento di volta nella costruzione della consapevolezza umana; siamo oggi quello che siamo anche in conseguenza della sua invenzione e l’Hanji, la carta protagonista della mostra CartaCoreana, è una delle declinazioni delle molteplici possibilità di scoperta relate.
Dalla corteccia cruda e ruvida alla bollitura e battitura a bastoni per ammorbidirla, ci sono suoni  e gesti per noi nuovi, strumenti arcaici e naturali. Da questo incontro nasce il progetto della mostra al Museo Bilotti: artisti, affermati o meno, mescolati a studenti si sono alternati intorno alla vasca piena di acqua e fibra di Gelso della carta (l’albero del Dak) e hanno guardato, ascoltato e provato a realizzarla. Ritengo che per un creativo saper osservare e trarre ispirazione durante tutte le fasi del lavoro sia la base dell’esperimento evolutivo. 

V.G. : Ho trovato molto interessante la scelta di utilizzare la tecnica millenaria e strettamente artigianale della carta coreana come medium del contemporaneo/supporto/opera-in-sé nonché collante tra gli artisti coinvolti. Nel video che introduce la mostra affermi che ti aspetti che “la mostra crei delle connessioni”, vuoi parlarmene? 

C.L.P.: L’Hanji è stato il collante, il filo conduttore di un progetto ambizioso ma anche pericoloso. Non volevamo una mostra che fosse un esercizio scolastico su un materiale prezioso. Volevamo che le opere fossero il risultato dell’esperienza manuale fatta da tutti gli artisti nel laboratorio. Nella consapevolezza che l’arte contemporanea è progetto, abbiamo voluto sfidare il limite e chiedere agli artisti di mettere le mani nella materia. Il risultato è nella qualità dei lavori esposti, data dalla generosità degli artisti che hanno accettato con entusiasmo questa esperienza. Nelle sale del Museo Bilotti ci sono disegni, dipinti, sculture, opere sonore, fotografiche e performative. Queste sono le connessioni di cui si parla nel video. Connessioni che sono anche la scommessa che per molti artisti la carta Hanji non resterà un’esperienza limitata a questo progetto, ma tornerà a vario titolo nei loro lavori futuri.

V.G.: Nella tecnica Hanji trovano luogo la prassi manuale e il rispetto dei tempi di produzione della carta. Che valore risiede nel proporre questa tradizionale manifattura orientale in una contemporaneità dove il paradigma neomediatico dominante – immersivo/invasivo/convergente/ liquido/“narcotizzante” etc. – disegna un sistema del reale dove proprio il fare e l’attesa sembrano non avere più senso?

R.A.: Osservo come una volta apprese le fasi di produzione dell’Hanji se ne assume il ritmo: pulire le cortecce della pianta e bollirle, batterle con i bastoni e preparare le vasche, attivare molteplici passaggi e infine aspettare l’essiccamento della carta stesa al sole… se l’intero processo non avviene rispettando i tempi corretti il foglio non si forma. 
Il laboratorio di carta tradizionale coreana ha sede nell’Accademia di Belle Arti, in pieno centro a Roma; già solo questo evidenzia piani diversi e paralleli dove il dentro e il fuori, la contemporaneità cittadina e la ricerca lenta del fenomeno antropologico, rendono il laboratorio una porta su paesi e tempi distanti. 
Su esplicita richiesta del curatore, tutti gli artisti presenti in mostra hanno percorso le fasi principali della manifattura della carta e hanno potuto così riflettere anche sul valore del ritmo della produzione e di quanto questo influisca sull’opera creata in quel contesto.
Imparare ad attendere è il centro di tutto il processo. Integrando così nel fare arte concetti meditativi e filosofici anch’essi di stampo orientale.

Riccardo Ajossa – Gradazioni di sambuco di fine estate, carta Hanji tinte con colori naturali

V.G.: Il progetto espositivo ha previsto la partecipazione degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma sia in veste di artisti che di curatori. Si è trattato di un’esperienza laboratoriale? E in che modalità sono stati coinvolti gli studenti? 

C.L.P.: Il progetto è dell’Accademia di Belle Arti di Roma, è nato al suo interno e tutte le  competenze sono frutto del lavoro collettivo fatto tra i diversi dipartimenti con la collaborazione di fotografi, videomakers, grafici, laboratorio della carta e, naturalmente, della sezione curatoriale. Tutto è stato realizzato nelle nostre aule, ma gli studenti non sono stati coinvolti solo come tirocinanti, hanno gestito con noi docenti tutta la complessa filiera del progettare una mostra. Sono stati curatori a tutti gli effetti, gestendo il rapporto con gli artisti, le relazioni con il museo, con le assicurazioni e i trasporti. Hanno inoltre prodotto i QR code, nei quali abbiamo raccontato ogni singolo lavoro degli artisti esposti, hanno realizzato l’allestimento e scritto il testo critico per il catalogo che stiamo editando.
La nostra Accademia è un serbatoio di competenze e creatività ed è in grado progettare e realizzare percorsi espositivi e culturali di grande qualità e l’ottimo riscontro di visitatori che continuano frequentare la mostra ce ne dà la conferma; a riprova di ciò la mostra è stata prorogata a fine maggio. Il nostro obiettivo resta quello di fornire una solida preparazione teorica associata a una formazione sul campo che prevede la realizzazione concreta di progetti in contesti istituzionali.

V.G.: Mi spiegavi come il rapporto di ostilità tra Corea e Giappone creatosi in relazione al lungo conflitto e all’occupazione del suolo sudcoreano si fosse riverberato anche nella produzione della carta – “oggetto identitario in Oriente”, come tu sottolinei – portando al monopolio di quella giapponese e all’oblio della tradizione cartacea coreana Hanji. Sotto questa angolazione è possibile quindi leggere la ricerca sulla carta Hanji e sul recupero della tradizione che essa cela come atto che si bilancia tra estetico e politico?

R.A. Come ti raccontavo, in Oriente la carta rappresenta una identità nazionale molto forte; tutti gli orientali ne conoscono i principi di produzione e in rari casi i Maestri di manifattura Hanji sono definiti “patrimonio immateriale dell’umanità”, seppur viventi. Una serie di Maestri provenienti dalla Corea del Sud ha condiviso molto generosamente i segreti più profondi della propria produzione con l’Accademia di Belle Arti di Roma.
Lo scambio e il dialogo con la Corea avvengono sia a sostegno di questa nostra fruttuosa collaborazione sia per risanare il veto di produzione della carta Hanji. Tale veto si inserisce storicamente nelle dinamiche repressive dell’occupazione giapponese in Corea del Sud volte all’azzeramento della cultura sociale ed individuale di cui la tradizionale manifattura Hanji è, lo sottolineo, un aspetto fondamentale. 
Dalla successiva liberazione, avvenuta circa una cinquantina di anni fa, il governo sud-coreano si è quindi impegnato a ripristinare la manifattura Hanji che è oggi finalmente tornata sul mercato insieme a quella giapponese e cinese, senza temerne il confronto. 
Nella nostra accademia ci siamo dedicati principalmente al suo reinserimento nel mondo dell’arte contemporanea, testandola attraverso il lavoro degli artisti stessi. Proprio questo aspetto è stato determinante per la mostra CartaCoreana-Hanji dove il punto più alto di condivisione con i nostri artisti ospiti nel Laboratorio della Carta è stato assumere l’impegno, anche politico, che essa rappresenta. 
Tutti hanno accettato facendosi carico di questo messaggio, ed io mi sono commosso. 
Abbracciare una causa infatti, anche apparentemente lontana, ci dà sempre una motivazione per conoscere l’altro da noi. Funziona, abbatte muri, porta a sé. 

CartaCoreana-Hanji, fino al 22 maggio 2022 presso il Museo Bilotti di Roma

Artisti invitati: RICCARDO AJOSSA, SONIA ANDRESANO, SIMONE BACCO, ZAELIA BISHOP, ELENA BORDACCONI, CHO BYUNG-GUK, GIULIA CABASSI, SIMONE CAMETTI, PARK CHUL, ADELAIDE CIONI, MARCO COLAZZO, IGINIO DE LUCA, STANISLAO DI GIUGNO, PARK DONGSAM, BRUNA ESPOSITO, KIM EUN-HEE, JANG EUNG-YEOL, ELISA GARRAFA, IULIA GHITA, FABIO GIORGI ALBERTI, LUCA GRECHI, MATILDE GUARNIERI, LEE GUNHEE, BAHAR HAMZEH POUR, JEON YEKYOUNG, CLAUDIA HYUNSOOK, LEE JI HYUN, JUNG JI YOUN, KIM JUNGSOON, KIM KEUM-JA, FELICE LEVINI, SILVIA LO PRESTI, OLIVIA MAGNANI, OH MYUNG HEE, ELENA NONNIS, MARINA PARIS, GIANNA PARISSE, ALESSANDRO PIANGIAMORE, MARIA PIA PICOZZA, GIOACCHINO PONTRELLI, EUGENIO RANIERI, ROJO & KREß, CLAUDIA ROMA, ALESSANDRO SARRA, ALICE SCHIVARDI, CATERINA SILVA, DONATELLA SPAZIANI, CHOI SUNG-ROK, LEE SUNKYUNG, MICHELE TOCCA, KIM WEON-JA, KIM YANG-HEE, MOON YEON-HEE, KANG YOUNG-SOOK, HANJI DEVELOPMENT INSTITUTE 

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