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Canicula e l’insopportabile ambiguità del calore delle immagini

E’ giunto al terzo atto la “Trilogia delle Incertezze” di prossima apertura al Complesso dell’Ospedaletto di Venezia. Ha per titolo "Canicula" e presenza 8 nuove produzioni video promosse dalla Fondazione In Between Art Film.
Lawrence Abu Hamdan, 450XL: The Story of a Fugitive Sound, 2026. Production still. Courtesy of the artist and Fondazione In Between Art Film

La mostra Canicula è l’ultimo atto di un percorso che dura da ben sei anni. Un arco narrativo che ha dell’affascinante: cominciato dalle incertezze di Penumbra, ha proseguito nell’idea che la nebbia fosse uno spazio di disorientamento; giunge quest’anno al suo terzo episodio con una sensazione, prima epidermica – visto il titolo – per espandersi all’accesso di luce che caratterizza il periodo più caldo dell’anno, la canicola. Ospitata al Complesso dell’Ospedaletto di Venezia e promossa dalla Fondazione In Between Art Film – ideata da Beatrice Bulgari – Canicula prende avvio nei giorni intensi della Biennale (dal 6 maggio al 22 novembre), collocandosi, per molti versi a fianco delle tematiche di In Minor Keys di Koyo Kouoh. Lentezza, concentrazione, condivisione: caratteristiche che da sempre caratterizzano la “Trilogia delle incertezze” che con meticolosità e lungimiranza hanno curato Alessandro Rabottini e Leonardo Bigazzi. Sia per contenuti che per la scelta degli artisti, i due curatori hanno cercato di raccontano ogni episodio-mostra accostandolo ad un fenomeno atmosferico: la semioscurità di Penumbra nel 2022, la nebbia con Nebula nel 2024 e, infine, l’eccesso di luce e calore con Canicula. Ogni mostra ha narrato, per via metaforica, degli aspetti esistenziali e umani, dall’ambiguità alla titubanza, con le prime mostre,  al disorientamento al senso di oppressione dato dall’accecante luminosità e dall’insopportabile calore, nell’atto finale di prossima apertura.
E proprio quest’ultima fa pensare al magistrale romanzo di Camus, Lo Straniero. La canicola e il sole ardente giocano un ruolo fondamentale e simbolico nel romanzo, agendo quasi come un personaggio co-protagonista che determina le azioni Meursault che, investito da una luce accecante e un calore insopportabile, uccide un uomo sulla spiaggia. 

Ingannare i sensi, avvalorare ambiguità, incentivare degli interrogativi. In Canicula lo stato atmosferico – ma potremmo parlare anche di stato mentale ed emotivo – è stato tradotto da otto nuove installazioni video site-specific commissionate a Lawrence Abu Hamdan (1985, Giordania), Massimo D’Anolfi e Martina Parenti (1974, Italia/1972, Italia), Roman Khimei e Yarema Malashchuk (1992, Ucraina/1993, Ucraina), Janis Rafa (1984, Grecia), P. Staff (1987, Regno Unito), Wang Tuo (1984, Cina), Yuyan Wang (1989, Cina) e Maya Watanabe (1983, Perù). 

Massimo D’Anolfi and Martina Parenti, 24 Landscapes + A Vision, 2026. Still. Courtesy of the artists and Fondazione In Between Art Film
Wang Tuo, The Experimental Paradigm of Ownership and Autonomy, 2026. Production still. Courtesy of the artist and Fondazione In Between Art Film

Otto visioni accomunate da un nodo focale: interpretare l’ambiguità insita nella visione quando è portata ai limiti. Luce acciecante, luminosità esasperata, calore estremo sono forme metaforiche per raccontare i tempi estremi che stiamo vivendo, un tempo saturo di eccessi e distorsioni caratterizzato da un sovraccarico di immagini, da una informazione ambigua e spesso ingannevole, l’abuso di potere, l’arroganza della visibilità a tutti i costi, l’anonimato digitale come scappatoia identitaria, ma anche tempi dove i paesaggi naturali vengono messi a rischio da temperatura sempre più elevante tanto da porci il dilemma del aver passato oramai il limite del ‘non ritorno’. Canicula, nella sua struttura e nella sua essenza diventa una risposta eterogenea a queste alterazioni, partendo dalle singole visione degli otto artisti.

“Abbiamo pensato che la metafora del ‘soffocamento o affaticamento’ dato da un eccesso di calore esprimesse bene il momento che stiamo vivendo. Abbiamo pensato che la ‘canicola’ potesse in un qualche modo raccontare un momento storico fatto di eccessi, fatto di saturazione, sovraccarico informatico, eccesso  di potere e informazione.” Racconta Alessandro Rabottini. “Abbiamo colto la sfida di presentare una mostra di video dove la luce è molto presente. Per molti versi sembra una contraddizione. Eravamo partiti da Penumbra proprio con l’idea che strutturalmente , occupandoci di immagini di movimento, avevamo bisogno del buio, dell’ombra. Nell’arco di sei anni, invece, siamo arrivati alla sfida di presentare una mostra di video dove invece è molto presente la luce.”

Sottolinea il curatore: “A livello tematico la mostra è sul presente, ma è soprattutto sulle risposte soggettive che gli individui possono offrire al presente. Non è tanto una mostra su quello che succede nel mondo in questo momento, ma sulla pressione che quello che succede produce sulle psicologie e sulle interiorità. Da qui il pensare queste opere in mostra come delle risorse, delle grandi risorse che l’arte può’ dare. Perché penso che l’arte passare dare  una visione laterale rispetto a quello che tutti viviamo. Canicula non è una mostra che documenta lo stato delle cose, ma è una mostra che offre delle visioni molto personali da parte degli artisti; su come fare fronte o come ‘navigare’, nel nostro presente sempre più complesso.”

P. Staff, Terminal Lucidity, 2026. Production still. Courtesy of the artist and Fondazione In Between Art Film
Maya Watanabe, Jarkov, 2025-26. Still. Courtesy of the artist and Fondazione In Between Art Film

Uno degli aspetti tra i più caratterizzanti della “Trilogia dell’incertezza” è il luogo che da sempre la ospita, il Complesso dell’Ospedaletto di Venezia. Anche quest’anno è stato confermato a curare la scenografia e l’allestimento della mosta Ippolito Pestellini Laparelli e il suo studio milanese 2050+. Il team di lavoro ha interpretato il concept curatoriale attraverso il progetto di allestimento, sviluppandolo a stretto contatto gli artisti e le loro opere, e l’architettura e la storia del Complesso dell’Ospedaletto. Il loro intervento si insinua nelle maglie della mostra dilatando il concetto stesso di ‘canicola’. Partendo dai materiali scelti in modo da prossimali il più possibile all’idea dell’azione erosiva dell’afa e della luce solare che, paradossalmente, viene completamente bandita dai locali. Chiusura e ottundimento, ma anche isolamento e protezione: le otto video installazioni sono state serrate dentro un percorso espositivo che ne evidenziale il potenziale narrativo da proteggere da un ‘esterno minaccioso’, da un calore insopportabile. 

Le opere sono da pensare come otto diversi modi in cui gli esseri umani reagiscono di fronte alla contemporaneità ormai satura di tecnologia, di notizie e di forme di propaganda. Dunque non semplici interpretazioni letterali del concetto di ‘canicola’, bensì otto diverse prospettive che indagano le molteplici implicazioni materiali e i significati metaforici del sovraccarico sensoriale, delineando una visione più ampia di ciò che le temperature estreme possono rappresentare. 

La video installazione multicanale di Lawrence Abu Hamdanintitolata 450XL: The Story of a Fugitive Sound (2026) riflette sul potenziale politico del silenzio e sull’uso di armi progettate esplicitamente per disperdere le proteste collettive e non violente.
Massimo D’Anolfi e Martina Parenti presentano la video installazione a tre canali 24 Landscapes + A Vision (2026), che contempla il dramma della vita e il suo continuo divenire attraverso cicli di distruzione e rinnovamento, sullo sfondo di una progressione cromatica che, nell’arco di una giornata, conduce dall’oscurità alla luce.
Con la video installazione multicanale Affirmations (2026), Roman Khimei e Yarema Malashchukci conducono dentro la tragica banalità della violenza, dispiegata attraverso una sequenza di testimonianze fittizie in cui anziani soldati russi in punto di morte ricordano il proprio coinvolgimento nella guerra contro l’Ucraina.

Roman Khimei and Yarema Malashchuk, Affirmations, 2026. Still. Courtesy of the artists and Fondazione In Between Art Film

Sacrificial Transgressions (titolo provvisorio, 2026) di Janis Rafaè una video installazione concepita come una meditazione poetica sulla tensione tra sopravvivenza e sacrificio. Muovendo dalle infrastrutture industriali della produzione di carne, l’opera rivela le dinamiche politiche ed economiche attraverso cui l’essere umano sfrutta e consuma altri corpi.
Terminal Lucidity (2026) di P. Staff è un’esplorazione metaforica e materiale dell’omonimo fenomeno, la lucidità terminale, che evoca, mediante una molteplicità di tecniche visive, un mondo perturbante attraversato da illusioni sensoriali, e si interroga sulla possibilità che un film, per non dire la realtà stessa, possa svolgersi interamente nel campo di un’illusione ottica.
La video installazione a due canali The Experimental Paradigm of Ownership and Autonomy (2026) di Wang Tuo affronta la condizione postumana contemporanea, evidenziando l’ibridazione del corpo umano con le macchine, mettendo in luce la tensione tra la tecnologia come estensione protesica e come deposito di coscienza e memoria.
La video installazione di Yuyan Wangintitolata Sweet Dreams (Are Made of Sludge) (titolo provvisorio, 2026) è composta da una moltitudine di filmati trovati online che mostrano le macchine industriali e i loro cicli di costante ottimizzazione, aggiornamento e riparazione, all’interno del loro inevitabile destino di sovraccarico e decadimento.
Incentrata su Jarkov, un mammut lanoso di 20.000 anni fa trovato nella tundra artica, la video installazione di Maya Watanabe intitolata Jarkov (2025–26) si confronta con scale temporali che superano di gran lunga la comprensione umana. 

Canicula sarà accompagnata da un programma di approfondimenti interdisciplinari curato da Bianca Stoppani, curatorə dei programmi editoriali e discorsivi della Fondazione, e organizzato in collaborazione con Palazzo Grassi, Pinault Collection Venezia al Teatrino di Palazzo Grassi il 26–27 ottobre 2026. Per il programma completo, consultate il sito inbetweenartfilm.com

Cover: Janis Rafa, Sacrificial Transgressions (working title), 2026. Production still. Courtesy of the artist and Fondazione In Between Art Film

Yuyan Wang, Sweet Dreams (Are Made of Sludge) (working title), 2026. Still. Courtesy of the artist and Fondazione In Between Art Film