ATP DIARY

ATPreplica #1 | Multipli — Arte Fiera, Bologna

Testo di REPLICA – Archivio italiano del libro d’artista / Lisa Andreani – Simona Squadito ATPreplica dedica tre uscite alla nuova sezione Multipli di Arte Fiera curata da Lisa Andreani e Simona Squadrito, fondatrici di REPLICA – Archivio italiano del...

Testo di REPLICA – Archivio italiano del libro d’artista / Lisa Andreani – Simona Squadito

ATPreplica dedica tre uscite alla nuova sezione Multipli di Arte Fiera curata da Lisa Andreani e Simona Squadrito, fondatrici di REPLICA – Archivio italiano del libro d’artista. Multipli include tanto gallerie quanto librerie specializzate ed editori, riuniti sotto l’idea comune di un collezionismo democratico, in sintonia con il carattere tradizionalmente inclusivo della manifestazione bolognese. 

A partecipare sono dieci espositori: ARENGARIO – TONINI EDITORE, Gussabo (BS); COLOPHONARTE, Belluno, Venezia; DANILO MONTANARI EDITORE, Ravenna; LIBRERIA MARTINCIGH, Udine, LITOGRAFIA BULLA, Roma; MAG│MAGAZZENO, Ravenna; MAGONZA, Arezzo; STAMPERIA D’ARTE ALBICOCCO, Udine; TRECCANI ARTE, Bologna e PARADISOTERRESTRE, Bologna. Questo format editoriale è pensato come un catalogo online che attraverso la voce degli espositori esplora alcune delle opere che saranno presentate durante la fiera bolognese.

Il primo numero è dedicato a Magazzeno Arte Contemporanea, Stamperia d’Arte Albicocco e Litografia Bulla


Joseph Beuys, La rivoluzione siamo noi, Eliografia, 190 X 100 cm, 1971

Magazzeno Arte Contemporanea — Ravenna

Questo è il poster della prima personale di Joseph Beuys in Italia, promossa da uno dei più grandi galleristi italiani, Lucio Amelio, che nella sua Modern Art Agency di Napoli inaugurava – il 13 novembre 1971- la mostra del grande artista tedesco, che avrebbe in seguito scelto il nostro Paese come ultimo importante scenario per la ricerca di una vita.
Il poster, oramai rarissimo, mostra Joseph Beuys nell’immagine che più di ogni altra segna l’immaginario comune: la foto, scattata nel settembre 1970 ad Anacapri dal fotografo Giancarlo Pancaldi, ritrae l’artista per intero che cammina verso l’obiettivo in una posizione che ricorda quella del personaggio centrale del famoso dipinto “Il quarto stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Beuys, vestito come di consueto e col suo immancabile cappello di feltro, guarda lo spettatore dritto negli occhi, perché la rivoluzione siamo noi, che non vuol dire altro che ognuno di noi è in grado di vivere la propria vita trovando creativamente il modo di essere in armonia con gli altri esseri umani e la Natura.

La relazione Uomo-Natura è alla base di tutta l’arte e della vita di Beuys: a partire dal 1972 Beuys sceglie di condurre la sua ricerca nel piccolo paese di Bolognano in Abruzzo, con il supporto dei baroni Lucrezia de Domizio e Bubi Durini. Qui il maestro tedesco sviluppa Difesa della Natura, una serie di azioni concrete e comunitarie volte al miglioramento della società attraverso l’agricoltura e la cura del paesaggio naturale, dove l’arte diventa un atto quotidiano che supera il mero contesto artistico e si mette a servizio delle persone comuni, coinvolte dallo stesso artista nelle sue azioni per il raggiungimento di quella che chiamava “scultura sociale”. Il pensiero dietro a Difesa della Natura è stato antesignano di tutte le problematiche che toccano oggi la salvaguardia del nostro pianeta, l’agricoltura e il suo sviluppo sostenibile

Joseph Beuys, Difesa della natura, Stampa offset firmata e numerata, 60×82 cm. Edizione Lucrezia De Domizio Durini,1984
Joseph Beuys, VINO F.I.U. – Difesa della natura, Cartone contenente 12 bottiglie di Vino Rosé, etichetta stampata e firmata in serigrafia, 26 x 24 x 30 cm, 1981- 1983.

L’Azienda Agricola Ciccio Zaccagnini è stata fondata nel 1978 da Marcello Zaccagnini a Bolognano, paesino abruzzese dove Beuys concentrò la sua ricerca negli ultimi anni della sua vita. È stato proprio l’artista tedesco a presentare il progetto Difesa della Natura nella bottaia della Cantina Zaccagnini dove Marcello fu uno dei primi produttori di vino italiano a comprendere il vincente connubio tra vino e arte contemporanea.
Nello spazio della bottaia, allestita come un piccolo auditorium, Beuys parlò dell’importanza della creatività come fonte primaria di rinnovamento sociale. Le bottiglie di vino, rosso e rosé, realizzate da Beuys, con la sua firma serigrafata sull’etichetta, riportano l’acronimo F.I.U. che significa Free International University: un movimento nato anni prima dallo stesso artista che, dopo essere stato allontanato dall’Accademia di Düsseldorf (dove insegnava) per i contrasti dovuti al sistema di ammissione, fondò questa “università” libera, alla quale tutti potevano partecipare e discutere di politica, società, arte e ambiente.


Stamperia d’Arte Albicocco — Udine

«Mi ha chiamato il Maestro, dice che possiamo andare da lui martedì prossimo, a lavorare».
«Adesso noleggiamo un furgone, lo carichiamo con tutto quello che ci viene in mente e partiamo per Umbertide»
Portiamo le lastre, tante, di vario formato, anche quelle grandi da due metri per uno. Qualcuna la prepariamo già con l’acquatinta, qualcuna con la vernicetta per l’acquaforte, qualcuna levigata a specchio, qualcuna grezza, rovinata. Portiamo anche la resina, il catalizzatore per fissarla e la polvere di ferro: potrebbe fare un carborundum.
Ci accolse con gentilezza.
«Voglio riportare sulla lastra i cappotti» Disse Kounellis.
«E adesso come facciamo?» Pensai tra me e me.
“Prendiamo un cappotto, imbeviamolo di resina e catalizzatore e riportiamo l’impronta del cappotto sulla lastra» disse mio padre Corrado.
Questi sono matti, pensai.
Eppure era un capolavoro, non credevo ai miei occhi.
Man mano che il maestro realizzava le lastre, le portavamo fuori, in giardino, per farle asciugare. A lavoro ultimato, queste dodici lastre, distese sul prato, sembravano dodici sudari.
Ai miei occhi poteva essere un’istallazione. Era un Kounellis…
Poi, a Udine, la stampa dei fogli.
Era nata una serie destinata a rimanere nella storia della grafica.

Gianluca Albicocco

Questa è un’acquatinta.
Vedova usava esclusivamente matrici di zinco, quelle per realizzare le casse da morto.  Le incideva davanti e dietro. Come lavorava le lastre di zinco non l’ho mai capito nemmeno io fino in fondo. Mescolava la vernicetta dell’acquaforte con grassi e saponi, poi disegnava sulla matrice con questo intruglio e, prima che si asciugasse, lo lavorava ancora con il manico del pennello. Questa  acquatinta Omaggio a Piranesi è diversa dalle altre. Se le altre erano opere cariche di neri profondissimi e bianchi perfetti, questa presenta anche una grandissima varietà di grigi che in tutti i suoi lavori precedenti non erano presenti.
Quando portai al Maestro le prove di stampa di questa opera, entrai nel suo studio con il cuore in gola.
Aprii il pacco con le prove. Vedova non era più lui, non stava fermo, si agitava. Non credeva ai suoi occhi. Aveva sparso per lo studio tutte le prove e mi spiegava con entusiasmo quanto quello che vedeva fosse tutto ciò che aveva desiderato. Mi disse: “Magari riuscissi a fare in pittura quello che riesco a fare con l’acquatinta!”

Gianluca Albicocco

Piero Pizzi Cannella, Cattedrale, 2010, incisione al carborundum, collage dimensione del foglio 125×220 cm, dimensione della matrice 1000×2000 mm. Edizione di 80 esemplari

Opera realizzata in occasione della mostra “Bon a tirer, incisioni dalla Stamperia d’arte Albicocco”, tenutasi negli spazi della GAMUD di Udine nell’estate 2011.

..è arrivato Albicocco!
Ha tutto quello di cui ho bisogno.
Ora devo solo incidere,
bucare e graffiare,
poi spargere resine,
ferro e acidi
su diversi metalli,
di diversa misura,
infine pulire
e strofinare con panno,
straccio o pennello…

(Piero Pizzi Cannella, Roma, ottobre 2010)


LOUIS FRATINO, Fanciullo, 2022, Litografia in maniera nera Stampa a mano con torchio Eugene Brissètt di Parigi su carta Graphia 310 gr. della cartiera Sicars di Catania. Edizione di 10 esemplari in numeri arabi, 69.5 x 50 cm

Litografia Bulla — Roma

Questa edizione è indicativa per rappresentare la nostra naturale modalità di lavoro. L’incontro con l’artista si trasforma in amicizia e fiducia, la stamperia diviene lo studio dell’artista. 
Conosciamo Louis un anno fa, nel gennaio 2022, quando venne a lavorare in stamperia per creare sette litografie per una raccolta di poesie di Sandro Penna.  Non era completamente estraneo alla grafica, aveva infatti già provato la tecnica  litografia durante gli anni di studi all’Accademia.
I pochi giorni che abbiamo avuto a disposizione per lavorare con l’artista e per entrare in confidenza con il suo segno e con la sua sensibilità, sono stati essenziali.  Per noi è prioritario lavorare gomito a gomito con l’artista e vivere i momenti ludici e intimi, attimi che diventano importanti per la buona riuscita del lavoro.

Le litografie vennero alla luce in poco tempo, con un’attenzione e una costruzione dell’immagine, per segni e tecnica, strabiliante. Sono segni che  indagano la matita, lo sfumato, l’inchiostro, fino ad arrivare al graffio, alla maniera nera.
Avendo finito il lavoro in anticipo e avendo instaurato una buona sintonia, ci è venuto spontaneo chiedergli se avesse voglia di fare un’edizione con noi:  una grande maniera nera, tecnica che vede nascere il disegno dal segno, partendo dal nero assoluto. Louis accettò il nostro invito e creò una  maniera nera con una dolcezza incredibile sotto l’incisione delle punte metalliche e dei fogli abrasivi. Louis soddisfatto guardò quasi paternamente quel volto del fanciullo che emergeva dai segni. Lo sguardo di quel fanciullo, il suo ammiccare silenziosamente tra seduzione, gioco e maturità, quel fanciullo a cui  Penna fa gridare: “La vita è senza freno”. 

MIMMO PALADINO, Pasqua greca, 2009, Cassa armonica di mandolino, xilografia a più colori stampata su carta adesiva con torchio a pressa Amos dell’Orto di Monza, acrilico dato a mano. Edizione di 30 esemplari arabi, 25 x 14 x 2.5 cm

Questo multiplo racconta più aspetti della vicenda di Paladino: testimonia la schietta visione dell’artista, la sua amicizia e stima nei confronti di un altro artista e il rapporto di fiducia con gli stampatori.
Nel 2009 Romolo e Rosalba Bulla avevano appena finito il lavoro per un grande multiplo di Jannis Kounellis. Come succede per ogni multiplo di Jannis, l’oggetto contenuto è frutto di una vera e  propria caccia da parte di Romolo e Rosalba: sottane, ferri da stiro, cappotti, scarpe, trenini, macchine da cucire. 
Questa volta Kounellis aveva bisogno di mandolini di una certa foggia, tutti differenti per l’ornato frontale, ma alla fine decise in ultimo di utilizzarene uno con la faccia decorata rivolta verso la grafica, invisibile allo spettatore. Il resto delle casse armoniche  rimasero in un angolo della stamperia, una dentro l’altra aspettando qualcosa. 
Una mattina Paladino era da noi in stamperia, si discuteva insieme di un progetto, muovendosi fra i tavoli i suoi occhi si posarono su quelle curiose casse armoniche e  toccandole una ad una ebbe la  visione del multiplo.
Rosalba e Romolo raccontarono a Mimmo la storia legata a Kounellis, così Mimmo spinto dalla stima verso l’amico  pittore, decise di chiedergli  la possibilità di  interagire con quei ventri armonici.  E così nacque Pasqua greca.

ELISABETTA BENASSI, Pietre di testa, 2022. Cartella contente sette grafiche realizzate inchiostrando e stampando il retro di cinque pietre litografiche, una matrice in linoleum e una mattone, utilizzate in precedenza da artisti che hanno lavorato presso la Litografia Bulla. Grafiche stampate a mano mediante torchio litografico Eugene Brissètt di Parigi, calcografico O. Bendini di Bologna e a mano su carta Graphia bianca da 310 gr. della cartiera Sicars di Catania. Edizione di 10 esemplari in numeri arabi, 81 x 60 cm. Credit Eleonora Cerri Pecorella

La cartella Pietre di testa di Elisabetta Benassi ha per noi un valore molto intimo.  Rappresenta  un viaggio importante nel nostro archivio e nella storia personale e poetica di Elisabetta. Il lavoro si è svolto gomito a gomito con l’artista: ogni piccolo dettaglio, dalla progettazione alla stampa, ogni particolare della costruzione dell’apparato tecnico.
È stato un interfacciarsi continuo con le differenti maestranze artigiane e  con la presenza sempre attenta di Elisabetta, animata, oltre che dalla sua visione, anche da una propria necessità e curiosità. 
È stato emozionante scavare nella storia delle pietre litografiche e delle matrici, che sono in definitiva  le  tela degli artisti che l’ hanno preceduta nel lavoro in bottega. 
Pietre e matrici che l’artista ha voluto presentare andando ad inchiostrare il rovescio e portando alla luce la vitalità dei segni. 
Pietre di testa ha una trama intrecciata fortissima, la cui linfa si ritraccia a colpo d’occhio nella persona poetica di Elisabetta, artista che ha saputo, attraverso il suo lavoro riportarci alla memoria momenti importanti della nostra stessa bottega. 
Durante il lavoro è stato davvero emozionante riportare alla memoria le storie aneddotiche e  quelle tecniche di quegli artisti  che hanno lavorato nel nostro studio.