Art Text

Daniele Costa, TRAPEZIA | Dell’essere niente-di-che
L’abitare insieme e il condividere uno spazio piccolo da sconosciuti tratteggia bene la situazione di lockdown che ciascuno di noi si è trovato a vivere nel 2020: dove stanno le barriere quando ci si trova in uno stesso spazio a sconfinare continuamente nell’altro, a imparare dall’altro, a scontrarsi con l’altro?

Fore-edge Paintings | MACRO e Bibliotheca Hertziana, Roma
Bisogna risalire al X secolo per ritrovare le prime testimonianze di fore-edge painting, la tecnica di origine inglese che consisteva

Libero Spazio Libero | Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Bologna
Una mostra tutta al femminile, femminista e anzi «matriarcale» – come sottolinea la curatrice Fabiola Naldi – che imposta una riflessione sul bisogno dei corpi di esprimersi liberamente nello spazio, di forzarne i limiti normativi per comunicare senza filtri.

Eugenio Tibaldi. Architetture dell’isolamento | Tenuta dello Scompiglio, Vorno
Il fortuito ritrovamento del patrimonio di ricordi e di oggetti compulsivamente accumulati nel lungo auto-esilio di uno sconosciuto offre all’artista la possibilità di una nuova riflessione sul tema del margine, fisico ma anche culturale e psicologico, da sempre al centro della sua ricerca.

Between my flesh and world’s fingers | Richter Fine Art – Roma
Pur nelle diverse attitudini e approcci al medium messi in atto dai cinque artisti in mostra, Between my flesh and world’s fingers condensa un “afflato pittorico” e un sentimento verso la pittura che si allontana in modo categorico dal sentimentalismo. Accompagnata da un testo critico di Giuseppe Armogida, la mostra “riporta la traccia di un’infiammazione; in cui ogni opera è l’immagine di una bruciatura e di un continuare a bruciare che irradia il vuoto in cui si inserisce la pittura”.

Sunil Gupta | Emerge into Light | Matèria, Roma
In mostra due serie seminali del fotografo naturalizzato canadese e di base a Londra, Christopher Street (1976) e From Here to Eternity (1999 – 2020), accompagnate da un testo inedito di Mark Sealy.