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Anna Scalfi Eghenter, Collectors Anonymous | Pinksummer, Genova

In “Collectors Anonymous”, prendiamo parte in un esperimento di partecipazione osservante collettiva, ascoltiamo cosa spinge a comprare un “lavoro”, quale rapporto si instaura con un artista...

Testo di Lorenzo Morra

Sul collezionismo, termine in questo momento inteso nel suo senso più largo, sono stati fatti innumerevoli studi; perché collezioniamo? Cosa ci spinge a continuare? Cosa vuol dire collezionare? Quali criteri applichiamo nella scelta dei singoli elementi di una collezione?
Io personalmente colleziono quello che mi piace amorevolmente definire “ciarpame”, vecchi libri con titoli buffi, riviste di dubbio gusto, piccoli oggetti che altri perdono per strada, oggetti che mi vengono regalati, o oggetti dimenticati. Le “cose” che compongono la mia “collezione” non hanno un valore economico, ma un valore simbolico da me attribuito al singolo elemento.
Non so se si possa definire collezionismo o accumulo, ma in entrambi i casi si potrebbe dire che sono “attività che creano dipendenza, in cui l’aggiungere nuovi elementi alla collezione costituisce una sorta di ‘dose’”1

Controllo, perdita di controllo, dipendenza: Penso che questa provocazione sia il modo più appropriato di introdurre il lavoro presentato da Anna Scalfi Eghenter, “Collectors Anonymous”. “CA” invece di “AA” (Alcolisti Anonimi), collezionisti che non riescono, non possono, smettere di collezionare, seduti in cerchio, con indosso delle maschere antigas per schermarsi e rendersi anonimi. Una performance, o meglio, un artefatto etnografico in divenire, e Pinksummer come cornice, una galleria privata, la prima con cui Scalfi Eghenter collabora.
Il modo in cui le persone imparano a percepire e reagire al mondo riflette la loro storia e il loro ambiente di appartenenza, e qui come non mai riusciamo a sperimentare questo incontro fra diversi riflessi culturali: pubblico e privato, collezionisti e galleristi, visitatori occasionali e appassionati d’arte, allestitori e manutentori. Mondi diversi, un incontro in cui i nostri “CA” parlano dei loro bisogni, espongono le loro “regole del gioco”, i loro desideri e i loro interessi. 

Anna Scalfi Eghenter – Collectors Anonymous – Exhibition Views, Pinksummer, Genova © Alice Moschin

In “Collectors Anonymous”, prendiamo parte in un esperimento di partecipazione osservante collettiva, ascoltiamo cosa spinge a comprare un “lavoro”, quale rapporto si instaura con un artista, cosa provano i collezionisti quando acquisiscono nuove opere. Osserviamo e ascoltiamo i diversi approcci in cui l’arte viene consumata, il valore simbolico attribuito al possesso e all’acquisto di un oggetto d’arte e il piacere derivante dal possedere un’opera che diventa un’estensione di sé stessi, rappresentativa sia in ambito pubblico che privato. 

Nel cortile di Palazzo Ducale, poco lontano dall’ingresso della galleria, una fila di targhe in marmo ricorda i nomi dei mecenati che nei secoli hanno contribuito a mantenere viva l’arte. È da lì che Scalfi Eghenter prende spunto per il suo artefatto etnografico in divenire: una serie di lapidi di marmo incise con citazioni raccolte dai collezionisti di Collectors Anonymous, accanto a sagome di cartone che ne riprendono la forma, in attesa di diventare a loro volta pietra.
Se le lapidi originali celebravano il gesto pubblico del donare, queste nuove versioni mettono in mostra il lato privato del possesso. I marmi non custodiscono più i nomi dei benefattori, ma le loro voci, le frasi che rivelano, spesso involontariamente, la tensione tra generosità e appropriazione. È come se la pratica del collezionare si facesse monumento a se stessa: una memoria in divenire, fragile e un po’ ridicola, come il bisogno di lasciare traccia anche quando ci si dichiara anonimi. 

Forse il collezionismo d’arte non è che un modo educato di dichiarare un’ossessione. Dietro la retorica della conservazione o del sostegno all’arte, resta il gesto primordiale del trattenere, del voler possedere ciò che per definizione sfugge. Collectors Anonymous lo mostra senza moralismi: una comunità di devoti che, tra ironia e vergogna, confessa la propria dipendenza. E in questo, forse, non c’è nulla di patologico, solo un altro modo di cercare relazione, di misurare quanto di noi si riflette in ciò che scegliamo di tenere vicino. 

  1. Belk, Russell, Melanie Wallendorf, John Sherry, M. Holbrook, and Scott Roberts. 1988. “Collectors and Collecting.” Advances in Consumer Research 15 (January): 548–53. traduzione ↩︎

Cover: Anna Scalfi Eghenter – Collectors Anonymous – Exhibition Views, Pinksummer, Genova © Alice Moschin

Anna Scalfi Eghenter – Collectors Anonymous – Exhibition Views, Pinksummer, Genova © Alice Moschin
Anna Scalfi Eghenter – Collectors Anonymous – Exhibition Views, Pinksummer, Genova © Alice Moschin
Anna Scalfi Eghenter – Collectors Anonymous – Exhibition Views, Pinksummer, Genova © Alice Moschin